Bob Ostertag a “l’Asilo” – di Pietro Previti

Napoli, 10 maggio 2019. Musicista, costruttore di strumenti e sperimentatore tout court. Non solo, ma anche scrittore, storico, giornalista, attivista, performer e – dulcis in fundo – istruttore di kayak. Queste ed altre ancora le attività e gli interessi del vulcanico Robert Ostertag. E’ dal 2015 che il legame con Napoli è diventato forte, un appuntamento che si è ripetuto per la terza volta lo scorso 10 maggio. Dopo aver partecipato a due edizioni di Geografie del suono (#19 e #28), gli incontri di musica d’avanguardia e di confine promossi dalla comunità artistica de l’Asilo, Bob è ritornato per una nuova, stimolante, serata all’insegna della sperimentazione ed improvvisazione più spiazzante. Munito solo di un joystick collegato ad un pc e ad un mixer, l’americano ha tenuto un set in solitario stravolgendo campionamenti estratti da videogames in una successione di impulsi sonori ed elettrici fino all’attesa esplosione finale, l’inevitabile crash che precede il game over. Una performance intensa ed insolita, tanto  banale nella sua semplicità quanto apparentemente ingenua e spiazzante. Pochi minuti dal termine è sono già fuori dalla sala, attendo l’ascensore per andare via quando arriva tutto trafelato un giovanissimo nerd che si vanta essere – anche lui – un musicista elettronico. Il concerto non gli è piaciuto, non riconosce alcuna originalità nella proposta di Bob, anzi. “E chist’ che tene ‘e speciale? Tutti quanti fann’ ‘sta musica ‘cca. È robba vecchia”. Provo a spiegargli, nella manciata di secondi che ci separa dal piano terra, che  Ostertag va annoverato tra i massimi compositori e performer viventi di musica elettroacustica. Alla fine mi arrendo, non riesco a convincerlo. Il nerd va via, ancora più sicuro di avere buttato via una serata… Probabile che Ostertag paghi lo scotto al fatto che il suo  percorso artistico non può essere compendiato facilmente o incasellato in un genere specifico. Bob inizia a suonare giovanissimo, appena diciannovenne nel 1976 fonda l’ensemble di improvvisazione Fall Mountain con Ned Rothenberg ai fiati e Jim Katzin al violino. Trasferitosi a New York City stringe amicizia con John Zorn, Fred Frith, Zeena Parkins ed altri musicisti coinvolti nel giro dell’improvvisazione. Nel 1980 pubblica “Getting a Head” assieme al chitarrista Fred Frith e al batterista Charles Noyes. A partire da quel lavoro, l’uso che Ostertag fa del campionamento, della manipolazione del nastro, e di strumenti elettronici autocostruiti, delinea un suono e un approccio alla musica improvvisata assolutamente unici. L’improvviso successo lo conduce a un maggiore coinvolgimento nella politica, in particolare nelle turbolente rivoluzioni e controrivoluzioni del Sud America degli anni 80. Nel 1982 si trasferisce a El Salvador e per quasi sette anni abbandona la musica del tutto. Diventa un esperto della crisi politica in America Centrale e pubblica numerosi articoli su diverse testate, successivamente tradotti in molte lingue. Tiene lezioni a Harvard, Yale, Princeton e in molte altre scuole e istituzioni. Ad oggi Ostertag ha pubblicato ventuno CD di musica, due film, due DVD e tre libri. Gli strumenti elettronici di sua concezione si pongono al confine tra musica e tecnologia per la video performance; è presente in festival di musica, cinema e multimedia in tutto il mondo. La radicale varietà dei suoi collaboratori include il Kronos Quartet, l’avanguardista John Zorn, la rock star Mike Patton, il fenomenale jazzista Anthony Braxton, artisti di confine come Lynn Breedlove e Justin Bond, film maker del Quebec come Pierre Hébert. Tra i suoi libri va ricordato almeno “People’s Movements, People’s Press: The Journalism of Social Justice Movements”, pubblicato nel 2006, contiene una storia del giornalismo radicale negli Stati Uniti. Nel 2007 Ostertag pubblica “w00t”, il suo primo lavoro disponibile solo in download, un’opera composta da frammenti di musica gioco per computer. Tra i progetti più recenti riluce “A Book of Hours” (2012), in cui Ostertag propone un nuovo ensemble con lo storico sassofonista free Roscoe Mitchell ed i vocalist Phil Minton, Shelley Hirsch e Theo Bleckmann.

Foto e video Pietro Previti©tutti i diritti riservati 
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