Bob Dylan: “Triplicate” (2017) – di Gabriele Peritore

Soltanto Bob Dylan può permettersi di imbracciare la chitarra e reinterpretare brani che appartengono alla storia della musica americana, scavando tra le composizioni che hanno contribuito a gettare le basi per tutte le creazioni artistiche che verranno in seguito. Il progetto è iniziato con i due precedenti album “Shadows In The Night” e “Fallen Angels”, soltanto che adesso, con “Triplicate” si dilata a dismisura, addirittura in un triplo album, come a voler dire che c’è ancora tanto da tirare fuori e forse, vista la portata del progetto, si capisce il motivo per cui Dylan non ha ritirato il Premio Nobel in autunno. Bob (come sempre) ha un modo tutto suo di riproporre i brani: lo fa in modo confidenziale spinto all’estremo, attingendo da un repertorio che è già stato reinterpretato da innumerevoli artisti, tra cui il crooner per eccellenza, Frank Sinatra. Tuttavia Dylan va oltre lo stile di “The Voice”, e trasforma le esecuzioni, rendendole introspettive, personali, intensamente intime. Sembra ricostruire l’atmosfera di quando fuori piove, le comunicazioni telematiche si interrompono e ci si riunisce intorno al camino, si prende la chitarra e si canta le canzoni che appartengono al passato e alle radici culturali di ognuno, accarezzando così, all’impronta, il ricordo. Una carezza preziosa alla Memoria. Dylan con molta umiltà prova a riportare la canzone alla sua forma essenziale, senza abbellirle in nessun modo, senza studiare arrangiamenti ammiccanti, rendendola esclusivamente elemento di intrattenimento puro della propria gente intorno al focolare. L’estrema umiltà che sfiora la presunzione più assoluta, perché in molti, in questa nuova veste artistica, hanno colto l’ennesima provocazione di Bob Dylan che ha iniziato la sua carriera proprio in contrapposizione a musica senza contenuti sociali come quella che adesso rispolvera; è già capitato altre volte nel corso della sua carriera di aver cambiato rotta andando nella direzione opposta a quella in cui stava procedendo e spiazzando coraggiosamente i suoi stessi sostenitori. Probabilmente, invece, questa forma di riproporre vecchi standards, è soltanto il percorso umano (molto umano) di un Artista che ha compreso una lezione universale… tutto si consuma velocemente; e avverte l’esigenza di rendere un omaggio a artisti che con il loro genio creativo hanno fornito qualcosa di solido, strutturando una zona della memoria che non può essere consumata, o per lo meno cerca di fare in modo che il processo di discesa verso la dimenticanza, o l’oblio vero e proprio, si allunghi il più possibile. Forse provocatorio è l’atteggiamento di menefreghismo nei confronti delle logiche di mercato in cui non interviene più in prima persona e quindi con noncurante leggerezza può permettersi di proporre un triplo album, anche se non è alla portata di tutti, amen.

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