Bob Dylan: “The Real Royal Albert Hall 1966 Concert” (2016) – di Nicola Chinellato

Se c’è un periodo cruciale nella carriera di Bob Dylan, e per riflesso anche nella storia della musica americana, è sicuramente il biennio 1965-1966. Due anni, questi, densi di avvenimenti: il matrimonio con Sara Lownds, il peccato mortale della svolta elettrica, con pubblica crocifissione al Newport Folk Festival, tre dischi epocali (“Bringing It All Back Home”, “Highway 61 Revisited”, “Blonde On Blonde”) il grave e misterioso incidente motociclistico e il conseguente ritiro temporaneo dalle scene.
Un periodo in cui Dylan, nonostante il disappunto di buona parte del suo pubblico che male aveva digerito l’utilizzo di strumenti elettrici, si dedicò anche a un’intensa attività live, girando Stati Uniti, Australia e Europa per un intenso tour mondiale. I concerti del 1966 sono oggi confluiti nel monumentale box set in 36 CD “The 1966 Live Recordings”, contenenti tutte le performances dal vivo di quell’anno, mentre “The Real Royal Albert Hall 1966 Concert”, di cui stiamo scrivendo, è un’uscita parallela che oltre ad avere un costo accessibile, possiede anche il valore aggiunto del documento storico. Per molti anni, infatti, è circolato un bootleg di quella serata; ma nel 2008, quando uscì il quarto volume della Bootleg Series, si scoprì che in realtà quella era la registrazione di un concerto tenutosi alla Manchester Free Trade Hall del 17 maggio 1966, quindi, nove giorni prima del concerto di Londra. Ecco perché nel titolo compare la parola “Real”: questa è la vera registrazione del primo concerto che Dylan tenne alla Royal Albert Hall, la sera del 26 di maggio (Dylan suonò lì anche la sera successiva). Il concerto, come Dylan usava ai tempi, si divide in due parti: nel primo cd, viene proposto il set acustico, con Bob che, da solo sul palco, armato di chitarra e armonica, ripropone alcuni dei suoi gioielli, tra cui la torrenziale Desolation Row (ben dodici minuti) e una quasi altrettanto lunga Mr. Tambourine Man; nel secondo cd, invece, si può ascoltare il set elettrico, in cui Dylan condivide il palco con The Band al completo, ad eccezione di Levon Helm (Robbie Robertson alla chitarra, Rick Danko al basso, Richard Manuel al pianoforte, Garth Hudson all’organo e Mickey Jones dietro le pelli). Tutto la performance di quella sera è davvero degna di nota, ma forse è la seconda parte a possedere un quid in più: acida e potente, con Dylan che smette i panni del menestrello per indossare quelli del rocker arrabbiato, e la Band che lo asseconda senza lesinare decibel e cattiveria. Da brividi, almeno per citare qualche episodio, Tell Me MommaBallad Of A Thin Man e una conclusiva, furente, Like A Rolling Stone. Leggenda vuole che al concerto fossero presenti anche i quattro Beatles e che parte del pubblico, indispettita dalla performance elettrica, abbandonò la sala prima della fine dello show, inveendo contro Dylan, visibilmente infastidito.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.