Bob Dylan… e le pietre continuino a rotolare – di Gabriele Peritore

Bob Dylan nella sua carriera ha vinto un’infinità di premi ma questa volta, proprio il 13 di questo mese, è arrivato il premio più prestigioso. Il Nobel per la Letteratura. Un musicista premiato per la letteratura: quando succede una cosa del genere noi amanti della musica finiamo per esaltarci, soprattutto perché consapevoli che i puristi della letteratura storceranno il naso a lungo… ma tant’è. I testi delle canzoni non sono poesie, sono un’altra forma di comunicazione, ma quando le altre forme di comunicazione hanno dei contenuti riconoscibili e riconosciuti possono trasformarsi in Arte letteraria, possono essere Poesia. Nel caso di Dylan, poi, è difficile trovare una giusta linea di demarcazione tra Musica e Poesia. I riferimenti letterari sono infiniti. A partire dal nome, Robert Allen Zimmerman all’anagrafe, di famiglia ebrea, dopo vari tentativi, finisce per ribattezzarsi, Bob Dylan, in omaggio al suo poeta preferito Dylan Thomas. Nel corso dei suoi primi lavori numerosissime sono le citazioni del poeta inglese; e se lo porta dietro anche nelle composizioni folk. Il primo innamoramento per la musica arriva attraverso il rock and roll vero e proprio, poi la voglia di dare impegno ai contenuti lo coglie con  l’ascolto della voce profonda e disperata della cantante folk Odetta che conduceva battaglie sociali contro la discriminazione razziale. La potenza dei suoi testi lo porterà a diventare un punto di riferimento per tutta la comunità folk; è di questo periodo infatti Blowin’ In The Wind, manifesto pacifista per eccellenza che, con i suoi versi ispirati allo stile di protesta di Woody Gouthry (allineato alle posizioni antimilitariste dei poeti Beat) e le tematiche politiche inserite in un brano di musica leggera, lo eleggerà, insieme a Joan Beaz, portavoce dei diritti civili. La sua voglia di sperimentare, ad un certo punto lo porta a elettrificare il folk, spostando i suoni delle radici (folk, country e blues) verso sonorità rockabilly e il rock vero e proprio, producendo la riconosciuta trilogia di capolavori: “Bringing It All Back Home”, “Highway 61 Revisited” e “Blonde on Blonde”. Sono forse questi i lavori che mostrano al meglio il suo repertorio letterario. Ci sono infatti brani come Subterranean Homesick Blues, con un ritmo incalzante di versi surreali intrisi di slang stradaiolo e ispirato alle opere di Kerouak e Dostovjeskj.
Love Minus Zero/No Limits è una canzone d’amore (anche questa ricca d’immagini surreali) che plana tra le citazioni del poema “Il Corvo” di Edgar Allan Poe e “La Rosa Malata” di William Blake, ma che non disdegna di scomodare il Libro di Daniele proprio dalla Bibbia. Mr. Tambourine Man è un viaggio esoterico e visionario che celebra lo stile (linguistico e di vita) dei poeti maledetti francesi.
Just Like Tom Thumb’s Blues appare come una discesa agli inferi della disperazione e della decadenza umana con riferimenti ai versi de “La Mia Boheme” di Arthur Rimbaud, e “Sotto il Vulcano”, una sorta di Divina Commedia ubriaca scritta da Malcolm Lowry. Ultima ma non ultima (in questo breve viaggio che svilupperemo a dovere sull’edizione cartacea) Like A Rolling Stone in cui Dylan sveste i panni del profeta e trascinatore di folle per rivendicare la propria essenza di menestrello e narratore di storie, aperto alle contaminazioni e alle influenze letterarie che lo hanno preceduto. Nel corso della sua carriera Bob Dylan si è esposto ad altri importanti cambiamenti e ha pubblicato anche dei libri… ma non è per i suoi lavori su carta che ha vinto il Nobel per la Letteratura; è stato insignito del Premio per la letteratura contenuta nel testi delle sue canzoni che fondono, provocazione dadaista e studi sacri, maledizione e simbolismo, surrealismo e neorealismo, eleganza classica a slang moderno e beat, arte circense a sobrietà assoluta. Per tutti questi motivi e non solo, ben venga questo riconoscimento…
e che le pietre continuino a rotolare.

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13 pensieri riguardo “Bob Dylan… e le pietre continuino a rotolare – di Gabriele Peritore

  • 15 Ottobre, 2016 in 8:40 pm
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    I testi di Time Out Of Mind album del1997, sono letteratura, e poesia. Solo per questo disco Bob meritava il riconoscimento. in barba a un Barrico e Mentana qualunque.

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  • 15 Ottobre, 2016 in 8:54 pm
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    Non sono d’accordo, questa assegnazione mi lascia molto perplesso.
    Non si fa letteratura, e tantomeno poesia, con le canzoni, anche se quelle di Dylan mi piacciono molto.
    Il Nobel non è per i musicisti
    Ma è solo la mia opinione

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  • 16 Ottobre, 2016 in 9:45 am
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    Io credo che sia una questione di spazio/tempo più che una questione di confine tra musica e letteratura… e cerco di spiegarmi meglio con un esempio. Consideriamo nobilissima letteratura le lingue d’oil (francese) e d’oc (provenzale), attribuendo loro il passaggio medioevale tra testimonianza orale dei menestrelli e opera scritta e letteraria appunto. Questo dovrebbe farci quindi riflettere sull’opportunità di conferire il Nobel a un riconosciuto menestrello che ha oggettivamente rivoluzionato la cultura del suo tempo. Detto questo e fuori dai denti… quel che pensa baricco è assolutamente ininfluente ai fini del dibattito culturale mondiale… un furbo che fa soldi con la letteratura, non avendo alcun titolo per annoverarsi tra i costruttori di cultura. Chiudo questo mio commento ricordando i tanti grandissimi della letteratura mondiale che non hanno ricevuto il Nobel… e tra questi mi piace annoverare Pier Vittorio Tondelli, a mio avviso il più grande della letteratura contemporanea italiana. Qualcuno dissentirà ovviamente, farà altri nomi… ma questo è fatale… così come è certo che nessuno sa cos’è Poesia.

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  • 16 Ottobre, 2016 in 11:43 am
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    Credo che parlare di Dylan e additarlo come un menestrello, significa non conoscere la sua arte. Non me ne volere non sarai tu, ma ancora in troppi si rivolgono così verso colui che menestrello non lo è stato mai. Non lo dico perché è riduttivo come termine, ma perché non rispecchia per niente questo artista. Lo stesso errore è stato fatto chiamando “the boss” Springsteen. Termini buoni per giornalisti svogliati, e lettori superficiali. Bob insieme ad altri ha scritto poesie e letteratura, penso a Lou Reed, Patti Smith, Jim Carroll, Tom Waits, Leonard Cohen, Nick Cave, Jim Morrison ecc…tutti loro hanno dato un grande contributo alla poesia in musica, e certi canzoni sono racconti brevi. Penso alle murder ballads, alla grande cultura del blues, alle vecchie canzoni country dei pionieri, certo poesia e letteratura popolare ma è questo che mi fa amare il rock e non un Barrico qualunque. Canzoni e cultura, poesia e letteratura, ha scritto Bob. E se poi hai la benedizione di gente come Richard Ford, e Don De Lillo, due grandissimi scrittori, per me non c’è altro da aggiungere. Poi ognuno può restare sulle sue posizioni ,ma questo Nobel è per tutti gli amanti del rock e della sua cultura, una vera gratificazione. Ciao.

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  • 16 Ottobre, 2016 in 12:33 pm
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    L’argomento, come è giusto che sia, suscita pareri discordanti.
    Lungi da me sminuire la grandezza di Dylan, che comunque resta un Cantastorie e non un Poeta; credo solamente che scrivere canzoni non sia fare letteratura. Anche perchè, se Bob anziche pubblicare dischi, avesse pubblicato raccolte di poesie, pochissimi al mondo si sarebbero accorti di lui.
    Avrei preferito veder assegnato il Nobel a Allen Ginsberg, o a Lawrence Ferlinghetti, che invece la Controcultura Rock l’hanno cantata ben in altro modo.
    Peò Dylan è Dylan…

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  • 16 Ottobre, 2016 in 12:38 pm
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    Non riusciamo a capirci, neppure a confrontarci diciamo cose diverse. penso che neanche se scrivessimo un libro ciascuno, arriveremmo ad una conclusione condivisa. .capita. credo però che in te ci sia del livore nei confronti di Dylan. passo e chiudo. ciao

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  • 16 Ottobre, 2016 in 1:46 pm
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    Questo Nobel è la legittimazione di una sottocultura che ha cambiato la vita di milioni di persone, più di mille libri, o di mille altre cose. Più di Ginsberg di Ferlinghetti, che tra l’altro insieme a Kerouac, amo molto, visto che sono i capisaldi della mia conoscenza. Certamente Bob non l’ha chiesto questo premio, e penso che non gl’importa poi molto di tutto questo clamore. Ma per me è un riconoscimento mondiale, al più grande romanzo popolare mai scritto in musica.

    Ps: quando si critica bisognerebbe argomentare con conoscenza i fatti, le cose, le persone coinvolte. In questo caso anche l’arte di Dylan, senza fare il tifo per questo o per quello, se noi poi diventa un’ altra cosa. Sono il primo pronto a criticarlo, ma e bene andare in fondo alla materia prima di emettere sentenze. Alla fine è proprio vero che questo Nobel fa rodere il culo a tanta gente. E siccome alle volte basta poco per godere… io godo. Scusate per il disturbo.

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  • 16 Ottobre, 2016 in 2:43 pm
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    Carissimo Bartolo, ti posso assicurare che sono perfettamente a conoscienza di fatti, cose e persone che cito. Del resto non potrebbe essere così, visto che di questo Giornale sono comunque il direttore. Ti posso assicurare che a me non “rode il culo” per nessun motivo; sono 45 anni che acquisto dischi, e da almeno 15 scrivo e parlo di musica.
    Su queste pagine tutti trovano spazio per esprimere le proprie opinioni, che vanno assolutamente rispettate.
    A patto di farlo con un poco di modestia e, sopratutto, buongusto

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  • 16 Ottobre, 2016 in 3:59 pm
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    Egregio Direttore (le parlo così visto che si è messo il cappello in testa) quanto lei dice su Dylan, non mi pare che sia argomentato come lei invece avrebbe dovuto. Anche per il ruolo che riveste. Da parte sua io ho solo intuito il suo volere sminuire questo premio, ad un artista perché ritenuto solo un “Cantastorie e non un Poeta” tutto qui. Questa lei come la chiamerebbe… modestia. Le confido che si sbaglia di grosso sulla mia presunta boria, chi mi conosce lo sa bene che se sono rimasto all’angolo anche nella vita, è proprio perché forse mi è mancata per tirare la volata. La mia è solo passione, amore, per la musica e per un artista che mi ha saputo dare come a moltissimi altri, una direzione, una visione diversa del mondo. Un cantastorie come lei lo chiama, che io definisco poeta, che mi ha fatto scoprire una miriade di cose a me sconosciute, e che va letto oltre che ascoltato, con amore e pazienza, fino a scavargli nei meandri dell’anima per poterlo apprezzare in pieno. So bene che Dylan non risulta simpatico, ma questo non può essere una penalizzazione per la sua arte. Concludo dicendole che se mai leggerò una critica con argomentazioni tali da farmi ricredere, (anche una sua futura) stia tranquillo che saprò porgere il mio applauso (se può valere qualcosa) ma io non ho mai detto di possedere la verità, aspetto solo argomentazioni “forti” che contestino questo premio senza entrare nel semplice tifo da stadio. Ad oggi ancora non ho avuto il piacere di leggerle. Mi scuso anche se ho leso la sua educazione e quella dei lettori, ma venendo dalla strada, dalla periferia, alle volte mi lascio prendere la mano, e parlo come un bullo qualunque. Richard Ford ha elegantemente parlato d’invidia, che poi è la stessa cosa. Egregio Direttore da una rivista di musica mi sarei aspettato altro nei confronti di Bob Dylan, per tutto quello che ha fatto, e dato alla musica. Sicuramente non mi sarei aspettato tutto questo livore, nei suoi riguardi. Con estrema modestia, la saluto.

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  • 16 Ottobre, 2016 in 4:47 pm
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    Beh, diciamo che, per come scrive, la sua pare falsa modestia.
    Comunque, ciascuno ha la sua opinione e giustamente la fa valere.
    la polemica da lei innescata è solo una cosuccia che vale la pena di chiudere qui.

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  • 16 Ottobre, 2016 in 5:05 pm
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    vedo che si è aperto un bel dibattito… dico solo a Bartolo che “menestrello” non è usato come fanno molti a caso e per moda… il mio commento era sulla letteratura medioevale soprattutto…e in questo caso il termine deve essere inteso come nobile e non superficiale o sguaiato

    “Il menestrello (dal provenzale menestrals, “servo di casa”) era, in età feudale, l’artista di corte incaricato all’intrattenimento del castello. Svolgeva mansioni di musicista, cantastorie, poeta o giullare per professione. Fu una figura presente principalmente nelle corti normanne come nella Francia, nell’Inghilterra medievale e in Sicilia. Il più celebre fu Adenet le Roi definito “il re dei menestrelli”. Era spesso ingaggiato per singoli spettacoli, in occasione di ricorrenze particolari ed eseguiva perlopiù brani già composti probabilmente da un trovatore. Come il bardo per le popolazioni celtiche, il menestrello poteva essere un cantore di gesta eroiche compiute dal proprio signore. In alcuni casi, si trattava di un semplice buffone con abilità di giocoleria e aveva il solo scopo di divertire il pubblico. I menestrelli più abili erano in grado di comporre delle tenzoni di livello paragonabile alla poesia trobadorica. Anche i comuni usavano assumere i menestrelli affinché cantassero la bellezza della città. In altra epoca e luogo, dal 1840 circa, fino ai primi del XX secolo, lo spettacolo leggero americano fu dominato dai cosiddetti minstrel shows, spettacoli di menestrelli: spettacoli teatrali improvvisati su un canovaccio, e spesso accompagnati dalla musica. Con l’andare del tempo queste esibizioni, che non erano stabili ma erano spettacoli di strada, presero ad assumere delle caratteristiche standard, che fissavano l’abbigliamento del menestrello, ed i ruoli, caratterizzati, che egli interpretava. Sia perché la Chiesa non aveva un atteggiamento positivo nei loro confronti, sia perché i loro componimenti non venivano scritti, ma si tramandavano solo oralmente, a noi oggi non è pervenuto nulla delle loro opere. La figura del menestrello veniva spesso menzionata nell’epica cavalleresca. Il menestrello era anche uno strumento sociale di grande valore, infatti manteneva gli uomini a contatto con costumi ed ambienti diversi.”

    la nota circa la definizione di menestrello dovrebbe chiarire ancor meglio il mio pensiero.
    Torno al lavoro di redazione… un abbraccio a tutti

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