Bob Dylan: “It’s All Over Now, Baby Blue” (1965) – di Andreas Finottis

Ho conosciuto una prostituta con gli occhi blu, blu come l’oceano. Mai visti degli occhi così belli, dentro vedevi tutti i mari, le storie dei marinai, le lanterne accese durante le tempeste, il capitano Achab che lottava con Moby Dick, oltre a tutti quei sogni che inseguono la Croce del Sud. Mi tolsi i vestiti e i pensieri per tuffarmi nei suoi meravigliosi occhi, per sentirmi immerso in lei, abbandonando ogni problema quotidiano e ogni sovrastruttura indotta dal passato. Mi appoggiai al suo pube, splendida conchiglia sulla spiaggia, perdendomi tra le curve del suo corpo. L’oceano dei suoi occhi blu era tra capelli biondi color grano, con un corpo snello e alto; se un dio creatore mi avesse chiesto quale fosse il corpo femminile che preferisco avrei fatto creare lei. Aveva anche l’età perfetta, 25 anni. Non c’è età migliore, sei con l’entusiasmo della gioventù e con la prima maturità da adulto, con la bellezza che diventa personale, affascinante, perdendo le acerbità delle età più giovani. Era anche molto intelligente e con una cultura universitaria, di quelle intelligenze vive e autonome che adoro.
Diceva di come sia stupida tanta gente, considera sporche le prostitute e invece va con tipe considerate “normali“, come certe che conosceva, che al sabato sera si ubriacano e si fanno mezza discoteca senza preservativo. Parlava con una voce talmente soave che era la migliore musica mai udita, trasportava la mente in una dimensione onirica, l’avrei ascoltata anche se avesse letto l’elenco telefonico. Le sussurrai: “Voglio passare questa notte e tutte le notti a venire insieme a te“. La sua soave voce rispose: “Me ne batto o belin! Dai, vai che da diversi minuti è finito il tempo“. Chiesi chi fosse Belin. M’informò sbrigativamente che era un detto delle sue parti e che facessi in fretta ad andarmene, doveva farsi la doccia e prepararsi per un altro appuntamento.
Mestamente mi rivestii, mi avviai triste verso l’ingresso, uscii sul pianerottolo, tirai la porta per chiuderla ma sentii la maniglia tirare in direzione opposta e la porta si riaprì. Era lei, mi prese il bavero del giubbotto e mi tirò con forza verso sé, dandomi un lunghissimo bacio sulla bocca, a stampo, senza lingua. Poi sollevando la bocca sussurrò: “Mi sei simpatico, mi piaci ma capiscimi, sto lavorando e non voglio complicazioni sentimentali“. Le risposi: “Hai ragione“. Disse: “L’esperienza a l’è figgia do belin in to cu“. Chiuse la porta. Scendendo le scale pensavo: “Ancora questo Belin, chissà chi è? Spero, quando arrivo a casa, di trovarlo sull’enciclopedia Treccani.

You must leave, now take what you need / You think will last
But whatever you wish to keep / You better grab it fast
Yonder stands your orphan with his gun / Crying like a fire in the Sun
Look out baby, the saints are comin’ through / And it’s all over now, baby blue
The highway is for gamblers / Better use your sense
Take what you have gathered / From coincidence
The empty handed painter from your streets / Is drawing crazy patterns on your sheets
The sky too is fallin’ in over you / And it’s all over now, baby blue
Leave your stepping stones behind / There’s something that calls for you
Forget the debt you’ve left / That will not follow you
Your lover who has just walked through the door / Has taken all his blankets from the floor
The carpet too is foldin’ over you / And it’s all over now baby blue
Well, strike another match / Yeah, go start new, go start new
‘Cause it’s all over now, baby blue /
Hey, hey, yeah
It’s all over, it’s all over now, baby blue / It’s all, it’s all over now, oh yeah
It’s all over now, all over now, baby blue
.

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