Blues Made In Italy 2018: una notte di fuoco – di Capitan Delirio

Anche quest’anno il raduno del Blues Made in Italy di Cerea ci ha regalato delle bellissime emozioni. Personalmente vorrei partire dalle chiacchiere scambiate con Alexandra Balint, la giovane artista che ha illustrato il libro “Blues Pills” (2017), scritto da Lorenz Zadro, cofondatore del Festival e musicista internazionale. Eravamo nel padiglione dove si tenevano i live acustici e Alexandra mi parlava del suo approccio al Blues, di che cos’è per lei questo genere musicale, scoperto proprio grazie a Zadro che le ha chiesto di creare delle illustrazioni originali per il libro. Per lei il Blues è il suono delle radici, la possibilità di toccarle, di sapere che più in profondità di così non si può andare. Anche se Alexandra è europea, come la stragrande maggioranza dei numerosissimi presenti al raduno, si riconosce in queste radici, perché sono quelle di chi è stato sradicato con la forza, da dove era interamente e atavicamente avvinghiato… e ha dovuto metterne di nuove, inventarsi nuovi percorsi di attecchimento per trarre nutrimento in una nuova terra, per lo più sconosciuta. Così quel canto nato dalla profondità dell’anima era un pianto disperato, era la comunicazione dello stato di tristezza, blues appunto. In musica, era un codice segreto per eludere i controlli dei padroni schiavisti e che, oltre l’angoscia, però, sapeva trasmettere gioia e voglia di ballare. Perché il Blues tecnicamente è anche un ritmo, tirato al limite, sospeso all’ultima battuta, e che devi avere dentro per poterlo ripetere. Queste caratteristiche hanno fatto presa negli anni in tantissimi musicisti europei e italiani d’ogni angolo della penisola: basta pensare alla presenza al nono Raduno degli Hot Shanks Blues Band dalla Sicilia, Francesco Piu dalla Sardegna e Tolo Marton addirittura da un altro pianeta e, tra una rivelazione e l’altra, potevamo apprezzare la vera “Musica del Diavolo” mentre vedevamo sfilare sul palco umplugged artisti che questo ritmo ce l’hanno davvero nel sangue come Ciosi, Gabriele Dusi, Claudio “Boogie” Zulian, Riccardo “Wolf” Castellini, tra gli altri (mi perdonino quelli che non riesco a ricordare ma erano così tanti i musicisti eccezionali in programma che è impossibile tenerli a mente tutti). Alexandra Balint ha saputo riportare alla perfezione, tra i chiaroscuri delle sue illustrazioni sui protagonisti storici del suo libro, tutta questa tristezza nei tratti e il desiderio di vivere, attraverso la musica, nei dettagli, negli occhi, nelle mani… ma Alexandra è un’artista a tutto tondo e saprà portarsi il suo pensiero Blues in ogni espressione creativa a sfondo sociale le urga comunicare. Risulta evidente che non c’era soltanto musica, quindi. Oltre il libro di Zadro, sono entrato in sintonia con la pubblicazione di Roberto Menabò, “Mesdames a 78 giri, storie di donne che hanno cantato il Blues” e ho assistito alla presentazione di “Ry Cooder: il viaggiatore dei suoni”, l’ultima fatica letteraria di Aldo Pedron… ma erano davvero molteplici le situazioni paramusicali a cui si poteva assistere con interesse. Grande meraviglia ogni anno desta in me questa massa enorme di gente, proveniente da ogni parte d’Europa che si aggira tra i padiglioni dell’area Exp e si gode, pacificamente, senza creare assembramenti, senza  nessuna confusione, la musica, il cibo, il bere, gli stands di strumenti e di ogni genere di cosa inerente il Blues… tutti uniti dal Blues appunto, mentre sul palco centrale i musicisti pestano come degni figli del diavolo. Perché il Blues è anche questo, è la radice del Rock, una volta elettrificato si scatena in tutta la sua potenza e gli elettrificati sul palco fanno a gara per dispensare intense scosse, le più intense possibili… tenuti a bada da Maurizio Faulisi, il Dr. Feelgood di Virgin Radio, Matteo Sansonetto e Valter Consalvi. O forse, più che tenuti a bada, è meglio dire istigati, perché con il passare delle ore le esibizioni sono diventate sempre più trascinanti e bollenti, con band entusiaste a passarsi il testimone incandescente, come Angela Mosley & The Blue Elements, Mike Coacci Band o Mora & Bronski, o ancora Gennaro Porcelli & Gospel Book Revisited o Mike Sponza, e così via fino a tarda notte, fino a quando il palco non ha preso fuoco… e ha posto fine alla nona edizione del Raduno e… chissà cosa ci dobbiamo aspettare per la decima

Foto Chicca Cristina Coltri© tutti i diritti riservati
i video sono gentilmente concessi da Adriano Siberna

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Un pensiero riguardo “Blues Made In Italy 2018: una notte di fuoco – di Capitan Delirio

  • ottobre 17, 2018 in 11:59 pm
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    Bellissime parole piene di degustazione blues e anima .
    Grazie .

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