Il Blues di Francesco Guccini: Al Trist – di Benito Mascitti

Sentirsi tristi – ne avremmo ben donde se non fossimo presi dalla rete bugiarda che ci vuole utili idioti sorridenti – è una condizione senza la quale il Blues non esiterebbe. Il Triste (Al trist, riconducibile al termine inglese Blue) s’aggira nella campagna modenese in una primavera ferita dalla pioggia, ferito a sua volta dalla vita, dalle sue crudeli contraddizioni, dall’ingiustizia barbara del mondo dei ricchi che per sopravvivere deve produrre sempre più poveri – possibilmente fottuti e contenti – schiavi sbeffeggiati dalla sorte e dal potere. Il Francesco Guccini menestrello e sognatore di tanta bella musica sempre piena di contenuti letterari buoni per preservare la Memoria – nostro unico bene – vola “tra la via Emilia e il West” e, come per magia, il contadino della bassa modenese ci appare come uno schiavo afroamericano del profondo Sud, immerso nel cotone impastato dal sudore. Francesco (così si firma nei primi due fantastici album… “Folk Beat n.1” (1967) e “Due anni dopo” (1970) che contiene Al Trist, interpretata anche dai Nomadi nel 1968) rompe come al solito ogni stupida convenzione degli anni 70 (partendo da quella dettata dal falso canone stilistico che vorrebbe il dialetto bandito da ogni contesto culturale ed espressivo, come a cancellare la memoria del dolore degli esseri in carne ed ossa, a favore di un effimero boom economico) e compone questa Blues Ballad giocando sapientemente con l’arte della trasposizione (mantenendo sostanzialmente intatta e incontaminata  la radice della Musica del Diavolo) trasformando il dolore in un canto universale che accomuna lo sporco negro e l’italico contadino, alle prese e in balia del sempiterno amaro vivere dei più umili. Il nostro eroe cammina sconsolato nella crudele pioggia fuori stagione e fuori calendario agreste, pensando alla sua condizione di derelitto senza neanche l’indispensabile vestito della festa, corroso dalla crudele sorte raffigurata dall’impossibilità di passeggiare con il suo Amore vestito come Dio comanda… distrutto e annullato dalle parole dei genitori di Lei che suonano contrapposte come una campana a morto. Il padre gli chiede quando si deciderà a sposare la figlia – a lui che non possiede il becco di un quattrino per mettere su famiglia – e la madre che gli sbatte in faccia l’ingiusta realtà… e la ferale notizia gli rimbomba nella testa come lo scudiscio dei suoi aguzzini… tér andéda via con un ch’al gh’à più sòld che mé (eri andata via con uno che ha più soldi di me). Per gli appassionati del Menestrello e della sua attività letteraria (non meno affascinante di quella musicale) segnaliamo un suo libro del 2003 per l’editore Einaudi “Cittanòva blues, riportando di seguito la quarta di copertina… “Cittanòva blues” è Bologna dalla fine degli anni ’50 all’inizio degli anni ’70. Guccini racconta la vita picaresca dei ‘musici’ negli anni ’60 e quella dei ragazzi e delle ragazze di allora, con tutti i loro luoghi, i loro miti e i loro sogni: la prima Cinquecento (il “Centoscudi”), la garconnière (il “tràppolo”), la naia, le osterie, i primi gruppi musicali, che oggi sono le band ma una volta si chiamavano ancora complessi… È un canto, quello di Guccini, su una città, un’epoca e un mondo che non ci sono più. Ma lo spirito è tutt’altro che provinciale: il respiro è ampio, felice, liberatorio, come quello del blues dei neri d’America che evoca i grandi paesaggi della Louisiana e di New Orleans.” Infine (per gli appassionati del didascalico estremo) in fondo all’articolo, dopo i testi, trovate anche la versione di Michele (ve lo ricordate?) O mapigiou, incisa nell’album “Vivendo cantando” del 1971 in dialetto genovese

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A m sun desdé stamatéina l’è primavéra ma al piòv
a m sun desdé stamatéina l’è primavéra ma al piòv,
a n pos purtéret fòra anch sl’lè dmanga
perchè a n gh’ò ménga al vsti nòv,
a n gh’ò ménga al vsti nòv, oh sé…

A gh’era tò péder sù l’òss, a I m’à dmandè quand a té spòs,
ma gh’era tò péder sù l’òss, a I m’à dmandè quand a té spòs
mé, ch’a fagh fadiga a magnér per mé,
péinsa mò béin s’a x’foss in dò,
péinsa mò béin s’a x’foss in dò…

E quand l’é gnuda tò médra a gh’ò dmandé in dòv t’ér té,
Ho dét, quand l’é gnuda tò médra a gh’ò dmandé in dòv t’ér té, oh sé,
la m’ha rispòst ch’tér andéda via
con un ch’al gh’à più sòld che mé,
con un ch’al gh’à più sòld che mé, oh sé…

E mé a sun ché in mez a la stréda séinza savéir csa pòsia I fé
l’é bròtt débòn sté a la dmanga a bsaca vòda e séinza té
e intant a m piòv sòvra a la testa
e a sòn tòt mòi còmm un pulséin,
a sòn tòt mòi còmm un pulséin, oh sé…

A sòn da sòl d’lòngh a la stréda e a zigh dabòun còmm un putéin,
A sòn da sòl d’lòngh a la stréda e a zigh dabòun còmm un putéin,
l’é primavéra ind al lunari,

ma a pér che invéren sia turné
l’é primavéra ind al lunari,
ma a pér che invéren sia turné, oh sé…

Mi sono svegliato stamattina,
è primavera ma piove.
Mi sono svegliato stamattina,
è primavera ma piove.
E non posso portarti fuori
anche se è domenica
perché non ho il vestito nuovo
perché non ho il vestito nuovo.

C’era tuo padre sull’uscio
mi ha chiesto quando ti sposo
C’era tuo padre sull’uscio
mi ha chiesto quando ti sposo
Io già faccio fatica a mangiare da solo,
pensa se fossimo in due.
pensa se fossimo in due.

E quando è venuta tua madre
le ho chiesto dov’eri.
E quando è venuta tua madre
le ho chiesto dov’eri.
Mi ha risposto che eri andata via
con uno che ha più soldi di me
con uno che ha più soldi di me

E io sono qui in mezzo alla strada
senza sapere cosa fare.
E’ brutto davvero stare la domenica
con le tasche vuote e senza te.
E intanto piove sopra la mia testa
e sono bagnato come un pulcino
e sono bagnato come un pulcino

E sono solo lungo la strada
e piango davvero come un bambino.
e sono solo lungo la strada
e piango davvero come un bambino.
E’ primavera sul calendario
ma sembra che sia tornato l’inverno
E’ primavera sul calendario
ma sembra che sia tornato l’inverno

al trist mascitti

Un pensiero riguardo “Il Blues di Francesco Guccini: Al Trist – di Benito Mascitti

  • Agosto 10, 2016 in 7:06 pm
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    bravissimo tutto vero e condivisibile

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