Blonde Redhead: dagli inizi a Elephant Woman – di Matilde Marcuzzo

“Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.”. Una “Genesi” appropriata per i Blonde Redhead, gruppo Indie rock statunitense formatosi nel 1993 a New York. Due “Adamitici gemelli biondi italiani e una “Eva” giapponese dallo strano accento danno vita a uno shock musicale affacciandosi sulla scena con lampo geniale e firmando le loro prime opere con piglio noise. Kazu Makino è innanzitutto The Voice”, la sublime sirena che incanta i tanti Ulisse in ascolto. La cantante porta in dono alla band, un particolare timbro vocale. Kazu è lieve negli acuti, quasi impercettibile, ma allo stesso tempo intensa. Le sue corde vocali sembrano essere un archetto di violino che fa sbandare l’acustica e il pubblico. Amedeo e Simone Pace sono i twins milanesi cresciuti in Canada che completano il triangolo perfetto… tutto funziona in un armonioso sottofondo underground. Ubriacati dal cocktail a base di Jazz e New Wave, i Blonde Redhead sperimentano pezzi ancora grezzi ma, man mano che le influenze del sound americano dell’epoca si impossessa di loro, percorrono le strade dei “Poeti maledetti”. La fama cresce, gli anni passano, il trio si assesta meglio. Dopo il primo album che porta il nome della band del 1994, ispirato a sua volta da una canzone dei DNA, i Blonde Redhead sfornano La Mia Vita Violenta” (1995), un album “cinematografico” dedicato a Pier Paolo Pasolini. AmedeoSimone e Kazu riescono ad esprimere la loro musica in maniera aperta, senza cliché, soavemente “violenti”. I Blonde Reedhead lavorano nel loro alveare come piccole api operaie, affiatatissimi ed estrosi come non mai. Le loro performances si tingono di euforia creativa, l’armonia che li circonda fa nascere arrangiamenti cadenzati e suoni quasi psichedelici. I Blonde Reedhead fanno dell’unione d’intenti la loro arma vincente… una famiglia vera e propria. Simone è legato sentimentalmente a Kazu e, per dirla con Mario Puzo, la famiglia è l’unica vera forza che non ti tradirà mai. E il loro gioco magico, fatto di riff acustici travolgenti, geniali contrappunti psicodrammatici, a tratti turbolenti, ma aggraziati dal timbro femminile che attira, conquista, emoziona. Il lamento sottile di Kazu, la fa quasi sembrare una bambina al microfono e quando va in scena con il suo minuto abitino bianco è pura follia, un sogno irreale che prende vita e ti catapulta in una dimensione che esiste solo nella tua testa. Nasce un pòsto dell’anima, dove rivivere la rappresentazione di Alice nel paese delle meraviglie” interpretata da Kazu. Nell’album Fake can be just as good” (1997), la voce di Kazu spazia e gioca col timbro: piccola e sottile in un falsetto stridulo, o alta alta e rozza… addirittura fuori tono. Simone è il Cappellaio matto” seduto comodamente all’ora del tè, dal ritmo preciso, zigzagando tra le dissonanze. Le sue “onde rock” nell’album In An Expression Of The Inexpressible” (1998) sono morbide e spigolose in un gioco di suoni sinuoso. Amedeo è invece il Bianconiglio, frettoloso, con “good vibrations” di rock puro e tribale che sembra star lì ad aspettarti per travolgerti e farti cadere in un buco che porta dritti alla sua fantasiosa estasi musicale. Alla ricerca incalzante del bello, dell’immaginario e del everything new”, in “Melody Of Certain Damaged Lemons” (2000), la band si perfeziona, cresce a livello stilistico, cristallizza le peculiarità musicali del progetto: l’urgenza di dire, di esprimersi, di lanciare una sorta di richiesta di salvataggio (Damaged Lemons” appunto... per una macchina in panne lungo l’autostrada). Alcuni pezzi dell’album brillano come gioielli del funky o dell’acid jazz. Melodie acide si elevano ad oltranza, ad esempio, nella ballata Hated Because Of Great Qualities (esiste una versione incisa in italiano: Odiata per le sue virtù) dove l’accento di kazu viene a tratti preso in giro… ma il “lamento” italo-nipponico funziona. La critica apprezza e i Red Hot Chili Peppers li vogliono per aprire uno dei loro tanti concerti. La canzone è un triste e casto appello al bene non corrisposto, per brama di perfezione. Si è troppo colpevoli delle proprie abilità, si è così unici che la singolarità diviene assassina della corrispondenza di amorosi sensi. A questo punto della navigazione nel sentimentalismo tra le note della band, bisogna buttare l’ancora. Non vi è alcun dubbio: ci occuperemo di un titolo soltanto: Misery is a Butterfly”, disco di rara eleganza, ricamato su arrangiamenti dolci, atmosfere di pizzi e merletti stile Barocco, con echi fatti di porcellana, come gli accordi di Serge Gainsbourg. Misery is a Butterfly” è uscito nel 2004, ma ancora oggi considerato il capolavoro dei Blonde Redhead. Questo disco nasce in un periodo “traumatico” per la band: Kazu aveva avuto un incidente a cavallo che l’aveva costretta a subire alcuni interventi chirurgici. Ad aggravare il tutto fu la broncopolmonite che ne conseguì. Nei pezzi si può avvertire il senso di fragilità e debolezza della Cantante. La cover di “Misery is a Butterfly” è realizzata con un’immagine dell’architetto e fotografo torinese Carlo Mollino, morto nel 1973. Una misteriosa donna vi era immortalata, ella raffigurava un’espressione di mistero tale, che i Blonde ne restarono folgorati e affascinati. L’incidente di Kazu e l’improvviso lutto che colpì il produttore del disco, Guy Picciotto dei Fugazi, rallentò di molto i lavori per l’uscita del disco… e questo permise comunque alla band di perfezionare le canzoni oltre ogni misura e svilupparle al meglio. “Misery is a Butterfly” fu un evento con difficoltà notevolissime… un lancio di missile nello spazio col conto alla rovescia. Elephant Woman, il primo singolo estratto si direbbe oggi, venne registrato dopo varie sedute e qualche cambio di banco mixer… ma già preannunciava la potenza stilistica dell’arrangiamento, il turbinio commovente d’emozioni che impregnerà tutto l’album, e il senso della problematica sociale. Un testo forte, deciso, quello di Elephant Woman, con un messaggio particolare che, unito alla voce graffiante di Kazu con la mandibola malridotta per l’incidente, ci proietta nel mondo magico dell’illusione sonora. Il pezzo prende vita attraverso note che diventano immagini. il canto di Kazu diviene lamento, protestamalinconico pianto di rassegnazione. La donna elefante” è pesante, si muove con fatica, è ferita, non può seguire il branco; è compatita, goffa, ha un difettoUna proiezione del grave incidente di Kazu… gran parte dell’album è influenzato da questo (si pensi al testo di Equus, ad esempio). In Elephant Woman Il cuore della voce narrante è ferito, dentro e fuori. La voce di Kazu sembra voler allontanare da sé il peso di emozioni e ferite già vissute, dolori fisici che la costringono immobile. Un’identificazione della sofferenza attraverso la vista di una donna braccata come un animale (Michelangelo Antonioni, in un suo film del 1982Identificazione di una donna – narra un mondo incomprensibile, egoista e giudice delle debolezze altrui). Ciò che la donna elefante” prova è premonizione di un sentimento morente che l’ha buttata giù dal cielo come un angelo peccatore che sull’amore rimbalza per non essere ricambiata a causa della sua condizione. Il rimbalzo stesso la costringe nel corpo elefantésco dal quale non può liberarsi… come nell’Elephant Man” di David Lynch del 1980, in cui in protagonista, reso abnorme dalla sindrome di proteo viene deriso da tutti e reso un fenomeno da baraccone e, a proposito di cinema, Elephant Woman appare anche nella colonna sonora nel film del 2005 di David Slade, Hard Candy”, in cui la protagonista è una quattordicenne troppo precoce che frequenta le chat per tentare di intercettare l’assassino pedofilo di una sua cara amica. In definitiva la donna elefante”, bella e mostruosa al contempo, sembra voler celare agli ascoltatori il suo vero destino… come un elefante quando va a morire da solo e si trascina in un luogo che nessuno conosce. 

Angel I can see myself in your eyes / Angel won’t you feel for me from your heart
Do return my heart to me / No don’t insist I’m already hurt / Elephant girl
It was an accident unfortunate / Angel threw me like a rubber man
Aiming for the ground / Why amuse yourself in such way / No don’t insist I’m already hurt
Lay me down on the ground softly softly / Don’t remove my head hurts much too much
You never return it / Well I wouldn’t miss it / I shed no tears for broken me 
You never know it my peace of mind / Now inside and outside are matching 
Why amuse yourself in such way / 
No don’t insist I’m already hurt 
If you never return it / Will it break your wings / 
Will you shed no tear for broken me.

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