Blocco24: “Identità” (2019) – di Lorenzo Scala

Gli ultimi due mesi sono stati un coacervo di squilibri emotivi germogliati tra input poetici e musicali in ogni anfratto dell’etere: una considerevole sequela di gruppi su Facebook nati come funghi, assembramenti virtuali dettati dal bisogno di vicinanza e confronto. Nella mia mente ha preso forma uno strano dualismo, come si fosse creata una sorta di cerniera nel mio bisogno percettivo e parlando con vari amici mi sono accorto di non essere l’unico: nei giorni della quarantena infatti siamo in molti ad aver alternato un bisogno di connessione fertile con un bisogno di distanziamento introspettivo. Nei primi giorni di lockdown internet si è popolato di attori e musicisti di ogni genere e questa esplosione è stata sicuramente positiva e ne ho goduto, sia chiaro. Assistere ad alcuni concerti tramite webcam mi ha sicuramente aiutato a ritrovare il lato spensierato, euforico ed empatico che rischiava di essere schiacciato dall’angoscia della situazione. D’altro canto però ho rischiato una certa bulimia di pixel e non sono stati rari i momenti in cui ho preferito fare un passo indietro: tutta la sfilza di nomi, suoni, colori rischiava a lungo andare di creare un ingorgo stomachevole. In poche parole, inizi a mangiare una torta ma sei solo in casa e superate le quattro fette l’impulso di dare vita a un prolungato digiuno diventa sopravvivenza della cognizione. Questo avviene perché i linguaggi artistici si confondono in un blob destabilizzante. In uno di questi giorni dedicati all’ambizione del silenzio improvvisamente, come improvvisa deve essere un’epifania che si rispetti, mi piove tra capo e collo e senza una ragione precisa, l’EP intitolato “Identità”, una produzione indipendente dei Blocco24 nata il 5 marzo del 2019. Ma chi sono i Blocco24? Carlo Marzari (voce, synth, programmazioni DAW), Luca Puliti (chitarra e voce), Roberto Nosseri (batteria e percussioni digitali), Stefano Moroni (basso) e Andrea Giuliano (chitarra e voci), quest’ultimo conosciuto grazie a varie collaborazioni nate in pieno lockdown.
Vale la pena soffermarsi sul loro nome in quanto esplicativo, per usare un eufemismo, delle loro sonorità: “Il nome della band vuole rievocare uno dei momenti più bui della storia del ‘900. Il Blocco24 era una sezione del campo di Auschwitz, all’interno della quale le SS avevano adibito un bordello, il “Puff”. I prigionieri non ebrei che lavoravano duramente venivano premiati con prestazioni sessuali. L’intento era quello di omaggiare Ian Curtis e i Joy Division ma, allo stesso tempo, anche ricordare le vittime della follia umana.” Questa prima coordinata ci proietta in una dimensione ben definita, quel mondo musicale gravido di un puro distillato new wave. Come dicevo, colpo di fulmine. Le sonorità appaiono estremamente derivative e questo in un primo ascolto frettoloso può rappresentare un limite: se da un lato si rimane subito impressionati dal pregevole impasto sonoro in perfetto equilibrio tra elettronica e suono analogico, dall’altro i rimandi a band come i primi Diaframma o i Cabaret Voltaire possono instillare una sensazione di déjà vu ingombrante. Parliamoci chiaro, è inevitabile e sono molte le band schiacciate dall’impietoso confronto con colonne del post-punk e della elettrowave.
Bastano trenta secondi. Trenta secondi di un ascolto scevro da ogni pregiudizio per capire come i Blocco24 riescano ad emergere incolumi da questi rimandi musicali di una Londra o una Firenze dei fine anni Ottanta. Il loro EP “Identità” appare compatto, le canzoni si legano in un flusso omogeneo rielaborando il genere con grazia e ispirazione, ogni traccia rappresenta la differenza che corre tra emulare e trascendere. I testi sono piccoli scrigni esistenziali in cui prevale un bisogno comunicativo genuino, nessuna forzatura pseudo poetica miscelata in laboratorio per stupire con parole altisonanti, piuttosto un flusso emotivo cucito da una mano amorevole. Canzoni come l’introduttiva Carrillon o la conclusiva Identità, ma anche l’interlocutoria Preferire, hanno il pregio di creare una connessione emotiva con l’ascoltatore. Per farla breve, queste canzoni per quanto mi riguarda hanno fatto crollare qualche diga interiore e le macerie che ne sono derivate appaiono preziose perché frugandomi dentro posso ritrovare le radici di un certo background costellato da poesie crepuscolari e vecchie foto in bianco e nero.

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2 thoughts on “Blocco24: “Identità” (2019) – di Lorenzo Scala

  • Maggio 30, 2020 in 2:11 pm
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    Una bellissima recensione.
    Grazie grazie grazie.

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