Blick Bassy: “1958” (2019) – di Ignazio Gulotta

Quello di Blick Bassy è nome poco noto al pubblico italiano, il cantante e musicista camerunense ha infatti svolto la sua attività musicale fra il suo paese, il Brasile e la Francia, dove si è stabilito dal 2001, ma già il suo terzo album “Akö” del 2015 gli ha dato una discreta visibilità internazionale, grazie anche a un brano scelto per uno spot dell’iphone6, che questo suo nuovo lavoro dovrebbe estendere. Se l’album del 2015 era dedicato a Skip James, il bluesman a cui Bassy dichiaratamente si ispira, questo “1958” è dedicato alla lotta del Camerun per l’indipendenza dalla Francia e a quegli uomini e donne che a quell’ideale dedicarono la loro vita, e in particolare a Ruben Hum Niobé, combattente anticolonialista ucciso dai francesi nel 1958. Nelle sue canzoni il musicista lamenta che oggi nel Camerun il nome di Niobé sia dimenticato, che i suoi connazionali, illusi dal neo colonialismo e in mano a governi corrotti, sognino le false luci della vita occidentale, dimenticando la loro storia. Una storia che si intreccia drammaticamente con la vita personale di Bassy, sua madre infatti dovette rifugiarsi nella foresta perché militante dell’UPC, il movimento indipendentista socialista fondato da Niobé, mentre il padre lavorava nelle forze di polizia coloniale, creando così una lacerante spaccatura familiare. Un album politico quindi, che affronta i problemi della storia e della società camerunense attuale, vittima di una decolonizzazione che è stata più formale che sostanziale: il paese è fra quelli che hanno adottato la moneta coloniale francese CFA. Ma “1958” va giudicato soprattutto per la sua musica, e la proposta di Bassy è decisamente interessante e a tratti di grande ed emozionante bellezza… ma non aspettatevi funk o afrobeat e neanche blues elettrico, qui a prevalere è una originale vena cantautorale ed arrangiamenti certamente inaspettati per un musicista africano, a meno che non abbiate già ascoltato i precedenti lavori del Nostro. Innanzitutto a risaltare è il suo eccellente stile vocale, una voce calda e ariosa, dalle forti venature soul (è stato paragonato a Bon Iver), di grande forza espressiva: Nella modulazione della sua voce puoi sentire una vasta gamma di sentimenti, dolcezza, paura, rabbia, nostalgia, dolore, tanto che riesce a comunicare le sue emozioni malgrado i testi siano cantati in lingua bassa, una delle numerose presenti in Camerun. Altrettanto importanti sono gli arrangiamenti, sempre molto discreti, ma efficaci nel creare un’atmosfera di intensa intimità, e nei quali alla matrice africana si mescolano influenze diverse, dal cantautorato al blues, ai ritmi caraibici e alla bossa nova. Decisamente originale è anche la strumentazione infatti, oltre a chitarra, batteria, pianoforte, troviamo il banjo, suonato dallo stesso autore, il violoncello e il trombone, a dare ai brani una variegata tavolozza di emozioni sonore. Blick Bassy riesce insomma a realizzare un disco profondamente africano, legato alla sua tradizione e alla sua storia, ma al contempo facendo proprie le influenze di altre culture musicali per rendere sempre più ricche ed espressive le sue composizioni. Stavolta dal continente africano ci arriva un disco di grande cantautorato, canzoni tanto brevi quanto intense, intime, come un antico griot Bassy entra nei nostri cuori per parlarci e raccontarci della sua amata terra, a noi prestare orecchio ad una musica che deve la sua forza all’accorata vena sentimentale e all’intensa partecipazione emotiva con le quali Bassy canta le sue struggenti canzoni.

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