Blessed Child Opera: “Love Songs / Complications” (2018) – di Gianluca Fregni

15 anni di attività, all’insegna della coerenza artistica e di uno stile che nel tempo si è andato delineando e assumendo caratteristiche sempre più personali e uniche. Paolo Messere, musicista e produttore napoletano è sulle scene dagli anni novanta, prima con i Silken Barb, creatura post-rock al passo con quello che succedeva nel mondo underground nel momento in cui è uscito e poi ancora al fianco degli Ulan Bator nel tour del loro album capolavoro, “Ego: Echo” (2000). Un animo dark, inquieto si coglie dalle prime note di “Love Songs”, il primo CD, con un cantato enfatico ed emotivo, I Force Myself, come se fosse un David Tibet più melodico che incontra un Morrissey gotico, mentre l’impianto strumentale è minimale, incalzante, sofferto… ed è solo l’inizio, e sono solo “Love Songs” ma in queste c’è molto nero, amore sofferto ed inquietudine, caratteristica sia del primo sia del secondo disco, “Complications”. Interessante l’utilizzo dell’elettronica e dei synth, che troviamo già dalla seconda traccia, Torpore, bassi profondi quasi trip hop, come i Massive Attack più oscuri di “100th Windows”, su cui si a aprono arrangiamenti di archi, sintetici ma dal suono molto naturale. Blessed Child Opera conserva comunque alcune tracce del proprio suono, in particolare nelle chitarre, taglienti, mentre le batterie elettroniche hanno quell’incedere rigorso di produzioni goth degli anni ottanta, della seconda ondata di gruppi dark-wave inglesi. Ogni tanto ci sono momenti di luce, come It’s Easy To Ease It, in cui domina l’anima da singer / songwriter di Paolo Messere, meno opprimente o ancora You Know Nothing Is Lost, inaspettatatamente pop. “Complications”, il secondo disco è forse quello più innovativo dal punto di vista musicale con il pregevole trip hop – goth di Nothing Can Stop Me, il primo singolo estratto o ancora l’ipnotica Pray That God Will Always Give Me The Strenght, un ritmo incalzante tra Thee Hypnotics e Spiritualized, o ancora Do You Have Chose For Life, dark mediterraneo con scale arabeggianti di gran pregio. Due dischi che davvero riescono a rivelare e ad aprire mondi… e un’operazione di questo genere va controcorrente in un momento in cui gli album tendono sempre più ad essere ridotti all’osso, al minimo indispensabile, quasi a non volere impegnare l’ascoltatore, dando per scontato che la sua attenzione possa durare solo l’arco di due minuti nel mondo dominato dall’algoritmo di Spotify.

Credits: Scritto, suonato, registrato e masterizzato da Paolo MessereSeahorse Studio Siracusa/Plemmirio. Matteo Anelli – batteria in  I Force Myself e Torpore
Peculiaroso – chitarra in You Know That Nothing Is Lost.
 Label: Seahorse Recordings / Edizioni: New Model Label.

“Love Songs”: 1. I Force Myself / 2. Torpore / 3. Bleeding On Me / 4. Boat Sunk Years Ago /
5. Borderline Of Collapst / 6. Just Like A Mental State / 7. It’s Easy To Ease It /
8. Today Is Not Those Days, Today Is Not Good Times / 9. You Know That Nothing Is Lost /
10. In Your Panties / 11. Wondering In The Streets.

“Complications”: 1. You Don’t Need It / 2. Pray That God Will Always Give Me The Strenght /
3. Nothing Can Stop Me / 4. Do You Have Choose For Life / 5. It’s Not From Me /
6. Musty Fruits Pool / 7. Live Forever In Oblivion / 8. Kill That Bastard / 9. I’ll Never Be /
10. As A Gift From Some God / 11. You Need Me As You Would Need Any Other /
12. Loosing In Your Arms.

Foto: Alessandro Farese © tutti i diritti riservati 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

https://blessedchildopera.bandcamp.com/

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