Blackfoot: “Southern Native” (2016) – di Claudio Trezzani

Innanzitutto scordatevi la band di origini pellerossa che faceva del southern più duro il suo marchio, formazione che ha avuto come leader negli anni 70 l’attuale chitarrista dei Lynyrd Skynyrd, Rickey Medlocke e che fra abbandoni e scioglimenti è arrivata quasi fino ai nostri giorni, senza però tornare mai ai fasti degli esordi. Forse non tutti sanno che il buon Rickey diede il permesso di usare il nome Blackfoot a due superstiti della prima versione del gruppo ma solo fino al 2011 e ora se ne capisce il motivo.
Molto semplicemente aveva in mente una band di giovani talentuosi musicisti da mandare in giro nel mondo con il nome di cui possedeva i diritti. Scelti da lui, sotto la sua produzione e dopo avergli scritto la gran parte del materiale e suonato in qualche canzone. Southern Native” non è un brutto disco, anzi.
Suonato bene, in maniera diligente (forse troppo) ma forse usare il nome di una band che è stata un culto del southern degli anni ’70 non è stata una mossa a loro favore, ha creato aspettative troppo alte per un gruppo di quattro ragazzi che non hanno la stessa personalità musicale dei loro predecessori.
Il sound è un southern che cerca di sconfinare in un hard-rock melodico ma senza carattere, non suona “nativo del sud”, quel sound sporco, la polvere e le paludi, i pellerossa e il deserto non appaiono mai davanti ai nostri occhi. Le canzoni sono scritte bene e Medlocke in alcuni passaggi sembra aver bene assimilato la lezione Van Zant, ma forse la band non ha il carisma per trarre il meglio da esse.
Si ascoltano ma si dimenticano. Lascia il segno solo la finale strumentale Diablo Loves Guitar, latineggiante esercizio di chitarra acustica ed elettrica, e il southern ruvido di Satisfied Man.
Non molto altro si ricorderà di questo disco che probabilmente creerà intorno a sé un interesse soprattutto legato al nome glorioso che la band porta senza particolari meriti. Speriamo che da grande artista qual è Rickey Medlocke capisca che non è solo il talento personale a rendere una band speciale, ma soprattutto la personalità lo spirito e lo stile che deve essere proprio e non copiato da qualcun altro come con la carta carbone. Produzione e scrittura sono di qualità ma farsi ricordare è un’altra faccenda, che lui dovrebbe conoscere bene visto che è membro di una delle band southern più famose di tutti i tempi, anzi della Band southern per eccellenza.
In conclusione aspettiamo i quattro ragazzi alla prossima prova, rimandati per ora.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tim Rossi – Guitar & Vocals / Rick Krasowski – Guitar & Vocals
Brian Carpenter – Bass / Matt Anastasi – Drums

1.Need My Ride2.Southern native3.Everyman4.Call of a hero5.Take me home
6.Whiskey train7.Satisfied man8.Ohio9.Love this town10.Diablo loves guitar
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