Blackberry Smoke: “Find A Light” (2018) – di Claudio Trezzani

I Blackberry Smoke hanno avuto negli anni una maturazione artistica notevole e oggi sono la bandiera più fiera che il Southern Rock può sventolare, un cocktail di rock, blues, bluegrass e country suonato per davvero in 200 concerti l’anno… e in questa sesta fatica continuano e, anzi, migliorano il discorso iniziato ormai 14 anni fa. L’apertura di “Find A Light” è affidata a Flesh and Bone che è un po’ il manifesto dell’intero disco (o forse dell’intera carriera degli Smoke) sia per le sue liriche (la ricerca continua che l’essere umano compie verso una vita migliore, verso la felicità) sia per la musica southern rock fino al midollo. Chitarre sporche e un groove che ti prende subito. Altra canzone che ben riassume lo spirito del sound della band è The Crooked Kind, un brano che rende perfettamente l’idea del perché ormai sono a tutti gli effetti considerati gli eredi designati dei Lynyrd Skynyrd, canzone rock ma sempre con quel sapore di polvere e whiskey fra le righe del pentagramma. Charlie Starr, voce solista e chitarra leader della band, produce scrive canta ma soprattutto suona alla grande. Un artista a tutto tondo, ormai conscio dei propri mezzi e di certo uno che sa cosa vuole ottenere dal sound del suo gruppo, l’autoproduzione è sempre la soluzione migliore se non ci si vuole svendere ma ci vuole coraggio e capacità. La successiva Medicated my Mind è uno di quei brani che hanno quell’appeal che ti entra dentro e non ti lascia più, chitarra elettrica ed acustica che si intrecciano, un riff centrale di rara bellezza e un testo che è una “medicina” per uscire dai momenti di difficoltà. Non poteva mancare in un disco southern che si rispetti la ballad acustica e gli Smoke la piazzano al centro del disco, I’ve Got This Song, chitarra acustica e violino, “momenti buoni e momenti cattivi”, la voce narrante ci guida in questo viaggio che è la vita di tutti i giorni. Una canzone che non ha nulla di originale ma è la qualità che fa la differenza e i ragazzi di Starr ne hanno da vendere. Il pezzo però che rende questo disco probabilmente il miglior disco degli Smoke dai tempi del meraviglioso The Whippoorwill del 2012, è I’ll Keep Ramblin’. Un brano scritto e suonato assieme al mago della pedal-steel Robert Randolph, un testo che parla della vita sulla strada, un pezzo southern rock di quelli che ti fanno ballare, con un riff tagliente e sporco, le tastiere ed un bellissimo coro gospel centrale che le danno quel sapore roots che non lascerà facilmente le vostre casse. Bellissima. In Let Me Down Easy, un’altra splendida canzone acustica dall’anima country di quelle che pochi sanno scrivere risultando così credibili, c’è un’altra riuscitissima collaborazione quella con Amanda Shires, artista del genere americana, moglie di Jason Isbell, che con la sua voce intensa da alla canzone ulteriore carattere. Le collaborazioni che danno al disco forse quel non so che in più, non sono finite e anzi a chiusura di questo splendido disco, i Blackberry Smoke mettono forse la più riuscita : Mother Mountain assieme a quel duo geniale che sono i Wood Brothers. Un pezzo che è sì acustico ma acustico  alla maniera dei Wood, con diverse linee vocali che si intrecciano assieme alle chitarre. Un pezzo solare, di speranza, da cantare attorno ad un falò in mezzo ai boschi con la luna a fare da spettatrice e la natura ad ispirare una grande band. La chiusura perfetta. La bandiera del southern può continuare a sventolare orgogliosa fra le note e le liriche degli Smoke e ora li aspettiamo dal vivo dove queste bellissime canzoni siamo certi avranno il loro naturale completamento e se possibile si miglioreranno. Buon ascolto.

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