“BIRDS OF FIRE” 1973: The second dream by MAHAVISHNU – di Mr. Hyde

“Birds of Fire” viene pubblicato nel 1973 e, nello stesso anno, si aggiudica il prestigioso premio della critica indetto dalla rivista americana DownBeat. Per quell’anno, John Mc Laughlin viene giudicato il miglior chitarrista, mentre all’Album della Mahavishnu  Orchestra viene assegnato lo stesso premio come migliore  Pop Album dell’anno. Un trionfo. Alcuni lo definiscono un album prog, anzi uno dei migliori album prog, altri di electric-jazz, rock-jazz, fusion e così via. Quando vengono date così tante etichette, diverse tra loro, allora vuol dire che non ci sono etichette per definire quella musica. E questo è un bene… John McLaughlin aveva fatto parte della stellare formazione di musicisti che Miles Davis aveva voluto attorno a sé per incidere i due album storici che caratterizzarono la sua svolta elettrica:
“In A Silent Way” nel 1969 e “Bitches  Brew” nel 1970.
Dall’uscita di questi due capolavori il Jazz diventava un’altra cosa. Davis ne riscrive gli stili e individua nuove forme espressive senza paura di contaminazioni con altri generi come il rock (aspetto che i puristi del jazz suoi estimatori non avrebbero mai accettato). Suonando insieme a talenti del Jazz come
H. HancockC. Corea, J. ZawinulW. ShorterT. Williams, J. DeJonette, D. Holland – tanto per fare qualche nome – l’allora ventunenne John orientato sullo swing e il blues, amante del flamenco, (passione fra l’altro condivisa con Miles) e dotato di una tecnica che tutti i chitarristi del mondo già gli riconoscevano, aveva maturato una esperienza di fondamentale peso nella sua futura carriera solistica o alla guida di un proprio gruppo. “Non suonare quello che c’è, suona quello che non c’è”…
era questo il pensiero di Miles che influenzò molta musica degli anni seguenti e fino a oggi e, di conseguenza, anche quella del giovane chitarrista inglese, almeno nella sua prima produzione.
Nel 1971 altra collaborazione con Miles in “A Tribute to Jack Johnson” e tra i musicisti, stringe amicizia con Billy Cobham, talentuoso batterista panamense. Nel frattempo l’interesse per la filosofia orientale lo spinge ad avvicinarsi a Sri Chinmoy, a sceglierlo come suo guru e a seguirlo dal  1970 al 1975.
John coinvolge in questa sua esperienza Carlos Santana e insieme frequentano il Maestro spirituale.
Sarà anche un risultato di questa esperienza la collaborazione all’album “Love, Devotion and Surrender” (Amore, Devozione e Abbandono). Dedicato a John Coltrane, l’album viene inciso nel 1972 e rappresenta pienamente un momento di intensa ispirazione, vissuto dai due amici chitarristi che ben interpretano il momento dell’Abbandono che Chinmoy definisce come…
“Quando entra una piccola goccia nell’oceano non possiamo tracciare la goccia… Diventa il possente oceano”.
Nel 1971 John fonda la Mahavishnu Orchestra
insieme a Billy Cobham, l’unico del gruppo con cui aveva condiviso precedenti collaborazioni e con il quale si sentiva a suo agio “(…) ho iniziato le prove solo con Billy Cobham. Solo con me e Billy, che suonava in maniera fantastica…”. Gli altri membri della band erano musicisti di grande valore che mai, prima d’allora, avevano suonato insieme e provenivano da esperienze musicali assolutamente diverse tra di loro.
“E’ difficile immaginare che un gruppo eterogeneo di estranei virtuali, riuniti per il business, sarebbe riuscito in primo luogo a cambiare il mondo della musica” (Billy  Cobham).
Così per la prima volta a New York, in un loft al Lower  East Side, John e Billy iniziano le prove con il resto della MAHAVISHNU Orchestra. 
Rick Laird bassista, proveniente dal jazz, esperienze precedenti con Sonny StittSonny Rollins, Brian Auger; Jan Hammer, pianista e compositore ceco, collaborazione in “Spectrum” di Billy Cobham e autore di colonne sonore di famosi Serial; Gerry Goodman, violinista d’estrazione classica. Il primo album di questa formazione è pubblicato nel 1971 – “Inner Mounting Flame”  e ottiene subito un successo strepitoso. Musica mai sentita prima. “La Mahavishnu non aveva intenzione di suonare rock. Era non andare a suonare jazz” racconta Billy Cobham. Per il batterista si trattava di fusion, intesa come commistione di generi diversi. Non sapevamo di stare per intraprendere un viaggio che avrebbe fissato standards musicali ancora oggi in vigore” (Billy Cobham – 2005).
L’album Birds Of Fire”, pubblicato nel 1973, replica e amplifica enormemente il successo di
“Inner Mounting Flame”.  
Ovviamente, mentre il primo fu una grande sorpresa, il secondo fu una grande conferma. Della breve carriera di questo Ensemble i due album rappresentano la migliore produzione e sicuramente quella maggiormente ricordata da appassionati e critici. Vale la pena quindi ascoltare l’album con calma cercando di lasciarsi andare nel mondo fantastico che viene descritto e godere delle sensazioni che via via i brani contenuti sprigionano. Il brano omonimo Birds Of Fire apre l’album: pesanti colpi di gong annunciano l’entrata nel tempio della musica al cospetto della Mahavishnu (nome spirituale dato dal guru Chinmoy a McLaughlin). Inizio sontuoso nel quale la chitarra elettrica di John e il violino di Jerry Goodman partono per un reciproco inseguimento lungo un percorso frenetico durante il quale a volte si incontrano sul leitmotiv all’unisono per poi staccarsi alternandosi in tiratissime parti solistiche. Una corsa mozzafiato.
Miles Behind è un omaggio a Miles Davis. Così come Miles aveva fatto per John McLaughlin in “Bitches Brew”
John, probabilmente ricordando il titolo Miles Ahead, ha voluto pensare questo brano come una continuazione del percorso intrapreso dal suo guru musicale.
In Celestial Terrestrial Commuters si riprende la corsa iniziata in Bird Of Fire, arricchita dalle sonorità folk espresse da Jerry al violino. Nel brevissimo intermezzo spaziale Sapphire Bullets of Pure Love volano pallottole zaffiro di puro amore, per atterrare subito in Thousand Island Park e trovarsi dentro una scena diversa completamente acustica… forse un ricordo. John questa volta imbraccia la chitarra classica e si abbandona alla sua passione per quelle tipiche atmosfere tinte di flamenco e di blues, accompagnato solamente al pianoforte da Jan. 
Hope è un fraseggio ripetuto varie volte… un tema che non trova soluzione di continuità… come un giorno che nasce e muore, rimandando al successivo tutto quello che non si è potuto realizzare. In One World trova il suo maggiore risalto la sezione ritmica della Band. Billy rende un’ampia dimostrazione della sua potenza e della sua classe… nell’unico assolo di tutto l’album.
Un altro pezzo molto devisiano, vicino alle atmosfere elettriche di “Bitches Brew”.
Il momento della rivelazione finale è Sanctuary. John decide di abbassare il numero  di note suonate al secondo e molte di queste arrivano a segno penetrando  ancora più profondamente. Un tema di forte impatto emotivo. I bagliori della fine del mondo visti al tramonto dalla cima di un grattacielo nella Grande Mela.
Open Country Joe è una escursione  tra spensierate  feste di paese dal sapore di zucchero filato e odore di carne alla griglia, in contrasto con gli  scenari frenetici della metropoli. L’album termina con Resolution, un atmosfera che oggi definiremmo prog, il cui tema è rappresentato da una stessa frase musicale ripetuta su tonalità crescenti fino alla conclusione che non risolve e che lascia in sospeso… come una promessa di continuare a raccontare.
La spiritualità e la passionalità animano le trame compositive di John Mc Laughlin. La dinamica della sua musica è innescata dall’incontro/scontro fra il suo lirismo che è trascendentale e il suo blues che è sanguigno, umano, terreno.
“Charley Parker assomigliava a Buddha (…)” (tratto da Mexico City Blues di Jack Kerouak).

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