Billy Wilder: “L’Appartamento” (1960) – di Marina Marino

Se George Cukor viene definito il regista delle donne, guardando qui Shirley MacLaine diretta da Billy Wilder si ha la riprova ennesima di quanto definire sia non solo limitare, ma fuorviare. Da attrice splendida ne ha fatto, funambolicamente, una donna vera, reale, con i  dubbi, le delusioni, i ripensamenti, gli slanci e gli abbandoni di una donna. “L’Appartamento” (The Apartment 1960) ha fatto incetta di Oscar, premi, riconoscimenti, ha ispirato commedie e rifacimenti ma, a colpire ancora oggi, è l’alchimia della coppia Jack Lemmon e Shirley MacLaine che recitano una commedia soffusa di malinconia come se danzassero. C.C. Baxter (uno strepitoso Jack Lemmon), impiegato a New York, presta il suo appartamento ai dirigenti per sesso extra-talamo, sesso veloce, fugace; e lo fa in ogni circostanza, buttandosi dal letto in pieno sonno, per passeggiare sotto la pioggia gelida; si espone ai pettegolezzi dei vicini, spia, solo, le vite degli altri, restandone al margine invalicabile. Perché lo fa? Ambizione, piaggeria, sembrerebbe. Forse timidezza, debolezza di carattere, incapacità di dire no: di lui sappiamo poco, tranne che probabilmente nella vita ha detto, obtorto collo, troppi sì. Con Fran Kubelik (Shirley MacLaine), ascensorista dell’azienda, non è un colpo di fulmine, ma si notano. Lui nota il suo taglio di capelli, il fiore che le appunta ogni giorno sul bavero; lei nota invece che è il solo a mostrarle rispetto, togliendosi il cappello.  È L’amore e la crescita personale di due adulti. Lui ne è innamorato, lei, ama, facendosi usare, umiliare e manipolare il suo capo, Jeff Sheldrake (Fred MacMurray). Non è stupida, lo sa (“Lui è un piglione, sa solo prendere senza dare, ma che posso farci? Lo amo”) Ahimè, molte donne cui non difettano valore e comprendonio, in certe situazioni li perdono del tutto. Il suo amante, sposato e padre, è un fedifrago seriale, promette un divorzio che non vuole, illude per deludere. Fran si incontra con lui, un ultimo appuntamento (Lui: “Ti sei tagliata i capelli? Prima mi piacevi di più”. Lei: “Peccato, sapendolo te ne avrei conservato una ciocca”). Finiscono nell’appartamento di “Ciccibello”: così sprezzantemente chiamato, Baxter, dai superiori nella versione italiana, che lo usano e lo disprezzano. Di quanti impossibili nodi gordiani è composto l’animo umano? Questo è un dramma girato con leggerezza sapiente. Persino il tentativo di suicidio di Fran in casa di Baxter la vigilia di Natale, è cesellato con sensibilità e stile; sarà lui a prendersene cura, a vegliarla, a salvarle la vita: l’amante è in ansia solo per un possibile scandalo. Fran ha accanto un piccolo eroe senza armatura che la spinge a giocare a ramino. Lei sfiora la morte mentre il suo “piglione”, la mattina di Natale spacchetta i regali sotto l’albero, in giacca da camera, con i figli che gli sono quasi estranei. Questa scena è dolorosamente frequente e familiare nella letteratura, nel cinema, nella vita e nei ricordi di alcuni tra noi. Una brusca virata: la moglie del “piglione”, informata da una segretaria non tentenna, lo caccia di casa. Potrebbe essere il futuro sperato da Fran, ma lei è cambiata, sceglie e distingue, la sera di Capodanno lascia la festa per tornare da un Baxter in pieno trasloco: lascia casa e lavoro, si sono amalgamati e trasformati a vicenda, senza dirselo. Sorridono, giocano a ramino, si ritrovano: è un amore dalle radici lunghe e splendenti, parlano gli sguardi ma nella storia non si scambiano neanche un bacio. Bello qui, vedere Fran, giovane donna sessualmente attiva e nubile essere definita “una ragazza perbene” (nell’America puritana del 1960). Wilder fa di questi personaggi dei giganti fragili, confusi, che mostrano anche il loro lato peggiore. Fran che ama uno specchio rotto (“Lo preferisco così, mi ci vedo come mi sento”). Fran Baxter: due circondati da una folla di comprimari sbozzati con l’accetta, uomini meschini e laidi, donne che si incollano a ogni possibile stereotipo, del genere: “Tutte puttane tranne mia madre e mia sorella”. Non si dimentica la scena della natalizia festa aziendaleun’orgia di alcool, sesso e solitudine. Siamo in periodo prenatalizio, fatevi un dono e una buona azione: guardate questo film con un sorriso segreto, lieve, caldo. Fatelo.

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