Billy F. Gibbons “The Big Bad Blues” (2018) – di Claudio Trezzani

La prima cosa che viene in mente, fin dalla prima canzone di questo nuovo lavoro del mitico texano dalla barba extra-lunga è: era ora! Perché il buon Billy Gibbons, che è nel business con la sua band, i mitologici ZZ Top, ormai da oltre 45 anni (lui 69enne), in tutta la sua illustre e celebratissima carriera non era mai veramente attraccato in questi lidi sporchi e polverosi che lo avevano ispirato fin dagli albori: il vero blues, quello scarno, diretto, divertente e coinvolgente, quello da cui ha preso anche quattro degli undici pezzi di questo lavoro che sono cover dei “Padri” Muddy Waters, Jerome Green e Bo Diddley. Eravamo davvero preoccupati: il buon Billy, che già con la sua band texana fino al midollo aveva pericolosamente permesso agli “anni 80” di invadere il proprio sound, sfornando dischi per chi vi parla evitabili (per usare un eufemismo). Nel 2015, al suo debutto solista, aveva deluso le aspettative con “Perfectamundo”, dove aveva tentato, fallendo, di mescolare blues, musica caraibica e altre influenze che ne hanno annacquato il risultato. Brutto scivolone… ma torniamo a questo bel disco: basta l’ascolto di Missin’ Yo’ Kissin’ per rilassarci e preoccuparci solo della polvere del deserto del Texas che invade la nostra stanza. La chitarra suonata col Suo stile tipico, grattugia note, ilblues con la barba” che tanto ha fatto amare gli ZZ Top, trova in questa canzone l’espressione migliore. Divertente come non si sentiva da tempo… ci era mancato questo sound! Billy Gibbons non inventa musica, non cerca di stupire: suona quello che ha sempre suonato e amato e lo fa alla grande, come nella cover di Muddy Waters Standing Around Crying, un fantastico blues trascinato, con la voce che grattugia l’aria più della chitarra e l’armonica che ci fa piombare in una piantagione di cotone della Louisiana. Lui è sempre stato un Maestro del blues ed è quello che ci aspettiamo dalla sua barba e dalla sua Gibson. La noia non è nemmeno presa in considerazione, provate a stare fermi con il blues rockeggiante di That’s What She Said se ce la fate, non si può. Quando parte il riff capiamo perché il lavoro che Gibbons ha prodotto negli anni è importante, perché il suono che esce dalla sua sei corde lo ha in pratica inventato Lui: lo ascolti e sai che è inconfondibile, direttamente da Houston. Se amiamo il blues sporco e gli ZZ Top, se non abbiamo paura di divertirci, mettiamo su The Big Bad Blues, dimentichiamoci l’originalità e pensiamo alla qualità del suono e della voce… non ci resta che inchinarci davanti ad un mito vero del rock americano degli ultimi 40 anni, bentornato Billy! Buon ascolto.

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