Billy Craig: “Psychedelic Rodeo” (2016) – di Capitan Delirio

Fin dal titolo dell’ultimo album di Billy Craig, “Psychedelic Rodeo” si è immediatamente proiettati nella dimensione selvaggia e desolante delle praterie sconfinate degli stati americani rurali, dove quello che conta è il duro lavoro nei campi, la cura del bestiame nei ranch, e come tradizione vuole, serate passate nei saloon, a bere birra ghiacciata e ballare a ritmo di brani country. Billy, nato e cresciuto a Detroit nel Michigan, si auto-elegge portavoce della tradizione musicale del suo paese. In “Psychedelic Rodeo” (il titolo è programmatico), si declinano, infatti, tutte le sfumature del genere country, anche se le sonorità roots vengono dirottate anche verso il rockabilly e il rock vero e proprio. Il sound totale risulta, così, molto più vario e di ampio respiro rispetto a quello che ci si può aspettare. Billy ci tiene a elaborare piacevoli melodie che possano veicolare i suoi testi densi di messaggi e valori in cui crede con tutto sé stesso.
Ogni brano è perfettamente studiato per potersi esprimere nel suo linguaggio preferito che è quello che si sviluppa nel rapporto intenso tra le sue dita e le corde della chitarra. Ne nasce una sonorità robusta, muscolare, energica.
Si avverte pienamente che Billy Craig si è formato facendo la sua gavetta dal vivo, passando dai locali più fumosi ai palchi più ambiti. Come mostra la copertina dell’album è la chitarra l’eletta (e diletta) protagonista del contesto e di certo fa la sua bellissima figura sia all’occhio che all’orecchio. In tal senso, si può apprezzare The Roadster, il pezzo strumentale che chiosa l’album che, grazie alla tecnica rotolante di Billy, fornisce la diretta sensazione di scorrazzare su una strada deserta, col vento in faccia e la libertà che sfila tra le braccia. I sopraffini assoli alla chitarra compensano momenti in cui il songwriter cede alla tentazione di imboccare una strada radio frendly e in scaletta sono svariati gli ammiccamenti a soluzioni decisamente orecchiabili; tuttavia, è gradevole e riuscita l’alternanza tra brani dal ritmo sostenuto e ballate romantiche; un contrappunto questo, frutto probabilmente, dell’esperienza maturata con i due precedenti Full Lenght, “Next Exit Paradise” e “This Side Of Somewhere”, che hanno gettato le basi per il lancio nazionale di Billy. Vanno menzionati, per il buon equilibrio tra melodia, originalità e utilizzo degli strumenti, Strong, Tools, It Is What It Is, Breakout, All Roads, This Old Radio e il congedo senza addii lacrimosi del già citato pezzo finale. “Psychedelic Rodeo” è, alla resa dei conti, un disco che dimostra come si possa rimanere legati alle radici, pur strizzando l’occhio a un sound capace di incontrare il gusto di un pubblico più mainstream.

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