Billie Holiday: “Strange Fruit” – di Spiritualized Loris

Questa è la storia di una pagina della Musica che ancor oggi suscita un ricordo tristissimo, amplificato da un presente che non è poi tanto diverso dall’epoca di quei tragici fatti. Un singolo brano… poiché a volte ne basta uno solo per comprendere la vita, le grandezze e le miserie degli esseri umani, l’arte e la sensibilità di chi lo ha composto e di colei che lo ha interpretato. Per raccontarlo, come un marchio a fuoco indelebile, bisogna tornare indietro negli anni, al 1939… ben settantasette anni fa. In Europa, la Germania nazista stava per invadere la Polonia, dando così l’avvio alla seconda guerra mondiale e sprigionando un uragano di odio e violenza razziale mai visti, mai concepiti da mente umana sino ad allora. Il seme del razzismo però veniva da ben più lontano. Negli Stati Uniti proprio in quell’anno i cinematografi proiettavano di continuo il famoso film Via col vento, come fosse una storia d’amore contornata da una pacifica, onesta e rispettosa convivenza della comunità nera con i padroni bianchi del Sud. Niente di più falso e rassicurante per la middle class americana.
A spezzare questa falsa visione idilliaca bastò la voce inconfondibile di una ventiquattrenne di colore che aveva scelto il nome d’arte di Billie Holiday (al secolo Elonora Fagan). Al Cafè Society di New York, proprio nel 1939, intonò per la prima volta Strange Fruit (Strano Frutto). In origine un testo pensato per i cosiddetti “bianchi radicali”, dalla natura sotterranea, drammatica, connessa intimamente al suo autore, Abel Meeropol; il quale, da membro del partito comunista americano, fu costretto a scriverla sotto falso nome, con lo pseudonimo di Lewis Allan e pubblicarla in forma di poem, prima sulla rivista New York Teacher’s e poi sul giornale filo-marxista New Masses. Meeropol era un insegnante ebreo di New York che in seguito prenderà in adozione i figli di Ethel e Julius Rosenberg, la coppia che fu condannata a morte nel 1953 perché accusata di spionaggio a favore dell’Unione Sovietica.
Abel scrisse Strange Fruit dopo aver visto una fotografia del linciaggio di Abraham Smith e Thomas Shipp, due neri delle piantagioni del Sud, impiccati il 7 agosto del 1930 a Marion, cittadina dello stato dell’Indiana. Quella visione lo scosse a lungo e non lo abbandono mai. Più che un testo destinato poi alla musica Strange Fruit sembrava una vera e propria fotografia, un terribile manifesto sugli orrori che il popolo nero americano era costretto a subire. La sofferta interpretazione piena di pause, acre e intensa di Billie Holiday, rese la canzone un potente lamento da sbattere in faccia a quel razzismo, tanto vigliacco e ottuso da commettere, in nome della giustizia, crimini tanto efferati.
Purtroppo però la denuncia razziale era ancora un tabu per l’epoca. 
Nei decenni successivi la canzone – che il grande critico Leonard Feather aveva definito “la prima significativa protesta in parole e musica, il primo lamento non tacito contro il razzismo”  scivolò nel limbo, ricordata solo dagli appassionati di Jazz, dai fans della cantante e dai veterani dei diritti civili. Strange Fruit fu un passaggio importante, catartico e fondamentale, perché combinava per la prima volta nella storia Americana del ‘900, la cruda realtà di una persecuzione razziale di esseri umani contro loro simili e, nello stesso tempo, la volontà  di resistere, al centro della cultura musicale dei neri, in un mondo dominato dai bianchi. Abel Mereropool e Billie Holiday, non solo abbattono dalle fondamenta il tentativo fasullo e buonista dei media statunitensi, ma avviano un processo inarrestabile di riappropriazione delle origini africane e del culto della diaspora che si manifesterà anni dopo col bebop e, soprattutto negli anni ’60 col free Jazz.
Strange Fruit è insomma l’elemento scatenante che alimenterà la lotta per i diritti civili del popolo del reverendo Martin Luther King. Billie Holiday cantava la canzone sempre a chiusura dei suoi spettacoli o nelle cene tra amici. Strange Fruit ancor è capace di un tale contatto fisico da lasciare l’ascoltatore nel silenzio… come se dopo non potrebbe esserci altro. Nel 1978 viene inclusa nella lista dei Grammy Hall of Fame e, successivamente, diventa Song of Century.

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Southern trees bear strange fruit,
Blood on the leaves and blood at the root,
Black bodies swinging in the southern breeze,
Strange fruit hanging from the poplar trees.

Pastoral scene of the gallant south,
The bulging eyes and the twisted mouth,
Scent of magnolias, sweet and fresh,
Then the sudden smell of burning flesh.

Here is fruit for the crows to pluck,
For the rain to gather, for the wind to suck,
For the sun to rot, for the trees to drop,
Here is a strange and bitter crop.


Gli alberi del Sud danno uno strano frutto,

Sangue sulle foglie e sangue alle radici,
Neri corpi impiccati oscillano alla brezza del Sud,
Uno strano frutto pende dai pioppi.

Una scena bucolica del valoroso Sud,
Gli occhi strabuzzati e le bocche storte,
Profumo di magnolie, dolce e fresco,
Poi improvviso l’odore di carne bruciata.

Ecco il frutto che i corvi strapperanno,
Che la pioggia raccoglierà, che il vento porterà via,
Che il sole farà marcire, che gli alberi lasceranno cadere
Ecco uno strano ed amaro raccolto.

strange fruits loris

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