BILL FRISELL – BEFORE WE WERE BORN (1989) – di Mr. Hyde

La prima volta  che ho ascoltato Bill Frisell, nel 1988 è stata ad un concerto in trio con Joe Lovano (sax) e Paul Motian (drums), un anno prima che uscisse “Before we were born” (Elektra 1989). Mi incuriosì e mi sorprese il suo modo di suonare la chitarra. Modificava i suoni attraverso una pedaliera con  effetti collegati in serie e otteneva  ritardi ed anticipi, piuttosto difficili da gestire dal vivo. Il risultato risultò per me affascinante e ipnotico. Anche il modo con cui sviluppava la parte solistica era assolutamente originale, inconsueto: non avevo mai visto nessuno suonare in quel modo.

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Questo lavoro discografico risente sicuramente anche dell’esperienza di Bill con i Naked City di John Zorn. Quest’ultimo  vi partecipa, avendo curato gli arrangiamenti di “Hard Plains Drifter” dal sottotitolo: “as I take my last breath and the noose grow tight, the incredibile events of the past  three days flash before my eyes”… ossia: “come prendo  il mio ultimo respiro e il cappio aumenta la stretta, gli eventi incredibili degli ultimi tre giorni lampeggiano davanti ai miei occhi”. Non proprio un’allegra passeggiata insomma. Ascoltando questo pezzo tenendo presente la chiave di ascolto suggerita, tutto appare più chiaro. C’è di tutto: dal free-jazz al blue grass… fino all’Hardcore punk, in una sequenza allucinata e geniale. Anche il resto dell’album è contaminato da questo virus di precarietà, sconvolgimento e humor nero. Un cibo che sta andando a male,  un quadro di Francis Bacon con figure in continua involuzione.
E poi atmosfere da The Day After in “The Lone Ranger” in cui suona la chitarra anche Arto Lindsay, ottimo musicista che ha collaborato con Laurie Anderson, David Byrne e John Zorn. Arto suona e canta anche in “Steady, Girl”  e suona in “Before We were Born”  che rende perfettamente l’idea di un viaggio nel Limbo. Segue Some Song And Dance”, titolo che raccoglie quattro momenti espressivi incollati fra di loro nervosamente, quasi caduti accidentalmente… poi raccolti e sistemati dentro uno scatolone in maniera approssimativa. ”Freddy’s Step”, capriole e ruzzoloni di clown, il cui inizio sembra ispirato da “Humpf” di Thelonius Monk.

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“Love Motel”,  stupendo blues, dilatato, rarefatto… sottofondo ideale per uno streaptease di bellezze di seconda mano dentro qualche improbabile locale situato lungo sperdute e solitarie roads americane: l’assolo di Bill strappa via l’anima e te la restituisce solo alla fine… shakerata. “Pip Squeak”, di ispirazione Zappiana, isterico e provocatorio, essenzialmente free. E infine  “Goodbye”… tangaccio disperato, esagerato e struggente. Quest’album insomma è un sorprendente collage eclettico da non perdere.

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6 pensieri riguardo “BILL FRISELL – BEFORE WE WERE BORN (1989) – di Mr. Hyde

  • febbraio 17, 2015 in 11:06 am
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    La copertina del Down Beat su Frisell col ciuffo sbarazzino..Grande!

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  • febbraio 18, 2015 in 4:12 pm
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    ciao Mr. Hyde… è ora che mi dai una mano…. facebbucche mi ha oscurato il profilo

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  • marzo 14, 2015 in 2:08 pm
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    I pezzi di Mr.Hyde sono sempre splendidi, e andrebbero esportati in molti luoghi del web. Magazzini Inesistenti è molto orgogliosa di avere un collaboratore come lui.
    leggete gente, leggete….
    c’è molto da imparare…

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