Bettie Page: la Pin up del Bondage – di Maurizio Garatti

Nashville, città il cui nome evoca scenari country, è da sempre la culla della musica legata alle radici degli Stati Uniti, immortalata anche nello splendido film di Robert Altman che ne dà una visione dissacrante e, probabilmente proprio per questo, assai più veritiera; ma è anche la città che ha dato i natali a una delle icone degli anni cinquanta, in grado di sconvolgere e rivoluzionare il sottile e ipocrita perbenismo della mid class americana, da sempre avvezza a nascondere dietro rigide maschere fredde e inerti, il pulsare della vita reale. Bettie Page, nata Bettie Mae Page, nasce appunto in quel di Nashville, il 22 aprile del 1923, figlia di Walter Roy Page e Edna Mae Pirtle, coppia americana con un passato ignoto e un futuro da divorziati che lascia poco spazio all’infanzia di Bettie e dei suoi cinque fratelli. Con l’America profondamente in crisi dopo i tragici fatti del 1929, e con la madre che già nel 1930 risulta iscritta all’anagrafe come divorziata, Bettie viene affidata assieme a due sorelle alle cure di un orfanotrofio protestante. La madre si arrangia come può, lavorando di giorno come parrucchiera e di notte come lavandaia, cercando di far fronte alle enormi difficoltà che si riversano su di lei, come sulla maggior parte della popolazione americana, aggravate in modo palese dalle molestie perpetrate dal padre proprio nei confronti della futura Pin Up. Anni duri, difficili, che segnano sicuramente la vita di tutte coloro che come lei sognano una vita migliore. Bettie però ha qualcosa in più, che la spinge oltre le comuni aspettative di ogni adolescente; ottima studentessa, e intenzionata a diventare insegnante, si rende però conto che il suo fisico e, soprattutto, la sua esuberante personalità, aspettano solamente l’occasione per portarla alla ribalta. Dopo il matrimonio con Billy Neal, suo compagno di classe, nel 1943 si muove tra Nashville, San Francisco, Miami e Port-Au-Prince (Haiti), trovando in quest’ultimo contesto una particolare affinità con la gente e la cultura dell’isola. La futura regina delle Pin Up prende coscienza della forza vitale che si sprigiona dal suo fisico. In anni nei quali la femminilità è circoscritta in canoni quasi dogmatici, Bettie entra letteralmente in contatto con il suo corpo, anche se ancora probabilmente non si rende conto delle potenzialità legate alle sue qualità fisiche e alla sua capacità di ragionare e fotografare in modo nitido il mondo che la circonda e le persone che lo popolano. Dopo essere tornata negli Stati Uniti, dove divorzia nel 1947, vive a New York mantenendosi con il lavoro di segretaria, ma è un incontro casuale avvenuto a Coney Island che le cambia la vita. Jerry Tibbs entra come un ciclone nella sua vita, cucendole addosso un personaggio destinato ad entrare nell’immaginario collettivo della società moderna: è la creazione di un mito che si autoalimenta da sempre, con innumerevoli pubblicazioni di libri (canali tematici, pagine web e tutta una serie di iniziative che in questa nuova forma, ancora oggi, riscuotono enorme consenso). Tibbs è un fotografo abile e spregiudicato che intravede da subito le qualità di Bettie e la sua disponibilità , legate a un fattore destinato a fare in seguito la differenza: una disinibizione e una spregiudicatezza che hanno pochi riscontri in altre ragazze. Con l’aiuto di Jerry, costruisce la sua iconica immagine, stirandosi i capelli, mettendo in risalto l’ampia fronte e uno sguardo che sa essere al contempo ingenuo ed erotico. In cambio della sua disponibilità il fotografo le crea il suo primo portfolio, e la inserisce nel mondo del glamour, consentendole di affermarsi in quel particolare settore che erano le foto di nudo. Regolamentate da una serie di leggi che vogliono evitare il proliferare delle foto pornografiche, queste pose vengono considerate foto artistiche e nel breve volgere di pochi mesi, Bettie si ritrova sulle pagine di riviste quali Beauty Parade, Eyefull, Wink e simili. L’America degli anni cinquanta era una realtà molto particolare; non che adesso le cose siano molto diverse, tuttavia in quegli anni il nudo era visto come un vero e proprio mondo a sé stante, fatto di viziosi e ragazze che erano considerate alla stregua delle prostitute. Bettie Page si eleva da tutto ciò grazie alla sua naturalezza: è in grado di bucare l’obbiettivo in modo inequivocabilmente erotico, ma possiede anche un’aurea di innocenza che lascia intravedere la ragazza semplice e pulita che sta dietro al glamour. Siamo di fronte alla prima vera e propria modella moderna, la capostipite di una categoria di star che, in seguito, avrebbero condizionato l’immagine della femminilità. Gli uomini scoprono la nuova frontiera del voyeurismo: lo sguardo acuto e seducente di Bettie promette loro l’appagamento dei desideri più reconditi, e il suo malizioso sorriso semplifica le loro fantasie. Ad aumentare ulteriormente la sua popolarità ci pensa un altro fotografo, Irwing Klaw, che la introduce al Bondage e al BDSM. Il fotografo è un pioniere nel suo genere, e crea scenari fetish con modelle vestite in modo adeguato: lingerie molto sexy, scarpe con tacchi da vertigine, velatissime calze nere, e la presenza di fruste, corde e guinzagli di varia natura; un armamentario molto particolare che ha un numero impressionante di estimatori, con il quale Bettie si trova immediatamente a proprio agio, diventando di fatto regina incontrastata del genere. Creando veri e propri cataloghi di immagini, che vendono venduti e inviati per posta. Irwing Klaw scatta foto destinate a divenire, col passare degli anni, iconiche immagini di un fenomeno che, emergendo dal sottobosco della cultura underground, si sta facendo di massa. In questo contesto, negli anni centrali del decennio (i cinquanta), Bettie Page costruisce la sua fama imperitura, generando tutta una serie di cloni che alimenteranno per anni le fantasie erotiche di intere generazioni di uomini. Era nata la Regina del Bondage. Le sue gesta verranno celebrate a lungo, come avremo modo di vedere prossimamente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *