Beth Hart: “Live At The Royal Albert Hall ” (2018) – di Claudio Trezzani

Ci sono voluti alcuni album e parecchia acqua sotto i ponti ma alla fine ce l’ha fatta e, oggi, Beth Hart è, a nostro parere, la migliore voce femminile del blues e del rock al mondo. Una maturazione lenta che ha avuto nella collaborazione con il grande Joe Bonamassa la scintilla che serviva a Beth per completarsi. Proprio dopo il terzo splendido disco in studio con il “guitar hero”, Black Coffee” (2018), Beth Hart ha avuto un riconoscimento importante per la sua straordinaria carriera come voce femminile ai Blues Awards. Beth ha poi mutuato da Bonamassa la prolificità associata alla qualità: è alla terza produzione del 2018 con incisioni davvero notevoli. Il live di cui ci accingiamo a parlare ha nella sua location un ulteriore sigillo di qualità: la sontuosa Royal Albert Hall di Londra che è stata protagonista di alcuni fra i migliori live di tutti i tempi. Accompagnata da un trio di musicisti di assoluto valore, Jon Nichols (chitarra), Bob Marinelli (basso) e Bill Ransom (batteria), Beth inizia questo concerto con una versione solo voce della sua As Long As I Have A Song. Da brividi, potente suadente e coraggiosa; ormai conscia della sua presa sul pubblico, lascia poi esplodere un blues rock d’impatto, For My Friend (una canzone del grande Bill Withers), producendo tutta la sensualità e la potenza che la contraddistinguono. Impossibile (o quasi) oggi trovare una cantante così nel panorama musicale: un impatto sonoro e visivo davvero senza freni e senza cali di intensità. Nel disco c’è spazio per tanti generi musicali: il carattere di Beth Hart padroneggia alla grande il rock, il blues e anche il soul sfumato di jazz, come in Close To My Fire,  salvo poi scatenarsi ed eccitare il pubblico con Bang Bang Boom Boom, uno dei suoi successi più conosciuti e amati che inizia come una festa western nella quale è lei stessa a dirigere pianoforte e voce: trascinante e sexy come un Orient Express a tutta velocità. Le emozioni sono incessanti, e la voce della singer americana ha il totale controllo della sala.  Beth lo sa, anche quando tocca temi assolutamente personali, come il suo rapporto con Dio in Spirit of God, un fantastico blues sorretto ancora una volta dalle sue incredibili capacità canore. Quando l’eccitazione della platea pare debordare, come una navigata cowgirl Beth Hart tira le redini e rallenta con la toccante canzone scritta per sua madre e per la mitica Billie HolidayBaddest Blues toglie il respiro al pubblico che ormai è preda della sua voce. A seguire un’altro pezzo emozionante e autobiografico, Sister Heroine, scritta per la sorella scomparsa: una ballata pianoforte e voce con un riuscitissimo assolo di Jon Nichols che mette la ciliegina su una torta pressoché perfetta. Le canzoni, come le emozioni regalate dal disco, andrebbero davvero menzionate tutte: l’ottovolante musicale sperimentato dai presenti a questo concerto (il 4 maggio 2018) è davvero unico. La stupenda cover di Laverne BakerSaved (tratta da “Black Coffee”) è  un blues rock trascinato da una prestazione vocale ancora una volta oltre ogni limite. Beth coinvolge il pubblico con canzoni movimentate, ma quando sceglie di rallentare con brani solo pianoforte e voce, come nel caso di Take It Easy On Me e Leave The Light On, lascia comunque senza fiato. Emoziona e si emoziona e poi, con il marito sul palco esegue la stupenda My California, in teoria ultima canzone di un concerto incredibile. Dopo i consueti bis si toccano le 2 ore di musica, 23 pezzi e ci si congeda con un brano blues che sa di antico, Caught On The Rain, ennesima piroetta  emozionale che la voce di Beth guida con sapienza. La perfetta conclusione di un concerto perfetto, di un’Artista che ha ormai raggiunto la sua personale vetta… forse cercare una degna erede di Janis non è più necessario…

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