Beth Hart & Joe Bonamassa: “Black Coffee” (2018) – di Claudio Trezzani

Ecco, avete davanti forse una delle collaborazioni musicali meglio riuscite della storia della musica. Lei è la voce del rock e del blues americano, l’erede designata di Janis Joplin, la voce più calda ed emozionante del panorama musicale e lui l’allievo prediletto del compianto B.B. King. Un connubio che trae il meglio dai due, un incastro perfetto che in questo nuovo album raggiunge la perfetta alchimia. Le undici canzoni sono un susseguirsi di pezzi di artisti da brivido: Ella Fitzgerald, Edgar Winter, Lavern Baker, Ike & Tina Turner, Lucinda Williams… ma nessuna delle versioni proposte dai nostri eroi risulta già sentita o superflua anzi, le immortali note prendono nuova vita sotto la sapiente cura del leggendario produttore Kevin Shirley. Il disco ondeggia fra il classico blues e il soul, fra il cristallino talento chitarristico di Joe Bonamassa (che ormai è a tutti gli effetti il riferimento della musica del diavolo del ventunesimo secolo) e la incredibile ugola di Beth Hart, che stupisce per versatilità e intensità. Il tutto condito da una sezione di fiati spettacolare. Fra i pezzi segnaliamo sicuramente la title track, un blues fumigante con un riff che ti prende da subito e Beth Hart che con il suo urlare ti entra dentro. La fusione dei due artisti è totale, sembrano fatti solo per stare assieme in un disco. La canzone che maggiormente fa risaltare la versatilità della voce di Beth è la incredibile versione di Lullaby of The Leaves, un pezzo originariamente registrato da Ella Fitzgerald. Non sfigurare già sarebbe un risultato ottimo ma la Nostra si supera e sfodera una prestazione che mette i brividi. Se siete amanti del cinema sicuramente riconoscerete la cover successiva, Why Don’t You Do Right, pezzo di Kansas Joe McCoy, assurto agli onori delle cronache di fine anni 80 per essere stata la colonna sonora del balletto di Jessica Rabbit al Club Inchiostro e Tempera nel cartoonChi ha Incastrato Roger Rabbit?” (1988). Ecco, se già la canzone era un bellissimo jazz-blues qui la chitarra e la voce la rendono ancora più emozionante e trascinante. Non vediamo l’ora di vederla eseguire dal vivo e magari vedere l’avvenente cantante americana scatenarsi nel famoso balletto vestita di rosso… chissà. Un disco che non conosce flessioni, anzi, le emozioni aumentano con la meravigliosa versione blues-soul-rock di Sitting on the Top of The World, pezzo registrato da artisti come B.B.King, Cream, Ray Charles, tanto per citarne alcuni… e poi che dire della pazzesca versione di Joy di Lucinda Williams? Impossibile restare fermi, un groove che ti prende e non ti molla. Bisognerebbe a questo punto citarle tutte. Non scherzo. Gli assoli di Joe Bonamassa come d’abitudine non sono mai esagerati o fini a sé stessi ma sempre dotati di una classe e di un’intensità che sono appannaggio di pochi eletti. Un disco suonato e cantato da due artisti che ormai sono una cosa sola quando sono assieme… emozionante, trascinante e con una produzione davvero all’altezza della situazione. Quanto ai due artisti possiamo solo ribadire che da soli sono ottimi ma assieme sono perfetti. Buon ascolto.

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