Beth Hart: “Fire on The Floor” (2016) – di Claudio Trezzani

Non è un caso che Beth Hart sia stata protagonista di duetti con artisti del calibro di Joe Bonamassa e Jeff Beck, e proprio in questa sua ultima fatica discografica ci dimostra che queste sue “frequentazioni” hanno completato la sua crescita artistica. Ora, la sua voce intensa, potente e sensuale si trova a proprio agio sia in canzoni blues classiche ma anche in pezzi rock e pop, e non sfigura nemmeno in pezzi più vicini al Jazz. Una cantante completa, con una presenza scenica live che la accosta, in quanto a carisma e bravura, alla più grande singer rock di sempre: Janis Joplin (e fidatevi, il paragone non è blasfemo). Superato un momento difficile, dopo l’ottimo “Better Than Home”, con la perdita per una malattia del produttore del disco, la Beth ci regala un lavoro che trasuda positività ed energia fin dalla traccia di apertura, Jazz Man, un blues accattivante che starebbe benissimo in un disco di Billie Holiday.
Chapeau. Il secondo pezzo, Love Gangster, invece, sconfina in un rock intenso, con la chitarra di Mike Landau in evidenza e la voce di Beth Hart che non sfigura mai, nemmeno quando la canzone improvvisamente rallenta. Sembra a suo agio in qualsiasi ambito, una crescita evidente. Nella successiva Coca Cola, chiudete gli occhi e diteci se per carisma ironia e sfacciataggine non assomiglia alla sexy Janis da Port Arthur, pazzesca somiglianza artistica. Stupendo anche l’assolo blues rock. Anche nelle canzoni più “leggere” per contenuti, come la successiva Let’s Get Together, un brano a metà fra soul e pop con un testo molto romantico e una bella sezione fiati, l’interpretazione di Beth non è mai banale o scontata, anzi si conferma l’arma in più. Fra canzoni blues rock più cadenzate o più “tirate”, Love is A Lie e Fat Man (quest’ultima sembra un’outtake dalle collaborazioni con Bonamassa e Beck) il disco scorre piacevole e le emozioni non mancano. Non ci sono cali di tensione o ispirazione, e la title-track piazzata lì nel mezzo del disco, segna il punto compositivo e interpretativo più alto. Una canzone dall’andamento sofferto, un amore che consuma, che brucia, l’organo che accompagna la voce ora sensuale ora potente di Beth Hart, il breve solo di chitarra che aggiunge ma non esagera: una canzone emozionante, erano anni che una voce femminile non regalava una performance così intensa, che vale da sola l’ascolto del disco. 
L’incisione è un continuo oscillare fra il rock e il blues più intenso e sofferto, la Band è un tutt’uno con la stupenda voce di Beth, che gli strumenti sostengono e completano perfettamente. Tutto al posto giusto, al momento giusto. Se  Beth Hart con questo lavoro voleva comunicarci che il periodo buio è alle spalle, ci è riuscita alla grande, con uno stile ormai decisamente riconoscibile. Pochi artisti, nel panorama musicale moderno, riescono a essere così originali, pur battendo strade ormai note, alle quali sembrerebbe difficile poter aggiungere qualcosa di nuovo. Janis sarebbe fiera di questa sensuale ed esplosiva californiana che ne ha raccolto il testimone e lo sta portando avanti con talento e originalità.

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