Beppe Quirici… l’invisibile – di Alessandro Menabue

Era l’estate del 1998 ed assieme a mia moglie stavo compiendo un breve viaggio nella mia amata Liguria. Avevamo da poco abbandonato l’autostrada e ci stavamo dirigendo verso Lerici o Portovenere, non ricordo bene, quando dopo avere superato un costone di roccia si aprì ai nostri occhi la vista del mare.
A rendere particolarmente emozionante quel momento furono i versi della canzone che stavamo ascoltando: “dietro una curva improvvisamente il mare”. Il brano, come qualcuno avrà intuito, era Questi Posti Davanti Al Mare di Ivano Fossati nella versione live pubblicata su “Dal Vivo Vol.1” nel 1993. Ai tempi di quell’album (a cui dopo pochi mesi fece seguito un secondo volume) Fossati era in uno straordinario stato di grazia: si era già affermato da alcuni anni come uno dei massimi cantautori della sua generazione, il suo repertorio poteva già contare su buona parte dei suoi grandi classici ed era accompagnato in tour da una Band di musicisti eccellenti, senza dubbio i migliori con cui ha suonato durante la sua carriera. Una delle Band meglio assortite nel panorama cantautorale italiano di sempre:
Mario Arcari ai fiati, Stefano Melone alle tastiere, Armando Corsi alle chitarre, Elio Rivagli alla batteria e Beppe Quirici al basso. Quirici era per Fossati qualcosa di più di un “fratello musicista”: la loro prima collaborazione risaliva al 1979 ma fu durante gli anni 90 che il suo ruolo si fece sempre più importante.
Beppe si occupò della produzione e degli arrangiamenti di tutti gli album e relativi tour compresi quelli tra “Lindbergh” (1992) e “La Disciplina Della Terra” (2000) contribuendo in maniera determinante a conferire alla musica di Ivano un suono profondo, meditato, mai scontato e ancora oggi attuale. Se quegli album sono invecchiati incredibilmente bene è anche merito suo. Durante gli anni del sodalizio con Fossati, Quirici si occupò anche di altre produzioni importanti come “Sul Confine” di Cristiano De André, “Argilla” di Ornella Vanoni e parte dell’album “L’Impazienza” degli Yo Yo Mundi. Chiusa l’esperienza con Ivano, collaborò con Carlo Fava, Noa, ancora gli Yo Yo Mundi e, soprattutto, con Giorgio Gaber per il quale si occupò della produzione dei suoi ultimi due album: “La Mia Generazione Ha Perso” e “Io Non Mi Sento Italiano”. Tutti i suoi lavori sono accomunati dalla grande eleganza delle soluzioni sonore nelle quali sembra di toccare quella Genova che lo aveva visto nascere nel 1954 e lo salutò il 31 marzo del 2009. Come assiduo frequentatore dei concerti di Ivano ebbi modo di incontrare Beppe Quirici in numerose occasioni: pur non potendo certo affermare di averlo conosciuto bene, l’impressione che mi diede fu quella di una persona schiva, timida e dedita totalmente al suo lavoro. In una parola, rigorosa. Non credo che amasse particolarmente i riflettori. Il mio personale ricordo di lui sul palco è quello della sua silhouette quasi sempre avvolta dall’ombra, volutamente defilata. Entrava ed usciva dal palco senza farsi notare, quello che aveva da dire lo lasciava esprimere al basso, al contrabbasso e talvolta – soprattutto negli anni di “Macramé” e “Time And Silence”, quando Fossati aveva deciso di rintanarsi dietro al pianoforte – la chitarra acustica. Di tanto in tanto capitava che una luce gli illuminasse il volto e in quei pochi secondi lo si poteva vedere sorridere mentre suonava le sue note, felice di fare ciò che amava… e noi eravamo felici di ascoltarlo.

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