Benjamin Christensen: “La stregoneria attraverso i secoli” (1922) – di Maurizio Fierro

Nel 1922 il regista e attore danese Benjamin Christensen dirige “Häxan” (Strega in lingua svedese), ovvero “La Stregoneria attraverso i secoli“, inconsueto focus storico sull’occultismo medievale in cui alla fiction si alterna l’excursus documentaristico. Inquisizione e stregoneria, protagonisti dei sette capitoli in cui è suddivisa la pellicola, sono rappresentate attraverso immagini dal forte impatto emotivo, grazie al talento artigianale dei tecnici svedesi e all’ottimo lavoro del direttore alla fotografia, Johan Ankerstjerne, capace, per esempio, di rendere con grande efficacia il volo delle streghe verso il sabba.  Costantemente evocata dal regista, l’istituzione Chiesa è la convitata di pietra che aleggia per tutti i 105 minuti della proiezione. D’altra parte, l’Inquisizione è stato il più grandioso romanzo dell’orrore che sia mai stato scritto… una fantasmagoria a più mani in cui una fantasia dall’amaro sapore di perfidia ha ispirato le centinaia di “zelanti scrittori” che, per più di sei secoli (in Spagna fu abolita solo nel 1834), si sono avvicendati alla sua stesura… dai domenicani ai francescani fino ai gesuiti. Una perfetta e micidiale macchina di repressione ha dominato gran parte dell’Europa utilizzando la fede per ottenere potere e accumulare ricchezza. Nel film, Christensen non ci risparmia immagini forti, dai sacrifici di neonati, agli accoppiamenti fra demoni e satiri, in una iconografia macabra che rimanda a certe tele di Hieronymus Bosch. Non si contano gli strumenti di tortura utilizzati da monaci coscienziosi: dall’obbligo di indossare gli abiti da penitente (il tristemente famoso San Benito) alle pubbliche frustate, dalle camere del tormento (il codice dell’Inquisizione prevede la presenza, insieme ai torturatori mascherati, di un notaio apostolico e di due inquisitori adibiti a raccogliere le confessioni) al supplizio dell’acqua… fino, in un crescendo di intensità, ai roghi per le colpe più gravi, con la consolazione dello strozzamento preventivo… ma solo in caso di pentimento strappato all’ultimo istante: altrimenti si arde da vivi. Luterani e maomettani, ebrei ed eretici di varia natura (dai Donatisti agli Adamiti), bigami e bestemmiatori, fornicatori ma, più in generale, tutte le persone che possono destare qualche sospetto di empietà, diventano le vittime di un sistema penitenziale edificato sul dolore. Oltre all’Inquisizione, nella pellicola viene dato ampio risalto al sabba: una fantasia che provoca la grande caccia alle streghe. Anticipando un vezzo che sarà in seguito imitato da molti suoi colleghi, in un capitolo del film Christensen si ritaglia un piccolo ma significativo cameo interpretando Satana… il suo richiamo notturno attira una donna che, non opponendo resistenza, gli si concede. La stregoneria comincia a essere considerata opera del Diavolo a partire dal XIV secolo, quando viene elevata a eresia e soggetta alle “amorevoli” cure dell’Inquisizione. Ai tempi di Plinio il Vecchio sono le striges (donne trasformate in uccelli rapaci; a partire dall’Alto Medioevo assumono fattezze umane diventando lamie, rapitrici di bambini e, come nel dipinto di Herbert James Draper, raffigurate per metà donna e metà animale. Nel terzo capitolo del film si vede una anziana donna accusata di stregoneria che, sfinita dalle torture, descrive il sabba. Probabilmente generata dalla persecuzione dei valdesi, la presenza del sabba si riscontra nei documenti processuali a partire dal 1420, e racchiude l’idea blasfema dell’uguaglianza fra Dio e il Diavolo, con quest’ultimo padrone del mondo terreno. Nei processi viene usata la procedura inquisitoria, con tremende torture inflitte da coscienziosi magistrati laici (da Corrado di Marburgo ad Alberto Cattaneo) e da zelanti monaci appartenenti all’Inquisizione che, nel 1493, con l’autorizzazione della Santa Sede, assume la forma di Tribunale permanente. La superstizione dell’esistenza di una setta di streghe (sorta di piccola società clandestina dedita a pratica abominevoli) che, a intervalli regolari, nelle notti tra il venerdì e il sabato, si raduna per adorare il diavolo in persona, nasce proprio in quell’epoca, dando origine a una persecuzione di massa dai contorni inquietanti. Non si contano i documenti che attestano processi ed esecuzioni: dai testi canonici, come il famoso “Malleus Maleficarum” del 1487, scritto dai frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Kramer, o il “Compendio Maleficarum” del carnefice e giudice inquisitore Francesco Maria Guaccio, stampato a Milano nel 1608. Tutti volti a reprimere l’edificio della stregoneria e il cosiddetto maleficium che ne rappresenta l’architrave. Provocare la morte, l’infermità oppure l’impotenza, far scoppiare temporali, distruggere i raccolti: sono alcune delle conseguenze dei maleficium… ed è pratica molto comune denunciare colui o, molto più spesso colei, che l’avrebbe praticato. Sì, perché la donna fra i 50 e i 60 anni, spesso vedova, curva per l’età, magari dedita all’uso della medicina popolare fatta di erbe, radici, foglie e polveri di vario tipo, è il bersaglio preferito delle maldicenze: d’altra parte, l’equivalenza donna anziana-strega, spesso una vicina di casa, è una credenza antichissima, quasi un archetipo che caratterizza un’iconografia senza tempo che accorpa caratteri fisici e narrativi… e con l’anziana donna, anche le eventuali figlie, dato che l’attitudine al maleficium si trasmette per via ereditaria. Arrivati a quel punto, in mancanza di una confessione spontanea e dopo apposita ordalia (istituto dell’antico diritto germanico che prevede una sorta di responso divinatorio di purezza che equivale a innocenza), la donna-strega può essere considerata una personificazione del male e dell’apostasia. Tuttavia, non è raro che i processi nascondano un mero fine economico, perché la condanna delle presunte streghe, comporta sempre l’esproprio dei beni. La caccia alle streghe ha il suo culmine nel XVI secolo e se ne individua la conclusione verso la metà del secolo successivo. Il Processo di Salem del 1692, è la data simbolica che mette fine a quella che deve essere considerata niente di meno che una massiccia eliminazione di migliaia di innocenti, vittime di una delirante fantasia di persecuzione infiltratasi fra le pieghe della normalità istituzionale. Nel finale del film Christensen prospetta un ardito quanto discutibile parallelismo fra stregoneria e patologia mentale, forse influenzato dagli studi che Sigismund Freud sta conducendo in quel periodo sull’isteria. L’ultima sequenza mostra infatti una cleptomane isterica dallo sguardo disturbato che ruba un anello in una gioielleria… ed è come se il regista volesse indicare qualcosa che è già (ma non ancora) una moderna strega, in un’immagine che sembra muoversi un gradino sotto la fantasia e un gradino sopra la realtà.

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Un pensiero riguardo “Benjamin Christensen: “La stregoneria attraverso i secoli” (1922) – di Maurizio Fierro

  • novembre 4, 2018 in 4:17 pm
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    Con l’accusa di essere streghe l’inquisizione ha ucciso milioni di donne. Era una strega chi veniva sorpresa a dare una camomilla a una partoriente per alleviare un po i dolori del travaglio. Questi Processi avvengono in un momento in cui la medicina sta diventando uno studio esclusivo maschile. E i famosi libri delle streghe non sono altro che un elenco di erbe officinali che servono per curare determinati sintomi e malattie. Questo creo la perdita di importanti nozioni di erboristeria ormai irrecuperabili. I sabba non sono mai esistiti e può darsi che abbia ragione Antony Lavey quando afferma che Satana non è stato altro che il più grande business per la chiesa. Chi può dirlo. Sta di fatto che non esistono libri del comando per fare sortilegi o iettature. Sta tutto nella nostra mente. Il gatto nero la bambola con gli spilli. Non esiste nulla. Solo l’uomo può scegliere se stare o meno nel lato oscuro della forza, quella individuale che può sfornare opere d’arte opere umanitarie spargere dolore o amare, amare sempre tutto quello che la vita ci offre

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