Ben Watt: la profondità dell’interiore – di Natale Biondo

Ben Watt, chitarrista, compositore, dj ma anche scrittore – suoi i libri: “Patient: The True Story Of A Rare Illiness” (Penguin 1996) e “Romany and Tom” (Bloomsbury 2014) – dai più conosciuto quale componente con la moglie Tracey Thorn del duo pop altrenativo inglese Everything But The Girl, appare per la prima volta nel 1981 negli ambienti indies londinesi grazie alla Cherry Red Records che immette sul mercato il suo singolo “Can’t”, seguito nel 1982 da “Summer Into Winter”, EP che contiene cinque traccie di rara bellezza ed alla cui realizzazione partecipa come guest star l’icona alternativa per eccellenza Robert Wyatt (voce e piano). Nel 1983, sempre la Cherry Red pubblica il 33 giri “North Marine Drive”, titolo che raggiunge il  primo posto nelle indie charts del Regno Unito e che ha innescato tanti paragoni con tim Buckley. In questo esordio Watt mette in mostra un modo tutto suo di suonare la chitarra, con ricchi voicing di jazz-folk ed un propulsivo ritardo dell’eco. “North Marine Drive” è un album acustico impregnato di atmosfere intime, sofferte e molto invernali, in cui la chitarra e l’uso quasi minimalista del piano di Watt si amalgamano alla perfezione con il sax inebriante di Peter King. Andiamo avanti nel tempo per arrivare ai nostri giorni, nel 2014, a distanza di circa tren’tanni dall’esordio, la malinconia riflessiva di “North Marine Drive” si manifesta con Watt che torna alle sue origini di cantante e compositore solista con due nuovi dischi pubblicati nell’arco di un paio di anni: “Hendra” (che include, frutto di un incontro casuale avvenuto prima delle sessioni di registrazione, un cameo di David Gilmour dei Pink Floyd) nel 2014 appunto, a cui fa seguito nel 2016 “Fever Dream”, terzo ed ultimo capitolo della discografia del cantautore britannico. I due dischi sono di fatto complementari e ci mostrano un Watt davvero in gran forma. “Fever Dream” – autoprodotto al Rak Studio 2 di Londra e masterizzato da Bob Ludwig al Gateway Mastering di Portland, nel Maine – riprende il modello sonoro di “Hendra” con soffusi toni jazz-folk ma anche momenti in cui Watt distorce le corde della sua chitarra, quasi a volere dare più intensità alla sua musica, spostandosi su terreni  tipicamente rock. In “Fever Dream” viene rinnovata la collaborazione chiave con il chitarrista Bernard Butler (Suede) e l’ingegnere del suono Bruno Ellingham; presente Marissa Nadler alla voce nel brano New Year Of Grace. Le liriche sono sempre molto eloquenti e prive di fronzoli. “Con Fever Dreams volevo soltanto approfondire le relazioni esistenti, dice Watt che continua da due anni ormai suoniamo  dal vivo con Bernard (Butler ndr.) e cio’ ha creato un forte legame e vogliamo che la musica che produciamo  sia e arrivi spontanea, ardente, non sentimentale…”. La coppia è affiancata dal batterista/percussionista ed alleato di lunga data, Martin Ditcham (Talk Talk: “Spirit of Eden”) e dal contrabbassista Rex Horan, che nelle parole di Watt “offusca brillantemente i confini tra folk, jazz e rock”. “Fever Dream”, così come il suo predecessore “Hendra”, segna un ritorno di Watt alle sue radici folk- jazz -rock. L’assenza di Watt come solista dalle scene musicali per così tanto tempo non ha scalfito l’eleganza ed il fascino della sua Opera, anche perché è sempre esistita al di là del tempo e delle correnti. Le trame sonore sempre delicate e fluenti sono l’ideale colonna sonora di un Artista ormai nel pieno della sua maturità espressiva che ci ammalia e ci conduce con la sua musica e la sua voce negli anfratti più profondi della nostra interiorità. “Fever Dream” è stato pubblicato da Unmade Road  ma ha goduto di una distribuzione più ampia grazie all’accordo con Caroline International, tanto che il Washington post l’ha definito “un album jazz, blues, delicatamente overdrive ma appassionato e poetico… finendo con l’aggiungere Watt ha indossato molti cappelli ma queste canzoni si adattano a lui come un guanto”.  Insomma, Ben Watt è tornato con due dischi di immenso spessore artistico che certamente portano linfa vitale all’art-rock contemporaneo.

Illustrazioni: Stefano Minelli © tutti i diritti riservati 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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