Bela Lugosi: il vero volto di Dracula – di Maurizio Fierro

Se nella Bibbia l’aluka è il demone che succhia il sangue (Proverbi 30.15), e la credenza in esseri mitologici che si nutrono dell’essenza vitale di altre persone alimenta il folklore popolare fin dall’antichità, è Lord Ruthven la prima incarnazione romanzesca del “vampiro”, protagonista dell’omonima novella scritta a Ginevra dal medico personale di Lord Byron, John Polidori, durante la cosiddetta “estate stregata del 1816”, funestata da piogge continue, violenti temporali e una misteriosa neve rossiccia proveniente dall’Indonesia, conseguenza della catastrofica eruzione del vulcano Tambora, avvenuta l’anno precedente (In quel lontano soggiorno ginevrino a villa Deodati, anche un’altra aspirante scrittrice si cimenta in un manoscritto: è Mary Wollstonecraft Godwin, futura signora Shelley, che scrive la bozza di “Frankenstein, ovvero il moderno Prometeo”). Trascorrono alcuni decenni, e lo scrittore irlandese Bram Stoker si incarica di perfezionare la figura letteraria del vampiro ma con una sostanziale differenza: mentre il protagonista del romanzo di Polidori alla fine risulta il vero trionfatore della storia, il “conte Dracula” di Stocker è sempre uno sconfitto. Hamilton Deane, un attore irlandese che ha acquistato i diritti del libro dalla vedova di Stoker, rappresenta per la prima volta la novella a Derby, nel 1924 e, da quel momento – anche grazie all’efficace personificazione del vampiro che Deane porta sul palco, in smoking e mantello nero dall’alto colletto foderato di tessuto rosso – il conte originario della Transilvania è come se si espandesse, correndo all’esterno di sé e tracimando dalle pagine del romanzo di Stoker per entrare in un altro schema temporale, separandosi dal suo autore e alimentandosi di vita propria. Da lì inizia la sua avventura alla ricerca della perfetta personificazione di se stesso, della sua biologia. Tre anni dopo il dramma arriva a Londra, e da qui attraversa l’oceano approdando a New York, dove il drammaturgo John L. Balderston ne adatta il copione per la platea statunitense, presentandolo a Broadway nel 1927. È un successo strepitoso e lo spettacolo viene replicato per oltre un anno a Broadway e per altri due anni in tournée. Gran parte di quel successo è merito di uno sconosciuto attore ungherese, Bela Blasko, che interpreta in modo magistrale il conte vampiro. Debutta a teatro all’età di vent’anni, Bela Blasko. Il gruppo teatrale di cui fa parte, la Pestri-Ihasz Lajos, è una delle tante compagnie itineranti che attraversano in lungo e in largo l’Ungheria negli anni Venti, anni di incredibile fermento culturale per l’Impero Austro-Ungarico. Lasciata la Pestri, Bela, che si è fatto notare per la sua naturale propensione a immedesimarsi nella psicologia dei personaggi, viene accolto prima dalla compagnia di Polgar Karoly e poi, dopo aver contribuito alla creazione del sindacato degli attori ungheresi, viene scritturato dal Teatro Nazionale di Ungheria stanziale a Budapest. Interpreta Romeo, Amleto, Macbeth, Guglielmo Tell… i ruoli tragici gli si attagliano, meno quelli da commedia, che mal si addicono alla sua recitazione cadenzata e poco ritmata. Prima dello scoppio della Grande Guerra c’è il debutto al cinema, dove Bela compare in ruoli di contraltare al protagonista con lo pseudonimo di Arisztid Olt. Finito il conflitto mondiale, Friedrich Wilhelm Murnau lo vuole per “Der Januskopf”, riduzione cinematografica di “Lo strano caso del dottor Jekyll e mister Hyde”, e la riuscita interpretazione del servitore di Henry Jekyll gli permette di venire scritturato in altre pellicole di genere. Arriva il momento di tentare la fortuna oltreoceano, Bela sbarca negli Stati Uniti, approda a Los Angeles e si iscrive al Central Casting Office di Hollywood, adottando il nome d’arte di Bela Lugosi, da Lugos, la città che gli ha dato i natali in Ungheria. In attesa di una chiamata dagli studios, torna al primo amore debuttando all’Apollo Theatre di Atlantic City, dove riscuote un certo successo nella commedia nera “Arsenic and Old Lace”, di Joseph Kesselring. Poi, il fatidico incontro con John Balderston, e le sue interpretazioni vampiresche nelle principali città degli Stati Uniti, che gli regalano notorietà e attraggono su di lui le attenzioni dei manager della Universal che, preferendolo a due “cattivi” per antonomasia quali John Griffith e Conrad Veidt, lo scelgono per interpretare sul grande schermo il famoso vampiro del romanzo di Stoker, progetto per il quale la casa di produzione losangelina investe quattrocentomila dollari, affidandone la regia a Tod Browning. Quando il film, nel 1931, esce nelle sale cinematografiche, è un incredibile successo di pubblico, la critica lo considera un ideale pellicola di frontiera fra il “muto” e i cosiddetti “talkies” e, grazie alle lunghe sequenze in cui il vampiro si aggira silenzioso dominando lo schermo, la Universal ha agio di distribuire “Dracula” in entrambe le versioni, muto e sonoro. Ma è l’interpretazione dell’attore ungherese a sbalordire. Bela Lugosi dona al vampiro un’immagine sensuale e nello stesso tempo inquietante: la figura imponente, in frac nero con camicia bianca e papillon stretto intorno al collo, il volto esangue, lo sguardo penetrante e minaccioso, i capelli perfettamente pettinati quasi indossasse una parrucca, alimentano l’allure di un personaggio che sarà destinato a rimanere nell’immaginario iconografico della storia del cinema. Dracula compare sullo schermo stagliandosi fosforescente contro il buio fitto che lo circonda, e la sua apparizione spettrale fa di lui un abitante di una geografia dell’altrove, distante ma nello stesso tempo immanente, remoto ma in qualche modo vicino… un escluso che brama il suo posto nel mondo. È un Dracula diverso quello interpretato dall’attore ungherese, lontano dagli anonimi vampiri che lo hanno preceduto sul grande schermo… aristocratico, un po’ vanitoso, quasi élitario, dotato di un eccentrico nitore: una creatura che flirta con il male e cattura le ansie del suo tempo, sublimando le paure diffuse derivanti dall’incubo della Grande Depressione. La performance trasforma Bela Lugosi una star… acquista una lussuosa villa che arreda in modo sfarzoso trasformandola in una sorta di castello gotico, con tanto di ossa umane, botole e pipistrelli appesi al soffitto. Tutti, a Hollywood, stravedono per quell’ungherese dal fascino sinistro… ma è proprio questa consapevolezza a tradirlo. La Universal lo scrittura per il ruolo di Frankenstein nell’adattamento cinematografico di Bob Whale, ma Lugosi all’ultimo momento si tira indietro, ritenendo la parte dell’essere mostruoso partorito dalla fantasia di Mary Shelley poco appropriata a far risaltare i suoi tratti fascinosi. La Universal lo sostituisce con l’amico e rivale Boris Karloff e, da quel momento, Bela si auto-confina nel ruolo del vampiro, precludendosi altre opportunità. Per tutti, ormai, Lugosi è sinonimo di Dracula, il personaggio ha trovato la perfetta personificazione vampirizzando l’attore e decidendo che sì, sarà la sua, l’interpretazione definitiva, totale come un’eclisse… e si eclisserà, Bela Lugosi. La nuova stella è Karloff e, nonostante i discreti successi di “L’Isola degli Zombies” (1932) e di “The Raven” (1935), per Lugosi inizia un declino che lo emargina in parti sempre più di contorno. Arriva il periodo oscuro della Seconda guerra mondiale e, dopo il conflitto bellico, la situazione non migliora. Lugosi è scritturato in film marginali, oppure in produzioni comiche, come “Il cervello di Frankenstein” (1950), dove interpreta il conte Dracula a fianco di Lou Costello e William Abbott… ovvero Gianni e Pinotto. Lo troviamo impegnato in altre produzioni minori, dall’imbarazzante “Bela Lugosi meets a Brooklyn Gorilla” (1952), in cui interpreta una triste parodia di se stesso, fino al deludente “La sposa del mostro” (1955). Gli anni Cinquanta sono quelli dell’oblio, Lugosi viene progressivamente dimenticato sia dagli studios che dalla cerchia dei vecchi amici. Ha venduto la villa gotica e vive con la quarta moglie Lillian e il figlio Bela junior in un piccolo appartamento di Los Angeles, trascorrendo il tempo a guardare vecchi film alla televisione e frequentando la comunità ungherese. È dipendente dal Demarol e, soprattutto, dalla morfina, con cui allevia i dolori del corpo e dell’anima. La deriva artistica culmina con la partecipazione all’improbabile rivista “The Big Horror & Magic Show”, in cui compare in alcuni sketch a fianco di un attore che indossa un costume da gorilla. Tuttavia, dalle parti di Hollywood, c’è qualcuno che si ricorda di lui. Si tratta di un suo accanito fan, uno sconosciuto regista di nome Ed Wood Junior… personaggio bizzarro e velleitario che sarà ricordato come “il peggior regista di Hollywood”. Ed Wood conserva ancora nella memoria il ricordo del Dracula interpretato da Lugosi, così lo va a trovare. È l’incontro fra due marginalità avvolte da un romanticismo eccentrico e, come spesso accade in questi casi, i due si piacciono e diventano amici. Ed Wood è un istrione patentato, e il vecchio attore si lascia sedurre da quel tipo che sembra un vulcano di idee… peccato che si rivelino senza capo né coda. Il regista lo coinvolge nei suoi sconclusionati progetti cinematografici e insieme trascorrono ore a sognare di premi e successi planetari. Bela Lugosi prende parte a due film di Ed Wood, interpretando un fascinoso dottore in “Glen or Glenda” (1953), e partecipando anche al fallimentare “Bride of the Monster” (1955). Durante i loro incontri il regista riprende con una telecamera l’anziano attore davanti alla porta della sua abitazione, senza un’idea precisa e in modo dilettantesco. Sembrano i filmini di un cineamatore in occasione della festa di compleanno dei figli. Ed Wood però utilizza quelle scene, che compariranno postume nel film “Plan 9 from Outer Space” (1959), uno sci-fi così paradossale da risultare comico, uno delle pellicole più demenziali della storia del cinema. Scene postume, appunto, perché Bela nel frattempo se n’è andato, colpito da un attacco cardiaco la notte del 16 agosto 1956. Per il funerale viene avvolto nel suo inseparabile mantello nero foderato di rosso. Qualcuno si aspetta di vederlo sollevarsi e uscire dalla bara, come è capitato in tanti suoi film… ma questa volta la realtà non supera la fiction. Una leggenda metropolitana racconta che Peter Lorre abbia chiesto a Boris Karloff se non fosse il caso di piantare un paletto nel cuore della salma ma, nella realtà, alla cerimonia all’Holy Cross Cemetery di Los Angeles partecipano poche persone, per lo più vicini di casa. C’è Lillian, con Bela junior e c’è Hope Lininger, la quinta moglie, con cui l’attore ha convissuto negli ultimi due anni. Non si vede nessuno dei suoi ex amici attori. Nemmeno gli studios si sono ricordati di lui. Tutti, a Hollywood, si sono dimenticati di Bela Lugosi. Tutti tranne uno. Sì, perché insieme alla sua estemporanea corte di caratteristi, Ed Wood è lì, ad accompagnare il “conte Dracula” nel suo ultimo viaggio.

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