Beatrice Arrigoni Quartet: “Innerscape” (2018) – di Capitan Delirio

Scendi giù, scendi giù nel mondo interiore, con soltanto una flebile luce a indicare il cammino, anche se più spesso sono le ombre a prevalere e a confondere i passi. È soltanto una strada di quelle che potevi prendere ma, una volta imboccata, non puoi più tornare indietro. Le pareti a cui ti arrampichi franano sotto le tue dita, le tue mani non hanno più presa. Tutto si sgretola. Si precipita in un tempo senza tempo in cui si è soli con se stessi e basta. In cui la fine è prima del principio. In cui la fine è l’infinito. Ti giri in tondo in cerca di uno spiraglio d’aria. Ci sono soffi di venti sconosciuti che spazzano via ogni certezza, ti spogliano delle tue vuote credenze. Strappano via ogni velo. La nudità dell’anima espone a un freddo perenne che è anche il calore più piacevole che si possa provare. Ciò che non vedi incomincia ad accarezzarti la pelle. La luce ha un sapore diverso, l’aria ha un tocco diverso. La fame adesso è fame di vita. Forse un cambiamento, forse una nascita. Ci si allatta al seno dei giorni ebbri. Senza dubbio uno dei modi migliori per descrivere i paesaggi interiori è il Jazz, come quello di Beatrice Arrigoni che, con la sua formazione in quartetto, dipinge otto panorami intimi e li espone come in una galleria in “Innerscape”, il suo primo progetto discografico da leader, con la collaborazione di Lorenzo Blardone al pianoforte, Andrea Grossi al contrabbasso e Matteo Rebulla alla batteria. Lo strumento di Beatrice è la voce e con il suo strumento cerca linee melodiche in un mare di note spezzate, per trovare in alcuni casi l’onda lunga su cui veleggiare estatica. Le parole e la musica si muovono, si tendono, s’infrangono e si rimodellano per trovare la forma, passando attraverso smottamenti metrici e ardite articolazioni ritmiche; a volte la sintonia è sintonia e la melodia della voce si amalgama alle linee degli altri strumenti, in uno splendido dialogo; a volte la sintonia è distonia e ogni strumento si perde e si trova nella ricerca del suono, nell’improvvisazione libera e solitaria, nella sperimentazione più accesa. Una costruzione in grado di fondere in maniera esemplare, nella tessitura Jazz, elementi Pop, radici Folk e la grande letteratura di Emily Dickinson T.S. Eliot, per aprire in musica alla riflessione filosofica. “Inattese in un raggio di sole / Mentre la polvere si muove / Si alzano le risate nascoste / Dei bimbi nel fogliame / Presto, qui, ora, sempre (…) Ridicolo, sprecato e triste tempo / Che prima e dopo si stende” (T.S. Eliot, Quattro quartetti).

Tracklist: 1. Beautiful Light. 2. Falling Down. 3. Nothing’s Changed. 4. Memories.
5. Dancing Spirits. 6. A Long Lonely Road. 7. River. 8. Some Simple Words.

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