Beach Boys: nascita, ascesa, trionfo e declino di un “mito americano” – di Fabrizio Medori

Il gruppo dei fratelli Wilson dovrebbe essere l’emblema della gioventù americana degli anni sessanta, sana, leale ed ancorata ai solidi principi morali tramandati dai Padri e altre amenità del genere. Innanzitutto dal padre, quello reale, i fratelli Wilson, e in particolare Brian – il vero genio e capo indiscusso e indiscutibile  ricevettero soprattutto un’educazione eccessivamente severa e tante di quelle botte da averne la vita per sempre segnata. Brian, ad esempio, in giovane età, perse, proprio a causa delle percosse subite dal padre, l’udito a un orecchio… e per un musicista non è certo poco, soprattutto quando la configurazione stereofonica divenne lo standard fonografico abituale. Un’altra curiosità, sebbene meno importante, è data dal fatto che quattro su cinque dei campioni indiscussi della Surf-music non sapessero quasi nuotaree che l’unico che fra loro praticasse abitualmente il surf, Dennis, è morto annegato. Per completare il rassicurante quadro familiare, tutti i componenti del gruppo hanno avuto grossi problemi con droghe e psicosi, e lo stesso Brian abbandonò il gruppo, dapprima solo nell’attività live, a causa degli enormi problemi psichiatrici causatigli, pare, dall’educazione rigidissima, dall’uso di droghe e psicofarmaci in quantità imbarazzanti e dalla frustrazione nata dall’incapacità dei musicisti dell’epoca di riuscire a realizzare le idee musicali da lui concepite. Forse non sarà stato capace neanche di spiegarle ai suoi collaboratori di allora ma una personalità così geniale e fragile, a dispetto della mole fisica che diventava ogni giorno più imponente, con conseguente parallelo aumentare dell’imbarazzo, è andata irrimediabilmente sprecata, diventando facile preda di ciarlatani approfittatori. Molto probabilmente, con buona pace dei Rolling Stones, che rimangono sempre e comunque la più grande Rock’n’Roll band di tutti i tempi, i Beach Boys sono stati l’unico gruppo in grado di giocarsela alla pari con il talento dei Beatles… è proverbiale lo stimolo creativo ricevuto da Paul McCartney, shockato dall’ascolto di “Pet Sounds”, il capolavoro assoluto del gruppo di Brian. Nella Band, oltre a dividersi equamente le parti vocali, con Mike Love (cugino dei Wilson) inizialmente voce solista, Brian suonava basso e tastiere, Carl la chitarra, così come Al Jardine, amico di Brian, mentre Dennis era il batterista.

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Il nome del gruppo era originariamente The Pendeltones, dal modello di camicie in voga all’epoca fra i giovani californiani… ma un promoter della loro etichetta glielo cambiò in Beach Boys. La mossa funzionò e fin dalle prime uscite il gruppo si guadagnò una notevole fama. Dati i risultati economici dell’operazione, scarsissimi introiti e fallimento dell’etichetta, il padre di Brian decide di prendere in mano la situazione e di “vendere” i Beach Boys a una vera casa discografica. A questo punto le cose cambiarono immediatamente, e gli unici a fermare i Beach Boys, furono esclusivamente se stessi, perché il successo fu immediato e travolgente, il mito del surf, e soprattutto della surf music, diventò planetario, costringendo intere generazioni a sognare il sole, il mare e le ragazze della California. I ritmi di lavoro diventarono subito frenetici, e la produzione del gruppo, sempre di ottima qualità… è impressionante se si va a calcolare il numero di hitsconfezionate da Brian e gli altri. Per ovvie ragioni di spazio mi limiterò a citare i superclassici. ma un ascolto approfondito non deluderà di certo gli amanti della musica sixties. Surfin’ Safari, 409, Shut Down, Surfin’ USA, Misirlou, Catch A Wave, Surfer Girl, Little Deuce Coupe, Fun Fun Fun, Don’t Worry Baby, I Get Around, Do You Wanna Dance, Help Me Rhonda, California Girls, Barbara Ann, e soprattutto Good Vibrations, sono alcuni dei brani più famosi dei Beach Boys… ma Brian, che nel frattempo si è definitivamente ritirato dalle scene, decide che è tempo di far conoscere al mondo cosa il gruppo è in grado di offrire. Nasce così “Pet Sounds”, un disco che non può mancare nella discoteca di ogni ascoltatore di rock “adulto”. Il primo veroconcept album, cioè un disco nel quale la somma delle varie canzoni è superiore al valore delle stesse, nel quale il disco è molto di più di una semplice raccolta di brani già sfruttati sul mercato dei singoli. A questo punto, dopo la risposta dei Beatles con “Sgt. Peppers”, Brian Wilson iniziò a lavorare a un progetto ancora più ambizioso, “Smile”, la lavorazione del quale fu lunga e turbolenta e. nonostante gli sforzi di Brian e le trionfalistiche anticipazioni fornite dalla Capitol, il progetto non andò mai in porto, fu abbandonato a metà e segnò, contrariamente alle premesse, l’inizio del declino dei Beach Boys, i quali continuarono a produrre dischi ben più che dignitosi, come “Friends” e “Sunflower”… ma senza la freschezza dei lavori del primo periodo e senza offrire più quella strepitosa sensazione di musica universale che sia i singoli, sia i migliori album del gruppo riuscivano a trasmettere agli ascoltatori di tutto il mondo. Non sempre le cose vanno come sembrerebbe e Brian, nel 2004 è inaspettatamente riuscito a pubblicare il suo “Smile” Nonostante il disco abbia uno stile lontano dagli attuali gusti del grosso pubblico. L’operazione ha permesso agli appassionati di togliersi lo sfizio di ascoltare quella che – probabilmente – sarebbe stata la risposta dei Beach Boys a “Sgt. Pepper”. Il risultato finale, come facilmente prevedibile, è davvero bellissimo ma oggi non ha nessun senso pensare: “e se fosse uscito nel ’67?”. La storia, però, non finisce qui. Quasi 10 anni più tardi, nel 2013, Brian e i superstiti, più qualche vecchio amico e uno stuolo di bravissimi musicisti, sono tornati, dal vivo. Invece di restare a godersi i frutti di una carriera straordinaria, hanno inciso un nuovo disco, “That’s why God made the radio”, più che dignitoso, per “ragazzi” che hanno superato i 70 anni… e hanno messo in scena uno show nel quale suonano e soprattutto cantano, in maniera grandiosa, anzi, citando uno dei più conosciuti critici rock italiani, “sontuosa”.

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