Bayou Moonshiners: “Living Live” (2016) – di Danny “black” Bateman

Ci sono dischi che suggeriscono all’ascoltatore una fascinazione diversa, che si spinge oltre i confini della musica, verso un territorio di suggestioni in cui vengono coinvolti tutti i sensi. E’ il caso di questo incredibile esordio dei Bayou Moonshiners, al secolo Stephanie Ghizzoni (voce, rullante con spazzole, washboard e kazoo) e Max Lazzarin (voce e piano): un disco che racconta in musica New Orleans, città leggendaria e cuore pulsante del Sud degli Stati Uniti. In queste dodici canzoni, però, non c’è solo la ricostruzione filologica di un suono. I Bayou Moonshiners, infatti, si spingono oltre, e creano una sorta di rappresentazione teatrale in note, il cui palcoscenico è New Orleans, la sua storia, i suoi colori, il suo melting pot di etnie. Ecco allora che l’ascolto di “Living Live” diviene una sorta di viaggio sonoro fra le strade della città, che vi travolgerà in un rutilante caleidoscopio di colori, eccitando di piacere orecchie, naso e occhi. Il profumo del gumbo e della jambalaya, servite in una bettola,là in fondo alla strada; i mille idiomi che si rincorrono, divertiti e frenetici, fino alle sponde del Mississippi; lo sferragliare del tram, che caracolla proprio lì, dove Tennesse Williams si sedeva a prendere appunti; il lamento caldo e morbido di una cornetta, che si perde nell’aria, evocando Buddy Bolden e Satchmo; un calesse che arranca in salita, attraversando crocicchi animati da colori accecanti, volti grotteschi, chiromanti a prezzi scontati, ambulanti di spezie, maschere vampiresche. Ci si perde fra le note di “Living Live” come un avventato turista potrebbe smarrirsi fra i vicoli di “Nola”: ti guardi intorno, ti chiedi per un istante dove sei finito e poi ti abbandoni, inconsapevole di tutto, alla magia di un suono che, letteralmente, ti rapisce. Blues, soul, ragtime, la sensualità alticcia di un pianoforte da barrell house, il rigore delle dodici battute e la libertà dell’improvvisazione, la spiritualità del gospel, l’interplay di due voci nate per stare insieme, Jelly Roll Morton (Big Time Woman) Fats Domino (I Just Can’t Get New Orleans Off My Mind), Mahalia Jackson (I’m Glad Salvation Is Free) e una scrittura originale che sa rendere presente un passato lontanissimo (Don’t Believe Me e Tell Me More). Tutto questo, e qualcosa in più, è ciò che troverete in un disco che diverte come una festa innaffiata da fiumi di Ramos Fizz ed è attraversato appena da un sottile filo di nostalgia. I Bayou Moonshiners, dunque, tratteggiano la storia di un suono, con l’ampio respiro narrativo di un romanziere e la mano ferma di un regista che apparecchia un lungo ed esaustivo piano sequenza. “Living Live” risulta, così, non solo un gran disco, ma anche un ulteriore fiore all’occhiello di un movimento blues che pone l’Italia fra le nazioni europee più interessanti e creative nella rilettura del roots a stelle e strisce. Imperdibile.

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