Baustelle e ONJ al Pomigliano Jazz Festival 2018 – di Marina Marino

Anfiteatro di Avella, 5 Settembre 2018. Sembrava improbabile. Improponibile. Un’utopia. Riunire i Baustelle all’ONJ, l’Orchestra Napoletana del Jazz. Due realtà dissimili, con poco o nulla in comune se non la musica, quella che arriva e ti trasporta, che tu lo voglia o no. A suonare, esibirsi in un luogo che trasuda Storia e emozioni da ogni singola pietra come l’Anfiteatro di Avella, un complesso romano  illuminato  principalmente in due colori primari, il rosso e il blu, che lo hanno reso per l’occasione un’astronave del tempo. Mi chiedo perché di solito quasi nessuno accenni alle luci, al lavoro che c’è dietro a un concerto e all’atmosfera che tolgono o regalano. Il Pomigliano Jazz in versione itinerante permette ai campani e a chi abbia voglia di scoprire luoghi fuori dalle solite rotte turistiche e che spesso si rivelano di una bellezza da Sindrome di Stendhal. Stasera è la volta di una scommessa azzardata in un anfiteatro romano, in una fresca aria di Settembre. Scommessa vinta, non dovrei anticipare, ma è stato un concerto superbo, a iniziare dall’Ecletic Duet, di Ileana Mottola e Alessandro Castiglione, giovani interpreti di un Jazz sensibile e non privo di grazia. I Baustelle (ora un trioFrancesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Paolo Brasini, malgrado la lunga carriera non suscitano unanimi consensi, sembrano destinati a un pubblico di pretenziosi fighetti inconsistenti, e così il loro lavoro. Meglio così, diffidate di chi suscita unanimi consensi. Insospettitevi. Godiamoci la musica senza cerebralizzarla, e l’inizio, dopo l’intro di Il minotauro di Borges, con Jesse James e Billy Kid, è, per me, dirompente. Con Baby il pubblico esplode, dopo averla richiesta, meglio, pretesa. È  una carrellata di canzoni, Amore Negativo, Canzone del Parco, Veronica, Lei malgrado te. Una corsa senza ostacoli, con l’esibizione dell’Orchestra Napoletana del Jazz del Maestro Mario Raja e gli assoli di Marco Zurzolo, che “jazzeggia” alcuni classici partenopei placa e non sottrae ansito e velocità al galoppo del cuore, il mio. Si prosegue con Amanda, Perdere Giovanna, Moda del Lento. Vero, non esiste discrepanza tra musicisti tanto diversi se, su Ethiopia, Raja dichiara che gli ricorda “Napoli Centrale” e Bianconi fa un sorriso compiaciuto e quasi timido. Il pubblico campano canta, applaude… siamo tutti in piedi, per le finali Le rane e Il minotauro di Borges: ognuno ha la propria canzone, il proprio ricordo da chiedere, la Band toscana è stata generosa ma a me sembra ugualmente che il concerto, questa alchimia finisca troppo presto. Sono ingorda di Bellezza e i Baustelle (il cui nome significa in tedesco “cantiere” o una crasi dell’onomatopeico bau con il francese elle, lei, l’eterno femminino) sanno dispensarla. Bianconi termina ripetendo, come ha fatto varie volte durante il concerto “Questa è una serata speciale”, aggiungendo, credo e spero senza retorica ruffiana, “Questa per noi è stata una serata speciale. Spero anche per voi”. I due gruppi si uniscono per i saluti finali, si abbracciano, si inchinano, mi guardo intorno e dentro, sì, Francesco, grazie lo è stata… e forse questo posto  unico, che in millenni ha visto tanto, lo ricorderà.

Baustelle e Orchestra Napoletana di Jazz diretta da Mario Raja.

Baustelle: Francesco Bianconi (voce, chitarre, tastiere); Claudio Brasini (chitarre);
Rachele Bastreghi (voce, tastiere, percussioni); Ettore Bianconi (elettronica e tastiere);
Sebastiano de Gennaro (percussioni); Alessandro Maiorino (basso);
Diego Palazzo (tastiere e chitarre); Andrea Faccioli (chitarre).

ONJ: Mario Raja (direzione, arrangiamenti);
Gianfranco Campagnoli, Matteo Franza, Nicola Coppola, Mauro Seraponte (trombe);
Alessandro Tedesco, Lello Carotenuto, Antonio Di Somma (tromboni);
Marco Zurzolo e Vincenzo Saetta (sassofoni contralto);
Enzo Nini e Giulio Martino (sassofoni tenore); Nicola Rando (sassofono baritono).

Foto Pietro Previti © tutti i diritti riservati 
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