Battiato: “Pollution” (1972) – di Alessandro Freschi

Imprenditore, fotografo, fondatore dell’etichetta Cramps (quella degli Area di Stratos e di Eugenio Finardi), Gianni Sassi nell’ottobre del 1972, in veste di direttore artistico della Fondazione Iris Ceramica, organizza in piazza Santo Stefano a Bologna un rivoluzionario progetto espositivo, “Pollution”, nel quale coinvolge un paio di dozzine di artisti. L’idea, ancora debolmente dibattuta, è quella di mettere in scena una vera e propria denuncia socio-politica sulla tematica “inquinamento come prodotto del capitalismo”. La piazza viene pavimentata con diecimila piastrelle che riproducono la fotografia di una zolla di terra e su queste vengono realizzate installazioni a tema con l’intento di suscitare una riflessione sull’impatto della contaminazione industriale sull’ambiente. Il movimento contro-culturale condanna l’operazione apostrofando come servi della multinazionale modenese i vari partecipanti alla performance, colpevoli di essersi prestati al gioco solo per puro interesse ed opportunismo. Franco Battiato, che si esibisce sul palco al termine della rassegna, è uno dei bersagli della protesta. Propone alcune composizioni sperimentali che ben presto finiscono raccolte in un 33 giri sulla cui copertina è immortalato un limone imbullonato ad una delle diecimila mattonelle della Iris. Il disco prende come titolo proprio il nome della rassegna felsinea ed i suoi contenuti avant-garde si rivelano talmente superlativi da far cambiare opinione anche ai più scettici detrattori.
“Il silenzio del rumore delle valvole a pressione. I cilindri del calore serbatoi di produzione. Anche il tuo spazio è su misura, non hai forza per tentare di cambiare il tuo avvenire per paura di scoprire libertà che non vuoi avere. Ti sei mai chiesto quale funzione hai?” 
Si apre con questo declamo adagiato sulle note di un valzer di Strauss l’allucinato secondo atto discografico di Franco Battiato intitolato “Pollution”. È trascorso poco più di un anno dal debut-act “Fetus” e, l’artista siciliano (Ionia, 23 marzo 1945), supportato dalla label indipendente Bla Bla, fondata da Pino Massara, torna alla ribalta con un nuovo esperimento: un “concept intellettuale” incentrato sugli scenari apocalittici generati da capitalismo ed inquinamento atmosferico. Alle registrazioni negli studi milanesi Regson prende parte un manipolo di valenti musicisti quali Mauro Ellepi (chitarra), Gianni Mocchetti (basso), Gianfranco D’Adda (percussioni e batteria) e il tastierista Riccardo Cacciapaglia. Per amplificare le angoscianti tematiche in gioco viene scelto di inserire tra le note interne dell’album un comunicato del CISM (Centro Internazionale Studi Magnetici) di Imola, in cui viene descritto il progetto per mettere fuori uso tutti i veicoli a motore circolanti in Italia tramite apparecchiature magnetiche. L’operazione, presidiata da circa diciottomila studiosi di fama mondiale, ha l’intento di restituire un barlume di ragione ad una umanità scriteriata con la flebile speranza di posticiparne l’inevitabile estinzione. Un vigoroso interplay tra batteria e chitarra accompagna l’elucubrazione d’apertura, trascinandoci all’alba di un millennio devastato (31 Dicembre 1999 – Ore 9). Il fragoroso eco di una esplosione spalanca le porte ai suoni cosmici di Araknames, ipnotica composizione in cui Battiato mette a dura prova i lancinanti oscillatori del suo personale VCS2, andando a manipolare suoni, rumori e melodie analogiche ed imperversando con liriche indecifrabili, foneticamente avvicinabili ad idiomi di origine medio-orientale, in una sorta di litania subliminale. La sensazione che prevale è quella di una recita al contrario, l’effetto sortito dall’ascolto di una registrazione su bobina durante la fase di riavvolgimento, suggestivamente illeggibile.
Ad introdurre la seconda facciata del vinile sopraggiungono le lisergiche arie di Beta, composizione sospesa tra risolute linee di basso, incursioni orchestrali e dilatati vocalizzi che sfocia nell’ennesima riflessione intimistica: “Dentro di me vivono la mia identica vita dei microrganismi che non sanno di appartenere al mio corpo. Io a quale corpo appartengo?”. Nelle ovattate profondità della successiva Plancton si concretizzano i riflessi inquieti di un’immersione subacquea; il richiamo al krill sposta l’attenzione sull’elemento primordiale “acqua”, fantasticando sulla metamorfosi della specie umana in pesce, all’indomani di una apocalisse ambientale (“Sotto il mare sta cambiando la mia struttura. E il mio corpo è sempre più uguale ai pesci. I miei capelli diventano alghe”). L’epilogo dell’album è affidato alla caleidoscopica suite che gli dà il titolo; citazioni pseudo-scientifiche e avveniristiche visioni ci proiettano oltre i confini conosciuti, per poi farci precipitare nell’irresoluto lamento di una civiltà drammaticamente perduta, perfezionando in modo geniale le ardite sperimentazioni di uno dei capolavori del progressivo italiano dei dorati anni settanta. In realtà per il Maestro Battiato, solo una delle indelebili gemme della sua sconfinata parabola creativa.

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