“Bataclan”: genesi e storia di un capolavoro – di Maurizio Garatti

“Bataclan” è un album unico, figlio di un concerto  unico e fantastico allo stesso tempo… e per  avvicinarsi a questo grande disco, che documenta appunto il mitico Live del 1972, occorre andare per gradi, iniziando dalla Storia.

New York, 1964… si forma un gruppo destinato a lasciare un’impronta indelebile nella Storia del Rock. Vero e proprio faro per tutta una serie di formazioni e di generi musicali ancora lontani dall’affermarsi. I Velvet Underground – è di loro che stiamo parlando – saranno i precursori di quello che diventerà il Rock Alternativo, la New Wave, il Noise, il Post Rock e tanto altro. Insomma, di tutta una serie di derivazioni che hanno la loro genesi proprio nella band di Lou Reed e di John Cale. Lou Reed – allora giovane studente universitario – incontra John Cale, musicista d’avanguardia e allievo di La Monte Young.  I due reclutano il chitarrista Sterling Morrison, e il batterista Angus MacLise, noto anche come poeta e facente parte di quel gruppo di menti alquanto inusuali riconducibili al Movimento Artistico “Fluxus”.

 

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Angus è amico di Cale, abitano anche assieme, ma nonostante ciò non lega con la Band, e viene ben presto sostituito da Maureen “Moe” Tucker. Nascono così i Velvet Underground, e il loro stile è completamente diverso da tutto quello che si era sentito fino a quel momento. Il loro è un sound avanti di molti anni, e li pone subito al centro dell’attenzione, suscitando l’interesse di un giovane di belle speranze che si affaccia proprio in quel periodo nel mondo dell’Arte… Andy Warhol.

Warhol produce il loro album d’esordio, aggiungendo alla formazione  la modella Nico Paffgen, per la quale stravede, convinto che sia quello che manca alla Band.

“The Velvet Underground & Nico” è un album seminale, che diventerà col passare del tempo un vero e proprio monumento al Rock, e che passerà alla Storia anche per la celeberrima copertina creata dallo stesso Warhol (avete presente la banana, no?…). Nico però non è accettata dal gruppo, e dopo quest’album, se ne va, osteggiata sopratutto da Lou Reed, che l’accusa di portare avanti una relazione amorosa con lui e con Cale contemporaneamente.

Il secondo album della Band è altrettanto “devastante” e diventa il vero e proprio manifesto culturale del Movimento Underground. “White Light/White Heat” è dissonante, aggressivo e magnificamente avantgarde, ma segna la fine della Band e di ciò per cui è stata concepita. Cale se ne va, e il suo legame con la splendida Nico, lo porterà a produrre gli album solisti della cantante. Siamo ormai nel 1968, e i Velvet Underground sono un’altra Band: ancora in grado di fare ottima musica, ma lontana anni luce dai primi due dischi.

E veniamo al 1972… Iniziano a circolare voci su un possibile riavvicinamento di Lou Reed, John Cale e Nico… il triangolo – in tutti i sensi – perfetto. In quel momento tutti e tre si trovano a Londra. Lou è lì per il suo primo album da solista, John per registrare un disco con la Royal Philarmonic Orchestra, e Nico per lavorare al suo nuovo album. Gira la voce insistente di un concerto che i tre dovrebbero tenere in città, ma in realtà Cale ha un contatto per uno spettacolo al piccolo Club “Le Bataclan”, in Rue Voltaire a Parigi, per il 29 del mese. La location si rivela perfetta.

 

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Il Concerto è un Unplugged ante litteram, e ottiene un successo strepitoso. I mille fortunati che vi assistono ne raccontano meraviglie, e in effetti le registrazioni giunte sino a noi testimoniano di una grande serata. Un Concerto entrato nella Storia, un evento unico e irripetibile, nel quale i tre rileggono pagine del repertorio dei Velvet, aggiungendovi brani dai loro lavori solistici.  La chitarra acustica di Reed, la viola, il violoncello e il pianoforte di Cale, l’armonium e la voce di Nico disegnano melodie armoniche e dissonanti insieme. La serata rasenta la perfezione e, a distanza di oltre quarant’anni, grazie al vinile e al CD pubblicati, possiamo calarci in quell’atmosfera… fortunati noi.

Evento unico e irripetibile come già detto… e le voci, alimentate all’epoca anche dall’autorevole testata Melody Maker, di un bis del concerto in quel di Londra, sono completamente prive di fondamento. Di quella serata, oltre alle registrazioni audio, resta uno stralcio filmico, che la TV francese propone il 10 giugno di quello stesso anno, e che comprende cinque brani:

(Berlin, I’m waiting for the man, Heroin, Ghost Story e Femme Fatale).

Si conoscono innumerevoli edizioni di queste registrazioni e la maggior parte di esse sono Bootleg. Negli anni poi, sono usciti anche un pregevolissimo doppio vinile, e un piacevole picture disc, di cui esistono almeno tre versioni differenti. Come a mettere ordine in questa articolata discografia, è arrivato poi il CD, che presenta il Concerto nella sua essenza più pura. Il Suono scarno e impagabile, finalmente ripulito da scricchiolii e distorsioni, ci conduce fuori dal tempo… e ci dona uno dei passaggi più belli che la Musica Rock sia riuscita a produrre.

 

Analizziamo il lavoro discografico nel dettaglio:

Si comincia con una stupenda versione di “Waiting For The Man” dove Reed si ripropone col suo cantato/parlato – tipico dei Velvet Underground –  e con la sua essenziale chitarra acustica, affiancato da Nico alla tastiera. Segue una trascinante “Berlin” e una ruvida “Black Angels Death Song”, in cui la viola di Cale è fantastica protagonista. Poi una travolgente “Heroin”, uno dei brani migliori del concerto. Reed si mette da parte e lascia il microfono a Cale che ci regala tre pezzi emozionanti e intensissimi. “Empy Bottles” spicca su tutti.

L’ultima parte del live è affidata alla bella Nico che comincia deliziando i fortunatissimi presenti con una fantastica “Femme Fatale”, dolce e fredda al contempo.“No One Is There”, “Frozen Warnings” e “Janitor of Lunacy”… glaciali e stupende, con il pubblico che segue attonito e coinvolto in un’atmosfera irreale. Poi è la volta di “I’ll Be Your Mirror”, appartenente al repertorio dei Velvet Underground e che apre la strada per l’ultimo pezzo di questo fantastico live: “All Tomorrow Parties”, così semplice, leggero e avvolgente.

 

Fin qui il lavoro discografico originale, a cui vengono aggiunte “Pale Blue Eyes” e “Candy Says” che altro non fanno se non aumentare il rimpianto di non aver potuto più godere di questo originalissimo Ensemble. La rimasterizzazione ha davvero fatto miracoli, anche se risente comunque della scarsa qualità dei nastri originali, ma ce n’è d’avanzo per godere appieno di un grande evento… e a pensarci bene, questo dettaglio  in fondo sarebbe piaciuto ai musicisti, che spesso si divertivano a ”infastidire” un po’ gli ascoltatori.

 

nicoloujohn

Nota Inesistente: è qui accanto a me un’Inesistente che ha avuto la fortuna di incrociare Nico, poco prima che morisse a Ibiza, “niente-popò-di-meno” che a Bagnolo Mella… che pensavo non esistesse.

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2 pensieri riguardo ““Bataclan”: genesi e storia di un capolavoro – di Maurizio Garatti

  • settembre 1, 2017 in 7:18 pm
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    Il mio pensiero sulla tua “Nota Inesistente”: Nico in un cinema/teatro di Bagnolo Mella! Da almeno quarant’anni i Velvet Underground, Lou Reed, John Cale e in qualche modo il mondo a loro connesso, fanno parte della mia vita interiore, deve essere una sorta di malattia… Ho avuto la fortuna di assistere dal vivo più volte ai loro concerti e alla reunion del 1993. Sono felice ogni volta che ci penso. Il ricordo di Nico a Bagnolo Mella mi porta invece un pò di tristezza, sempre. Arrivò molto in ritardo rispetto all’orario previsto. Non era per così dire molto in forma, lo si vedeva. Mi è rimasta impressa l’esecuzione di The End, lei che canta e suona l’Armonium. Ogni tanto cerco notizie o riferimenti su quella sera, non ne avevo mai trovate fino a ora, per questo sono arrivato sul vostro interessante sito. Beh, grazie per l’articolo, un saluto.

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