Lou Reed, John Cale & Nico: “Le Bataclan ’72” – di Maurizio Garatti

“Le Bataclan ’72” (2004) è un album unico, figlio di un concerto unico e fantastico allo stesso tempo e, per avvicinarsi a questo grande disco che documenta appunto il mitico Live del 1972, occorre andare per gradi, iniziando dalla Storia. New York, 1964… si forma un gruppo destinato a lasciare un’impronta indelebile nella Storia del Rock. Vero e proprio faro per tutta una serie di formazioni e di generi musicali ancora lontani dall’affermarsi. I Velvet Underground – è di loro che stiamo parlando – saranno i precursori di quello che diventerà il Rock Alternativo, la New Wave, il Noise, il Post Rock e tanto altro. Insomma, di tutta una serie di derivazioni che hanno la loro genesi proprio nella band di Lou Reed e di John Cale.
Lou Reed (allora giovane studente universitario) incontra John Cale, musicista d’avanguardia e allievo di La Monte Young. I due reclutano il chitarrista Sterling Morrison, e il batterista Angus MacLise, noto anche come poeta e facente parte di quel gruppo di menti alquanto inusuali riconducibili al Movimento Artistico “Fluxus”. Il Concerto è un Unplugged ante litteram, e ottiene un successo strepitoso. I mille fortunati che vi assistono ne raccontano meraviglie e, in effetti, le registrazioni giunte sino a noi testimoniano di una grande serata. Un Concerto entrato nella Storia, un evento unico e irripetibile, nel quale Lou Reed, Nico e John Cale rileggono pagine del repertorio dei Velvet, aggiungendovi brani dai loro lavori solistici. La chitarra acustica di Reed; la viola, il violoncello e il pianoforte di Cale; l’armonium e la voce di Nico disegnano melodie armoniche e dissonanti insieme. La serata rasenta la perfezione e, a distanza di oltre quarant’anni, grazie al vinile e al CD pubblicati, possiamo calarci in quell’atmosfera… fortunati noi. Evento unico e irripetibile come già detto… e le voci, alimentate all’epoca anche dall’autorevole testata Melody Maker, di un bis del concerto in quel di Londra, sono completamente prive di fondamento. Di quella serata, oltre alle registrazioni audio, resta uno stralcio filmico, che la TV francese propone il 10 giugno di quello stesso anno, e che comprende cinque brani: Berlin, I’m waiting for the man, Heroin, Ghost Story e Femme Fatale. Si conoscono innumerevoli edizioni di queste registrazioni e la maggior parte di esse sono Bootleg. Negli anni poi, sono usciti anche un pregevolissimo doppio vinile, e un piacevole picture disc, di cui esistono almeno tre versioni differenti. Come a mettere ordine in questa articolata discografia, è arrivato poi il CD, che presenta il Concerto nella sua essenza più pura. Il Suono scarno e impagabile, finalmente ripulito da scricchiolii e distorsioni, ci conduce fuori dal tempo e ci dona uno dei passaggi più belli che la Musica Rock sia riuscita a produrre. 
Analizziamo il lavoro discografico nel dettaglio: si comincia con una stupenda versione di Waiting For The Man, dove Reed si ripropone col suo cantato/parlato – tipico dei Velvet Underground – e con la sua essenziale chitarra acustica, affiancato da Nico alla tastiera. Segue una trascinante Berlin e una ruvida Black Angels Death Song, in cui la viola di Cale è fantastica protagonista. Poi una travolgente Heroin, uno dei brani migliori del concerto. Reed si mette da parte e lascia il microfono a Cale che ci regala tre pezzi emozionanti e intensissimi. Empy Bottles spicca su tutti. L’ultima parte del live è affidata alla bella Nico che comincia deliziando i fortunatissimi presenti con una fantastica Femme Fatale, dolce e fredda al contempo. Seguono No One Is ThereFrozen Warnings e Janitor of Lunacy… glaciali e stupende, con il pubblico che segue attonito e coinvolto in un’atmosfera irreale. Poi è la volta di I’ll Be Your Mirror, appartenente al repertorio dei Velvet Underground e che apre la strada per l’ultimo pezzo di questo fantastico live: All Tomorrow Parties, così semplice, leggero e avvolgente.
Fin qui il lavoro discografico originale, a cui vengono aggiunte Pale Blue Eyes e Candy Says che altro non fanno se non aumentare il rimpianto di non aver potuto più godere di questo originalissimo Ensemble. Nico se ne è andata da tempo, Lou ci ha lasciati da qualche anno ormai, John continua a regalarci cose preziose, Sterling è anche lui nel regno dei grandi che non ci sono più, e Angus è stato il primo di loro  a lasciare questa terra: al di là di tutto, questa formazione irripetibile è un totem che ha colmato un vuoto esistenziale, finendo poi per lasciarne uno irrimediabile. Ascoltare oggi la registrazione di questo concerto di quarantasette anni fa, è una esperienza che ha qualcosa di trascendentale: possiamo sentirli, possiamo lasciarci accarezzare dalle loro voci e dai suoni prodotti dai loro strumenti. È come fermare per un attimo il mondo reale e lasciarci trasportare in una dimensione che pare in bilico tra il reale e l’irreale. Il mondo degli amanti del rock è popolato da fantasmi che continuano ad apparirci immacolati e indomiti: le loro figure possono anche risultare ormai eteree, ma la loro musica è quanto mai splendidamente reale. La rimasterizzazione di “Le Bataclan ’72” ha davvero fatto miracoli, anche se risente comunque della scarsa qualità dei nastri originali ma ce n’è d’avanzo per godere appieno di un grande evento e, a pensarci bene, questo dettaglio in fondo sarebbe piaciuto ai musicisti, che spesso si divertivano a ”infastidire” un po’ gli ascoltatori.

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Un pensiero riguardo “Lou Reed, John Cale & Nico: “Le Bataclan ’72” – di Maurizio Garatti

  • Maggio 31, 2016 in 6:23 pm
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    Si, ai Velvet sarebbe piaciuto un suono leggermente sporco. Maestri del suono cupo e splendidamente, ossessivamente martellante come “Venus in fur”, con base di tamburi tribali, improvvisi contrappunti al limite estremo: ancora un passo e si stona. E caliamo giù sempre più giù, col suono ossessivo che ci fa intendere che su questa barca non si salva nessuno. Il mondo può essere un luogo spaventoso. È il messaggio di Severin, con le sue paure e con le sue inadeguatezze.

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