Barry Levinson: “Disastro a Hollywood” (2008) – di Dario Lopez

Barry Levinson e Robert De Niro sono praticamente coetanei, uno del ’42, l’altro del ’43, il primo ha all’attivo dal 1982 a oggi poco più di una ventina di film in qualità di regista, il secondo una filmografia ormai sterminata che comprende capisaldi dell’arte cinematografica (concentrati in anni ormai remoti) e diverse apparizioni che un attore del suo calibro (per tantissimi anni il mio preferito e sempre nel cuore) avrebbe anche potuto risparmiarci (e sì, ha accettato anche di lavorare ne “Le avventure di Rocky” e “Bullwinkle”). Tenendo conto che nel curriculum di Levinson non mancano titoli di tutto rispetto, le potenzialità per tirare fuori dalla sceneggiatura di Art Linson un bel film c’erano tutte. Per “Disastro a Hollywood” (What just happened?) devo dire che le aspettative per quel che mi riguarda non sono state disattese: trovare un Robert De Niro in forma, con una bella parte cucita addosso, in anni nei quali la sua mitica aura  sta sbiadendo a poco a poco, è stato davvero un grande piacere. Barry Levinson trasporta in maniera felice nel film gli spunti nati dal libro del produttore cinematografico e qui anche sceneggiatore Art Linson. Storie amare dal fronte di Hollywood… ma qui le storie più che amare assumono toni che variano dal grottesco al canzonatorio. La narrazione mette alla berlina quelli che sono i vizi e le stranezze del mondo di Hollywood, dove i soldi si fanno e si perdono a carrettate, dove produttori e agenti sono vittime dei capricci delle star e allo stesso tempo squali dello star system, dove il guizzo artistico, quando ancora onesto, cede il passo al volere del portafoglio e al gusto standardizzato delle masse paganti. Il cast è allargato e di prim’ordine con interpreti del calibro di Bruce Willis e Sean Penn che interpretano se stessi, tirando fuori delle vere perle (e mi riferisco principalmente all’autoironico Willis); ma ancora, oltre al protagonista assoluto Robert De Niro in gran forma nella sua declinazione più comica, Stanley Tucci, John Turturro, Robin Wright Penn, Kristen Stewart e Catherine Keener.
Ben (De Niro) è un produttore cinematografico il cui futuro a Hollywood è legato a due film, i cui esiti condizioneranno in maniera pesante il suo lavoro a venire, nonché la sua situazione finanziaria, gravata da due ex mogli e tre figli. Sul primo film incombono i finanziatori (Catherine Keener in primis) che in contrasto con il regista (Michael Wincott) esigono un finale accomodante e il successivo trionfo di critica a Cannes; la lavorazione del secondo invece, è bloccata perché la star principale del film, Bruce Willis, non si vuole in nessuna maniera tagliare la barba… in barba alle esigenze di copione. Da qui contrasti con il divo, voli pindarici per ammansire il regista, tentativi di riconquistare la seconda moglie (Robin Wright Penn), pressioni sugli agenti (John Turturro), sorprese dai figli (Kristin Stewart) e odi personali con gli sceneggiatori (Stanley Tucci)… il tutto in una sarabanda frenetica e grottesca dalla quale ogni singola categoria professionale che prospera a Hollywood (tranne le maestranze) viene fuori in tutto il suo ridicolo splendore. Rimanendo ad altezza spettacolo, per rendere il giusto merito, un applauso ci sta tutto.

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