Banco del Mutuo Soccorso: “Danza dei Grandi Rettili” (1972) – di Benito Mascitti

Da bambino le rassicurazioni delle persone care a Manuel mettevano addosso più angoscia ancora e la morte ineluttabile gli sconvolgeva la mente. Le corse con la graziella verde non bastavano a placare l’inquietudine dura come la pietra levigata dello spuntone di roccia sul fiume. Scendeva la lunga scalinata che portava sulle rive di quel corso d’acqua che era stato il luogo del sogno, dei pensieri carichi d’emozione, dei giochi della fanciullezza che stavano volando via d’incanto. A dodici anni era già troppo precoce per godersi un’adolescenza normale e ogni anno a venire le domande gli rimbombavano dentro sempre più deflagranti… come fortunali improvvisi carichi di pioggia. “Perché le bombe tra la gente e Valpreda incarcerato e poi scagionato? Perché il golpe in Cile? Perché non smetto di parlare e la bacio? Perché tanti lutti in famiglia in così poco tempo?”… I sogni di Manuel quel giorno si infransero ammazzati dalla sveglia: sognava la sua memoria, ora che le primavere della sua vita erano davvero troppe e troppo vicine all’inverno finale. Sognava… e le scene scorrevano veloci accompagnate sempre dalla stessa musica. Quelle note venivano da un periodo preciso della sua vita, quando andava a messa, frequentava la parrocchia, giocava nella squadra di volley – sempre della parrocchia – e cantava nel coro polifonico (tanto per cambiare della parrocchia). Lui era il più giovane corista e aveva una bella voce, anche se non era ben chiara la sua collocazione tra le diverse parti… non era un basso e manco un tenore… forse baritono come adesso che non cantava più e la musica la ascoltava e basta. “Quella musica” gli riportava le notti d’inverno in cattedrale – di emozionante “libera uscita” – passate a provare la Parte II, 23 (Hallelujah) del “Messiah” di Georg Friedrich Händel. Ore e ore di prove estenuanti nell’intento di raggiungere l’apice dell’esecuzione: un arduo traguardo. Era necessaria quindi qualche pausa fatta di minuti dedicati agli sguardi, ai ragionamenti sottovoce tra coristi, alle mani che osavano nella confusione l’impensabile di tutti i giorni. Un mucchio in libera uscita ma che doveva rimanere più o meno fermo – per rispetto del luogo – nella formazione a semicerchio tipica del coro. In questi momenti di svago tra una sessione e un’altra. Il concertatore suonava all’organo a canne brani vari e spezzoni di sua improvvisazione in un mix ormai d’abitudine nelle pause. Quando sentiva “quella Musica”, però, Manuel si proiettava in un viaggio onirico ad occhi aperti… del tutto estraneo a quella socialità confusa e vociante. Note d’organo che lo accompagnarono, a tratti, per tutta una vita e che oggi tornavano nei suoi sogni… dopo tanto tempo. Oggi Manuel la musica la ascolta in vinile e se la gusta mentre lavora al pc per il giornale… dopo tanti anni di viaggi e cd che andavano e venivano senza senso, catturando i brani preferiti. Almeno l’inverno vicino prevedeva l’ascolto integrale di un disco. La giornata intanto incalzava e Manuel si mise a scrivere un pezzo e caricò sul piatto un disco che voleva gustarsi da tempo: “Darwin!” (1972) Banco del Mutuo Soccorso. A pezzo pronto per la revisione finale Manuel girò il disco sul piatto e tornò al lavoro… d’incanto ancora “quella Musica”, come un bel dono d’auspicio tra tanta distruzioneDanza dei Grandi Rettili… aveva ritrovato “quella Musica” ormai sepolta nei suoi sogni.

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