Bad Blues Quartet: “Bad Blues Quartet” (2017)

“Bad Blues Quartet” è il disco d’esordio della omonima band cagliaritana che annovera tra le sue fila la potente e graffiante voce di Eleonora Usala, la elegante e raffinata chitarra di Federico Valenti e una solida e affidabile sezione ritmica composta dall’esperto Simone Arca al basso (sono tante le collaborazioni al suo attivo) e il giovane talento isolano Frank Stara alla batteria (al suo terzo disco in studio). Il lavoro è stato registrato tra il dicembre 2016 e l’aprile 2017 al Metropolitan Studio di Monserrato con la supervisione di Luca Picciau (produzione esecutiva) e Massimo Satta (produzione esecutiva e artistica). Gran parte delle composizioni ha avuto breve gestazione, perché ben rodata e forgiata da molte esecuzioni live nei mesi precedenti l’entrata in studio. Il disco racchiude e fonde al suo interno i quattro universi musicali degli artisti, con le differenti influenze e ascolti che ognuno porta in dote. Ciascuno degli otto brani originali possiede una identità chiara e delineata: si passa dal blues-rock di Snort Some Daisies e You Better Make Her Twirl alle sonorità più soul-funk di The Shelter, Illusion’s Song e Nureci, fino ad approdare ad atmosfere più classiche come lo slow-blues Me and my David’s Blues, brano impreziosito dall’organo Hammond di Alessio Sanna. Come in ogni disco blues che si rispetti, non può di certo mancare il suono dell’armonica a bocca, suonata in Walker’s Blues dal polistrumentista Diego Milia. L’album registra due importanti tributi: il primo è un brano originale intitolato Behind the Hat (SRV), chiaro riferimento a Stevie Ray Vaughan, uno dei mostri sacri del blues (Alessio Sanna in questo caso è alle prese con il Fender Rhodes), mentre il secondo è Go Down Old Hannah (brano di chiusura del disco), unica cover e unico pezzo acustico dell’intero lavoro. Il brano è un vecchio canto dei campi di lavoro nel Texas, registrato per la prima volta da Alan Lomax negli anni 30 del Novecento. La versione presente nel disco è stata registrata per l’occasione dai bluesmen sardi Vittorio Pitzalis e Rubens Massidda e vuole essere un tributo al blues stesso, quello germogliato nel fertile terreno della sofferenza delle comunità di schiavi afroamericani nel sud degli Stati Uniti agli albori del secolo scorso. “Bad Blues Quartet” è un disco moderno che rappresenta brillantemente il suono della Band e il suo profondo amore e rispetto verso il padre della musica del 900: il Blues, appunto. 

www.badbluesquartet.com

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