B.B. King: “Makin’ Love Is Good for You” (2000) – di Ubaldo Scifo

Makin’ Love Is Good for You” (MCA Records 2000) è l’album con cui B.B. King volle aprire il nuovo millennio. Un modo per dire: ci sono ancora! Un percorso musicale lungo una vita intera, iniziato più di mezzo secolo prima. Infatti correva appena l’anno 1943 quando il giovane Riley B. King (questo è il suo vero nome) si trasferiva a Indianola, nel Mississippi, la patria del Ku klux Klan: croci di fuoco, uomini impiccati penzolanti dagli alberi, odio razziale e quanto altro di orribile e disumano può succedere tra gli esseri umani, furono il contorno delle sue prime esperienze musicali. Il gospel (la madre da piccolo lo portava in chiesa, dove fece anche parte del coro) e poi il blues ascoltato dai dischi di Elmore James, Blind Lemon Jefferson, Lonnie Johnson, e poi il jazz di Diango Reinhardt, hanno influenzato la sua musica. A Memphis lavorando come dj conobbe Sonny Boy Williamson, mentre dal cugino Bukka White imparò i primi rudimenti della tecnica blues. B.B. racconta che il suo inconfondibile vibrato sulla corda solista è il risultato dei vari tentativi per imitare l’effetto slide del cilindro di acciaio sulle corde della chitarra di Bukka.
I primi vinili furono incisi per la Bullett Records di Nashville. Nel 1949 cominciò a registrare i suoi primi brani per la RPM: tra questi il famoso slow blues
Three O’clock Blues, replicato in concerti anche più recenti del chitarrista, come il “Live in Cook Country Jail” (AMG Records 1971). Il concerto fu registrato dal vivo nel 1970 durante un’esibizione per i detenuti nelle carceri oggi famose come la più grande fonte di covid 19 dello stato. Energia e grande espressività che sono poi gli ingredienti principali di questo intramontabile genere musicale sono riversati in It’s Still Called The Blues: gradevolissimo album giocato tra Blues elettrico e R&B, come ogni appassionato si aspetterebbe da questo grande interprete e chitarrista dallo stile inconfondibile, fatto di note essenziali ma di grande effetto. Nella contro-copertina di “Makin’ Love Is Good for You” appaiono le immagini di Lucille, amica inseparabile di B.B. King che ha così ribattezzato la sua inconfondibile Gibson nera. I nomi, compreso quello del proprietario, sono intarsiati in madreperla sul manico. B.B. King sta al Blues come Ray Charles sta al Soul… e poi, volendo approfondire, i due generi musicali fanno riferimento allo stato d’animo della Black Music.
Per questo gli U2, nel 1988, decisero di inserire nel loro album “Rattle and Hum” chiari e precisi riferimenti al blues, chiamando “the King” a collaborare in When Love Come To Town. In tutte le tracce di “Makin’ Love Is Good for You” è presente un ricco e potente contributo della sezione fiati. I fiati lo esaltavano e lo accompagnarono fin dai primi live con risultati esaltanti: chi non ricorda il famoso “Live At The Regal” (Universal Records 1965). Anche questo è un grande album da ascoltare. Guardando i filmati che lo ritraggono timido e sorridente insieme ad altri sovrani (B.B. King era il “re del blues” anche lui un sovrano), insieme a capi di stato ed autorità di ogni genere, – persino insieme al Papa a cui aveva generosamente regalato la sua Lucille in segno di grande amore – si vede benissimo che B.B. non aveva niente in comune con loro. Da queste persone, che lo amavano e rispettavano si distingueva, certo, per la povertà e la sofferenza che avevano segnato la sua vita ma soprattutto per la sua umiltà e la grandezza d’animo. Un gigante blues pieno di luce.

1. I Got to Leave This Woman2. Since I Fell For You3. I Know. 4. Peace of Mind.
5. Monday Woman6. Ain’t Nobody Like My Baby7. Makin’ Love Is Good for You.
8. Don’t Go No Farther9. Actions Speak Louder than Words10. What You Bet.
11. You’re on Top12. Too Good to You Baby13. I’m in the Wrong Business.
14. She’s My Baby15. It’s Still Called the Blues.

B.B King – Guitar. James Bolden – Bandleader/Trumpet. Walter R. King – Contractor/Saxophone.
Calep Emphrey Jr. – Drums. Melvin Jackson – Saxophone. Leon Warren – Guitar.
Michael Doster – Bass. James Toney – Keyboards. Stanley Abernathy – Trumpet.
Additional overdubs: Joe Sublett – Tenor sax. Darrel Leonard – Trumpet.
Tommy Eyre – Keyboards. Tony Braunagel – Percussion. John Porter – Guitar.

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