“Aveva Ragione Cobain”: Intervista con Rai – di Marco Valerio Sciarra

Una delle uscite più interessanti del 2018 è sicuramente il disco di Rai “Aveva Ragione Cobain”. Sei brani in cui il sound è un felice amalgama tra elettronica e canzone d’autore, in cui alterna momenti di malinconia a ritmi sostenuti che invitano al movimento. Abbiamo incontrato Rai per rivolgergli qualche domanda sul suo lavoro.
Nel tuo disco si possono apprezzare sonorità che richiamano gli anni ottanta, c’è anche un chiaro riferimento a Kurt Cobain, che ha espresso la sua creatività negli anni novanta… elementi che fanno pensare a un viaggio nel tempo che trasporta verso il futuro. La prima cosa che mi viene da chiederti è: tu in che periodo ti senti? Quanto è importante per te la lezione del passato
Più di una volta mi è capitato di chiedermi, pensando a una persona, piuttosto che a un’altra, se fosse proprio questa l’epoca in cui avrebbe dovuto vivere, oppure se quella fosse un’anima appartenente ad altre ere e capitata in questa un po’ per caso, magari per sbaglio. Non avevo però mai rivolto questo pensiero a me stesso. Forse proprio perché io mi sento un po’ fuori da ogni tempo specifico. Sono molto legato ad alcuni valori che forse si sono un po’ persi nel tempo, ma allo stesso modo ho una curiosità molto stimolante per le innovazioni (anche tecnologiche) che mi proietta sicuramente verso il futuro. Probabilmente tutto questo si riflette anche un po’ nel mio disco. La lezione del passato per me è sempre stata fondamentale. Permette di evitare di ripetere continuamente i medesimi errori e nello stesso tempo ci concede l’opportunità di crescere come individui. È il riscatto nel presente. L’anello di congiunzione tra ciò che è stato (e magari è andato storto) e ciò che potrebbe essere migliore.
Sì, forse è l’elemento tecnologico a proiettarti nel futuro mentre invece, indubbiamente, l’elemento più ancorato nel presente è rappresentato dai testi… da che cosa trai ispirazione per la tua scrittura?
I testi nascono fondamentalmente da una serie di flussi di coscienza. La musica mi serve invece per canalizzarli e vestirli nel modo più appropriato. L’ispirazione può quindi nascere da stati d’animo contingenti, da situazioni che ho vissuto o da riflessioni su diverse tematiche. In tutti i casi sono argomenti che mi appartengono profondamente e che in certi casi mi mettono completamente a nudo, ma non sono esclusivi e sicuramente ognuno potrebbe trovarci dentro anche un po’ di sé…
Ascoltando il disco si capisce infatti, grazie a questa apertura inclusiva, perché hai scelto proprio Cobain ma, vuoi svelare qualche altra curiosità ai nostri lettori?
Ho scoperto Cobain a un’età in cui forse non avevo ancora pienamente coscienza di come girasse il mondo, né tanto meno in quale direzione mi stesse portando. Però mi sentivo in qualche modo affascinato dalla coerenza, dall’ironia e dal coraggio con cui quella rockstar maledetta esprimeva le sue idee e il suo modo d’essere, a costo di trovarsi contro tutto e tutti. Certo non credo fosse un profeta, né tanto meno intendo mitizzarlo. Tuttavia mi rendo conto di quanto quella coerenza, quell’(auto)ironia e quel coraggio di autodeterminarsi in una società in cui ci si riesce ad identificare sempre meno, ad oggi siano atteggiamenti sempre più rari e preziosi.
E in questo ultimo progetto credo che si senta l’atteggiamento di cui parli ma prima di approdare a questo disco solista hai collaborato con tanti altri musicisti… poi però hai scelto questa strada. Pensi che questo sia il sound giusto per comunicare con le nuove generazioni? Era una tua esigenza personale sperimentare queste sonorità?
Non saprei dirti se sia questo il sound giusto per comunicare con le nuove generazioni. Sicuramente era più una mia esigenza personale. È vero, ho collaborato con molti musicisti e sempre in un contesto di “band”, in cui ognuno suona il suo strumento (o spesso i suoi strumenti) e si cerca di trovare insieme una quadratura ai brani con i mezzi che si hanno a disposizione (chitarre, bassi, percussioni, ecc) e che a volte possono diventare anche un vincolo.  Grazie all’elettronica i mondi che si aprono sono infiniti e anche l’approccio ad un brano è profondamente diverso. Non esistono più i limiti imposti da questo o quello strumento, le idee possono svilupparsi liberamente (e a volte anche imprevedibilmente) in ogni direzione e trovo tutto ciò estremamente stimolante per la creatività. Questo non vuol dire però che io abbia abbandonato gli strumenti più “tradizionali”, anzi… credo che un giusto amalgama di analogico e digitale riesca spesso a creare alchimie decisamente interessanti.
Questo amalgama riesci a portarlo anche dal vivo? L’ultimo live che ti ha visto protagonista è stato il 24 Agosto, in occasione di un contest presso l’IndiePendendenza Festival di Cassine (AL), che ha visto esibirsi, tra gli altri, Giorgieness, Le Capre a Sonagli e i Vallanzasca. Stai promuovendo il tuo disco in vari concerti e tante date… che impatto hai dal vivo con il pubblico? Che sensazioni si respirano? Vuoi ricordare qualche data importante?
Quando mi esibisco dal vivo cerco sempre di dare tutto me stesso immergendomi completamente nella mia musica e cercando di trasmettere le sensazioni nate insieme ai miei brani anche a chi mi sta di fronte. Per me è un momento catartico, pieno di suggestioni che mi piacerebbe valorizzare in futuro anche con delle proiezioni video durante i miei concerti, per dare ancor più profondità alle atmosfere che intendo ricreare. Al momento sto pianificando un piccolo tour tra Settembre e Dicembre.
Per salutarti vorrei farti un’ultima domanda anche se non so se è ancora presto per chiedertelo… hai già in mente nuovi progetti o collaborazioni?
In questo momento mi sto concentrando prevalentemente sulla preparazione e il perfezionamento dei live, ma qualche nuovo brano c’è, che pian piano sta prendendo forma e magari se ne potrà avere un’anteprima già ai miei prossimi concerti. Prossimamente non mi dispiacerebbe affatto realizzare anche qualche nuova collaborazione…E chi volesse rimanere aggiornato su questo e su tutte le novità future potrà farlo seguendomi sulla mia pagina Facebook (essererai), o Instagram (il.rai).
E a noi non resta che invitare i lettori a seguire il tuo consiglio…

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