Artura: “Drone” (2018) – di Marco Valerio Sciarra

Il ticchettante rotolare di una pallina da ping pong può creare incanto e, nello stesso tempo, lasciare nel suo torpore la gatta sorniona che la segue con lo sguardo. Può anche creare curiosità, perché nel suo incontrollato rotolare può rimbalzare in maniera attutita tra le copertine sulla libreria, o morbidamente atterrare sui cuscini disposti sul pavimento. Può spigolosamente urtare gli angoli metallici del tavolo di vetro o semplicemente scomparire dal raggio visivo. Solo allora la gatta può sentire l’impulso necessario a superare la sua posa da diva. Cercare di capire dove possa essere finita la pallina. Forse sotto il divano. Con la zampina cerca di arrivare a quella che sembra una piccola sfera bianca. Acuisce lo sguardo per vedere meglio… e sotto il divano si apre una finestra… su una piazza cittadina in cui un bambino riccio che, forse ha due anni o forse meno, insegue una pallina da ping pong. I genitori inseguono il bambino. Le auto sfrecciano veloci, poi a un certo punto sono costrette a rallentare… c’è un assembramento di gente, per l’inaugurazione di un bar sotto i portici e si beve gratis. Il bambino insegue il ticchettante rotolare della sua pallina tra le gambe dei consumatori e i bicchieri consumati. La pallina però sfugge al controllo e finisce in un tombino. Con la manina non arriva a prenderla e allora guarda meglio tra le grate e… dentro il tombino si apre una finestra… che proietta in scenari naturali, selvaggi e verdeggianti in cui i cavalli bivaccano in tutta serenità e i fiumi ghiacciati sfogano la loro potenza nel silenzio. Nessuna pallina da inseguire. La gatta Artura che, dà il nome al nuovo progetto de Il Cane (Matteo Dainese), può stare tranquilla. Dieci brani strumentali dal forte impatto elettronico ma con una base umana ben esaltata. Grazie al contributo di Tommaso Casasola e Cristiano Deison, gli strumenti sono egregiamente suonati dal vivo e poi riprogrammati, tra momenti sperimentali, rallentamenti del tempo come in Estranei o velocizzazione del ritmo come in Mona o Artengo (in cui si sente davvero il rimbalzo di una pallina da ping pong). “Drone” è il titolo dell’album, del tutto esplicativo sul fatto che la tecnologia ci può aiutare ad ampliare le prospettive e i punti di vista. A noi non resta che seguire il “Drone” nel suo ticchettante rotolare e farci trasportare nelle finestre spazio temporali che sa e può aprire.

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