Armand P. Schaubroeck: perdente… ma non tanto – di Pietro Previti

La Storia del Rock è fatta anche di perdenti o da chi, semplicemente, è arrivato in ritardo. Quella di Armand P. Schaubroeck, invece, è la storia di chi poteva arrivare tra i primi e bruciare i tempi. Se non ci fosse stato quel maledetto 21 Febbraio 1962. Quel giorno Armand viene incarcerato. Ha appena compiuto diciotto anni, ma al suo attivo ha già commesso diversi reati tra furti ed atti vandalici compiuti in compagnia del suo amico Daniel P. McCabe. A quell’epoca, Bob Dylan deve ancora pubblicare il suo primo, omonimo, long playing, che uscirà dopo neanche un mese, il 19 Marzo di quell’anno. Per il lavoro di debutto dei Beatles si dovrà attendere ancora di più. Please Please Me, infatti, vedrà la luce esattamente dodici mesi dopo, il 22 Marzo 1963Schaubroeck e McCabe rimangono detenuti in una prigione di massima sicurezza per diciotto mesi. Non in un riformatorio o destinati a una prigione per reati minori, per quanto gravi e per quanto compiuti da giovani delinquenti quali erano. Si ritrovano tra ergastolani ed assassini nella immaginabile realtà carceraria degli anni Sessanta. Pensate, quindi, se volete, alla dimensione di estrema pericolosità ed aberrazione che i due si trovarono ad affrontare. Terminata questa esperienza indubbiamente devastante, Schaubroeck già sul finire del 1963 reagisce: inizia per lui un percorso di redenzione grazie alla musica che lo porterà l’anno successivo a creare il gruppo Kack Klick ed a pubblicare il singolo Lord My Cell Is Cold“Oh Signore, la mia cella è gelida” grida Armand. Del resto, pochi mesi prima era ancora un recluso ad Elmira. Uno dei tanti. Precisamente il prigioniero numero 24145. A questa prima band ne segue un’altra,  The Churchmice, in compagnia dei fratelli Bruce (batteria) e Blaine (basso). Anche in questo caso riesce a pubblicare un singolo, il cui titolo non lascia adito a fraintendimenti. Se nella facciata A College Psychology On Love tratta dei turbamenti amorosi e ne suggerisce un trattamento specialistico, la B è una evidente affermazione di come si sentisse alienato ed abbandonato, tanto da gridare Babe, We’re Not Part Of Society. Entrambi i singoli sono in sintonia con i gusti e le mode del tempo. La sua proposta è grezzo e selvaggio garage-rock, ottenuto con una malata chitarra-grattugia ed ottusa sezione ritmica in sottofondo. Accantonata momentaneamente la carriera musicale, gli Schaubroecks decidono di dare una svolta alle loro vite. Partendo dalla loro passione, aprono un negozio specializzato nella vendita di chitarre. The House of Guitars darà loro soddisfazioni economiche e quella sicurezza che consentirà ad Armand di continuare a coltivare il suo sogno più grande. Per realizzarlo costruisce uno studio nel seminterrato del negozio, dove lui ed i fratelli hanno a disposizione il meglio degli strumenti del momento e possono provare senza limiti di tempo. Il punto, però, che si trovano a Irondequoit, sobborgo di Rochester nei pressi del Lago Ontario. Lo Stato è sempre quello di New York, ma i ragazzi si trovano nel nord-ovest più interno e distano più di cinque ore d’auto dalla Grande Mela. E’ evidente che gli Armand Schaubroeck Steals, come ora si fanno chiamare, da soli non possono farcela. Hanno bisogno di un contatto in quella città, un produttore o, insomma, un talent scout che li presenti ad una casa discografica disposta a puntare su di loro. Ad un certo punto arrivano al mitico produttore John Hammond (quello di Bob Dylan per intenderci) cui mandano un paio di provini. La cosa pare inizialmente andare in porto. Poi si ferma. Hammond in quei giorni sta seguendo il lancio di Mike Bloomfield e Taj Mahal. Ben altri calibri, insomma ma si sa, le strade del Rock sono anche oblique. Qualcuno farà ascoltare i nastri a Andy Warhol, che si dice interessato ad incontrare i ragazzi. Anche in questo caso non se ne farà niente. Valerie Solanas, un’artista ed attivista americana nel giro della Factory, spara ad Andy ad inizio Giugno del 1968Warhol si salva, anche se non si riprenderà mai completamente da quel tentato assassinio. Trascorrono pochi anni. Il negozio degli  Schaubroecks va sempre meglio ed è un punto di riferimento e d’incontro, non solo per i chitarristi di Rochester e dintorni. Armand si convince a fondare una propria etichetta discografica, la Mirror Records, la quale provvederà a produrgli il primo lavoro. Così, caso insolito se non unico nella Storia del Rock, il Nostro debutta a proprio nome nel 1972 con un album  addirittura triplo in quadrifonia. “A Lot Of People Would Like To See Armand Schaubroeck… DEAD” è un lavoro che alterna brani musicali a dialoghi, questi ultimi suddivisi per ventidue scene. Si tratta di un concept album che ripercorre le traumatiche vicende della detenzione da lui vissuta esattamente dieci anni prima. Armand utilizza i dialoghi per liberarsi da ricordi dolorosi: è la sua catarsi… e la musica la sua panacea. Sono testimonianze rese in prima persona, come se si confessasse, o tramite conversazioni con il partner criminale di un tempo, McCabe, che ricordano le vicissitudini e le atrocità della vita carceraria. Le tracce musicali seguono, invece, l’andamento rock di quegli anni. Non si discostano dalle atmosfere nuovayorkesi in voga in quel momento, a metà strada tra l’art rock ed il proto-punk. La stessa voce di Schaubroeck ci appare familiare, ricorda quella di Lou Reed. A tratti anche quella di Kim Fowley. La copertina dell’album non può passare inosservata. Rappresenta Armand sorridente, con un bel buco in fronte, il viso striato di sangue. Una cover ingenua e kitsch allo stesso tempo, per certi versi improponibile ma anche anticipatrice di certi atteggiamenti punk che arriveranno almeno con un lustro di ritardo. L’impatto di “A Lot Of People Would Like To See Armand Schaubroeck … DEAD” sul mercato discografico è poco significativo. Un triplo così strutturato è difficile da digerire, ammesso che la vicenda possa appassionare. Scarsi passaggi radiofonici, mentre il gruppo colleziona poche date dal vivo. Resta il dubbio che il lavoro avrebbe potuto avere una riuscita diversa, fosse uscito sul finire dei Sessanta con la supervisione di Warhol, ridotto nelle sue dimensioni e con una maggiore cura nei dialoghi. Chissà, magari se ne sarebbe potuta ricavare una rappresentazione teatrale, una rock opera che avrebbe potuto bruciare nei tempi altre divenute in seguito famose anche per le loro riduzioni cinematografiche. Fatto sta che a quel punto Armand ci prese gusto. Gli Armand Schaubroeck Steals pubblicheranno altri quattro vinili negli anni Settanta e, con il singolo Ratfucker del 1978, raggiungeranno il (relativo) picco di maggiore notorietà. Questo brano, tuttavia, rappresenterà anche il loro canto del cigno. Armand ed il fratello Bruce sciolgono la band per dedicarsi alle rispettive famiglie e al loro negozio che, proprio da alcuni mesi, ha superato i 50 anni di attività. “A Lot Of People Would Like To See Armand Schaubroeck … DEAD” attende ancora di essere ristampato.

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