Area: 1978 Gli Dei Se Ne Vanno, Gli Arrabbiati Restano! (1978) – di Fabrizio Medori

Gli Area sono universalmente riconosciuti come capiscuola di un genere che difficilmente riesce a stare dentro confini prestabiliti, spaziano attraverso linguaggi differenti, RockJazz, Etnico e Avanguardia, sono dotati di enorme talento e grande fantasia, sono molto apprezzati in tutta Europa, hanno contatti con i più grandi esponenti della musica contemporanea, compreso John Cage. Non riescono, però, ad andare oltre il piccolo segmento di pubblico che li adora e che pretende da loro qualità e impegno politico, a volte in maniera intransigente. Le cose intorno a loro stanno cambiando e, senza grosse entrate economiche è difficile gestire una “macchina” complessa e costosa. “1978 Gli Dei Se Ne Vanno, Gli Arrabbiati Restano” è il primo disco dopo la fine della collaborazione con il loro storico produttore, il geniale Gianni Sassi e, soprattutto, dopo l’uscita dal gruppo del chitarrista Paolo Tofani. La nuova etichetta discografica si chiama Ascolto, fa parte del gruppo CGD ed è nata da un’idea di Caterina Caselli. I numerosi e importanti cambiamenti mutano la direzione artistica del gruppo che, pur rimanendo fedele all’impegno politico di sempre, fa un considerevole passo verso la fruibilità, pur rimanendo un classico esempio di quella che, all’epoca, era catalogata come musica “impegnata”, termine che era inteso esclusivamente in contrapposizione a “commerciale”. Gli Area, in fondo, continuano la ricerca sperimentale attraverso i progetti solisti, ma in gruppo cercano un compromesso, una strada per portare il loro talento ad un pubblico più vasto e meno elitario, rimanendo sempre ad un livello artistico difficilmente avvicinabile da nessun artista, almeno in Italia. La casa discografica, all’epoca, fece grandi investimenti per la promozione del disco e gli Area parteciparono addirittura ad alcune trasmissioni televisive, che aumentarono la loro visibilità, anche se poi tutti gli sforzi vennero vanificati dalla malattia ed in seguito dalla prematura (a volte le frasi fatte descrivono perfettamente la realtà) scomparsa nel giugno del 1979, a 34 anni, del cantante del gruppo, Demetrio Stratos. Nonostante qualche eccesso di sovrapproduzione, presente un po’ in tutto il lavoro, tutta la tavolozza sonora degli Area viene fuori in maniera armoniosa ed equilibrata e, anche a distanza di qualche decennio, gli arrangiamenti mantengono freschezza e modernità. Insieme al consueto mix di differenti influenze stilistiche, dal Jazz al Rock, dalla musica Etnica a quella Contemporanea, gli Area sono perfettamente calati nel loro tempo e hanno preso piena coscienza di quello che succede nella musica della loro epoca, tanto da aver assimilato i nuovi linguaggi della Fusion e delle avanguardie di tutto il mondo. Il disco si apre con Il Bandito Del Deserto, brano che mette subito in chiaro il legame con la ricerca musicale del gruppo che, fin dagli inizi, focalizza il suo interesse nel bacino del Mediterraneo, utilizzando al meglio i suoni che i componenti hanno a disposizione, incastrando alla perfezione la voce in un tessuto fatto di basso, tastiere, mandola, batteria, pianoforte e fiati. Interno Con Figure E Luci si basa su un semplice disegno melodico dal sapore mediorientale, sul quale si innestano le improvvisazioni di Stratos, di Capiozzo, di Fariselli, prima con il piano e poi con il synth e, infine, di Tavolazzi, per poi concludere con il tema iniziale. Return From Workuta è una splendida concessione alla vena sperimentale di Stratos che accompagna la sua voce con i sintetizzatori, ai quali si sostituisce, sulla coda, il contrabbasso di Ares Tavolazzi. Il quarto brano è Guardati Dal Mese Vicini All’Aprile!, splendida interpretazione dei nuovi canoni stilistici dettati dall’avanguardia della Fusion, splendido dialogo iniziale di piano, batteria e contrabbasso ed ingresso di voce e chitarra da brividi, con finale nel quale il piano, suonato da Demetrio Stratos, giganteggia, avvicinandosi al Free Jazz. Il primo lato del disco si chiude con un capolavoro di Canzone, con le sue influenze Etniche, Pop e Jazz ed il suo testo carico di lucida follia… Hommage à Violette Noizières è il più sfacciato tentativo degli Area di avvicinare il loro linguaggio artistico ad un pubblico un po’ più numeroso: esperimento molto fortunato dal punto di vista artistico, molto meno da quello commerciale. Il lato B dell’Lp si apre con Ici On Dance, sovrapposizione di voci in apertura ed un micidiale riff di Patrizio Fariselli al synth, poi ancora un testo nel quale si fa riferimento alla Rivoluzione Francese ed infine le improvvisazioni vocali di Stratos. Si passa ora a Acrostico In Memoria Di Laio, con il piano che esplora le armonie del Prog ed il synth che si lancia in un solo Jazz Rock e poi un lungo testo recitato-cantato da Stratos. La batteria di Giulio Capiozzo apre lo strumentale F.F.F. (Festa, Farina e Forca) che, come la locuzione latina “Panem Et Circenses”, sta a indicare gli strumenti a disposizione del potere per controllare le masse. “1978” si chiude con Vodka Cola, nella quale il gruppo cerca di mettere gli ascoltatori in guardia dall’alleanza sotterranea tra la finanza americana e il potere sovietico, in un turbinio di suoni che all’epoca erano l’avanguardia e che ancora oggi ci affascinano per la loro attualità, oltre che per la loro bellezza.

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