Archie Shepp: “Four For Trane” (1964) – di Ubaldo Scifo

E’ proprio John Coltrane che convince Bob Thiele a produrre l’album di Archie Shepp, “Four For Trane” che viene pubblicato dalla Impulse! nel 1964. L’album contiene cinque  tracce, di cui quattro sono di Coltrane (da qui il motivo del titolo) e solo una di Shepp. In particolare tre sono tratte da “Giant Steps”(1960) ed una da “Coltrane Plays the Blues” (1962) entrambi pubblicati dalla Atlantic Records. Nell’album suonano due esponenti del New York Art QuartetRoswell Rudd (trombone),  John Tchicai (sassofono alto), poi  Charles Moffett  alla  batteria (ex trio di Ornette Coleman), Alan Shorter al flicorno e Reggie Workman già  bassista di Coltrane ed ancora per un paio d’anni successivi. Archie Shepp suona il sax tenore e si occupa degli arrangiamenti insieme a Roswell Rudd. Ha precedentemente suonato insieme a Cecil Taylor, talentuoso pianista d’avanguardia, registrando con lui, a partire dal 1960, alcuni album. Registra il suo primo disco, “Archie Shepp – Bill Dixon Quartet“ (Savoy 1962), nel frattempo conosce “Trane”, instaurando  un rapporto di stima reciproca e affettuosa amicizia e, successivamente, collaborando con lui in “A Love Supreme” (1965), dove registra una parte (che non sarà inserita nella edizione ufficiale), e poi suonando interamente in “New Thing a Newport” (1965) e “Ascension” (1966)… tutti con l’etichetta Impulse! Archie  Shepp non nasconde il  gusto per gli arrangiamenti: si avvertono le influenze  ellingtoniane, il Jazz degli anni 30-40, analogamente ad altri esponenti della new thing, che facevano riferimento al Jazz tradizionale prima del be-bop o addirittura alla musica popolare come Albert Ayler che, partendo da un gospel, una marcetta o una danza,  arrivava ad una completa trasfigurazione della melodia; o Sun Ra, la cui musica subiva l’influenza di Fats Waller e Duke Ellington. Shepp, pur avendo rinunciato alla forma compositiva classica del chorus ed alla presenza del pianoforte per  avere una maggiore libertà nella fase improvvisativa, costruisce, dal punto di vista compositivo, una  base solida sotto le sue evoluzioni solistiche, tanto che potremmo definire il suo un “free Jazz” ben strutturatoCosì, ascoltando Syeeda’s song flute, Mr. Syms (un blues micidiale, basato sulla linea armonica di Summertime), Cousin Mary e Rufus (scritta da Shepp e più ispirata alla musica di Ornette  Coleman), si nota che sono costituite da tre parti: il tema iniziale, una ampia parte centrale occupata dall’improvvisazione, e la conclusione costituita dal tema di partenza. Questa tripartizione gli consente di esporre in maniera rispettosa le note di Coltrane e, nello stesso tempo, di riservare alle parti solistiche tutto il tempo necessario. In Naima racconta la musica, procedendo per pannelli, per scene in una visione teatrale. Si perde, rispetto alla ballad originale, la struttura ma anche l’atmosfera intima di una canzone d’amore, la dolcezza che produce l’assolo di Eric Dolphy nella versione live rintracciabile nell’album “John Coltrane Live in Stockholm 1961” (Charly 1961), che rimane un capolavoro. Tuttavia, in questa nuova veste, molto più dilatata nel tempo, la ricchezza degli arrangiamenti nelle parti suonate dai fiati, (a volte ricorda Orange Was the Color of Her Dress Then Blue Silk di Charles Mingus, nella versione del 1964 con Dolphy e Johnny Coles alla tromba) ma anche gli interventi solisti, rendono suggestivo ed emozionante l’ascolto.

Tracks: 1. Syeeda’s Song Flute 8:30. 2. Mr. Syms 7:41. 3. Cousin Mary 7:14.
4. Naima 7:09. 5. Rufus (Swung His Face At Last To The Wind, Then His Neck Snapped)  6:24 (Archie Shepp).
Musicians: Archie Shepp: sassofono tenore. Charles Moffett: batteria.

Roswell Rudd: trombone. Alan Shorter: flicorno. John Tchicai: sassofono alto.
Reggie Workman: contrabbasso.

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