Arca Progjet: ”Arca Progjet” (2018) – di Luca Paoli

Il panorama progressive Italiano continua a regalarci opere di spessore che rinverdiscono con suoni ed arrangiamenti attuali il glorioso Progressive rock degli anni 70. Ci occupiamo del debutto discografico “Arca Progjet” degli Arca Progjet, band formata dagli esperti Alex Jorio (già con gli Elektradrive fin dai primi anni 80) alla batteria, da Gregorio Verdun al basso e coadiuvati da Sergio Toya alla voce, Carlo Maccaferri alla chitarra e Filippo Dagasso alle tastiere e programmazioni. L’album, inoltre, vanta ospiti d’eccezione come Mauro Pagani (PFM, Fabrizio De Andrè e mille altri)  Gigi Venegoni e Arturo Vitale (Arti e Mestieri). L’album ci presenta un indovinato menù a base di Progressive, Hard Rock e Pop con testi molto interessanti e cantati in italiano. Un suono maturo e vario che deriva dalle passioni musicali e dall’esperienza dei componenti della band. Il progetto è costruito su dieci brani più una bonus track ed è stato prodotto da Filippo Dagasso e Arca Progjet. Si parte per questo fantastico viaggio col primo brano, Arca, dedicata a John Wetton e che ci ricorda che “le civiltà sono in pericolo ma un Arca c’è per venire con me”. Ottimo l’arrangiamento con le tastiere molto presenti e un ottimo assolo di sax soprano del maestro Arturo Vitale, a tingere di Jazz il brano. Segue Meta’ Morfosi, sempre con la melodia in primo piano, il canto convincente di Sergio Toya ed il bell’assolo di chitarra elettrica di Carlo Maccaferri, seguito da quello del synth di Filippo Dagasso. In Required fa capolino l’elettronica, molto suggestiva, con un ritmo quasi Black e con un’apertura melodica di sicuro fascino. Il viaggio prosegue con Battito d’ali, e un notevole intervento di flauto suonato da Matteo Morelli. Sulla verticale si apre con un’introduzione di tastiere ad opera di Massimo Meaglia e si sviluppa con un sound più articolato tipico del Progressive nostrano. Introduzione marziale per Neanderthal che poi sfocia in un altro brano molto progressivo e ci ricorda che l’uomo di Neanderthal ha avuto un destino segnato… ”su un pianeta che un bel dì lo rifiutò”. Con un ritmo incalzante e con innesti Hard Rock ci ascoltiamo Cielo Nero, impreziosito dal violino di Mauro Pagani. Delta Randevouz potrebbe essere benissimo il singolo dell’album con il suo sound che, a tratti ci trasporta negli anni 80 senza sforzo. Basso elettrico e batteria in grande spolvero per Un Inverno, con la chitarra solista del maestro Gigi Venegoni che impreziosisce questo notevole strumentale. Pozzanghere Di Cielo ci ricorda che “siam granelli di polvere privi di identità”… sempre con un ottima prestazione vocale di Sergio Toya e la band che alterna umori Hard Rock a momenti più melodici ma sempre con il buon gusto nell’intrecciare suoni ed umori diversi. Chiude questo splendido esordio Aqua, con la bella chitarra di Carlo Maccaferri e la voce di Sergio Toya, per una chiusura contaminata di umori vari. In conclusione un’ottima prova che ci conduce in un viaggio pieno di ottima musica magistralmente suonata ed arrangiata. Pogressive con uno spiccato senso per la melodia ma senza dimenticare i cambi di tempo, le progressioni e le fughe tipiche del genere. Assolutamente consigliato a chi frequenta la musica di qualità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.