Antonio “Rigo” Righetti: “Schiavoni Blues” (2017) – di Gabriele Peritore

Tutti conosciamo Antonio Rigo Righetti come musicista, perché con il suo basso elettrico ha attraversato gran parte della storia del Rock italiano dagli anni ottanta ad oggi, senza sosta, senza stancarsi mai. Recentissima è, infatti, la sua ultima uscita discografica dal titolo “Cash Machine” che lo vede in gran forma e che abbiamo avuto modo di recensire su Magazzini Inesistenti da pochissimi giorni. Avevamo chiuso il pezzo dicendo che il suo album si prestava alla perfezione come colonna sonora ideale per il libro “Schiavoni Blues” che lo vede, invece, in una veste in cui, forse, ancora in pochi lo conoscono,: quella di autore letterario. Una bella sorpresa “Schiavoni Blues”, da gustarsi per la fine dell’anno e da portarsi dietro per l’anno nuovo e quelli a venire. Lo stesso autore ne parla come di un romanzo di formazione. Infatti Antonio parte da un punto di vista privilegiato: il Bar Schiavoni, piccolo centro nevralgico della Modena degli anni settanta, di proprietà del padre. Ancora giovanissimo, un po’ per dovere un po’ per piacere, è costretto a passare i suoi pomeriggi in quello speciale osservatorio umano. Grazie alla varietà esuberante dei frequentatori abituali, ma anche di quelli casuali, riesce a tratteggiare un ritratto denso e vivo della sua città e di quel periodo storico, in un continuo parallelo con quella di oggi. Ovviamente, nel cambio, quella attuale ci ha perso tanto… ma è così per ogni cosa. Noi misuriamo il tempo in maniera circolare, mentre in realtà tutto scorre, tutto si deteriora, tutto si trasforma anche sotto i nostri occhi, come si trasformano i nostri occhi stessi. Questo discorso vale a maggior ragione per un periodo storico come il decennio dei settanta pieno zeppo di cambiamenti sociopolitici. Antonio Righetti, per esperienza personale, si concentra sul suo microcosmo: la Modena contadina, il mercato e il bar a ridosso, la Modena lavoratrice, la Modena rampante, la larga diffusione delle auto, del telefono, della TV, del cambio generazionale, del consumismo e del comunismo, nel senso del comunismo nostrano, a volte fatto in casa, a volte ossessivo. Questo microcosmo modenese può tranquillamente essere proiettato nel macrocosmo Italia… quella farraginosa delle province, che erano il vero motore propulsivo del Paese, mentre le grandi città si fiondavano sul finto benessere degli anni ottanta dopo gli scontri politici. A fare da tessuto connettivo del libro è l’omaggio alla figura del padre Guido, barista, barman, gestore illuminato in grado di destreggiarsi alla grande in questi anni difficili e da svolgere esemplarmente il suo ruolo di punto di riferimento. Tra le righe i ricordi di Antonio che si dipanano nel corso dei capitoli. La sua visione dei clienti che, in qualche modo, forma la sua visione globale della vita, i suoi primi lavori, la prima volta che ha ascoltato la musica che segnerà la sua intera esistenza. Attraverso il libro si percepisce fortemente il monito dell’autore a tenere conto del proprio vissuto, perché ogni individuo è frutto del contesto che lo ha formato. Questo concetto, però, non può fornire un alibi per chicchessia; soprattutto per un giovane qualsiasi, nell’età adolescenziale, che può non avere le idee chiare su cosa vuole per la propria vita, ma che può identificare molto lucidamente quello che non vuole, come è successo proprio al nostro Antonio. Tutti sappiamo cosa è diventato Rigo in seguito, e questo libro, scritto con sensibilità e qualità da elegante narratore, ci fornisce qualche scorrevole elemento per tuffarsi con piacere in un passato che può essere il passato di tutti.

Antonio Righetti (Rigo): “Schiavoni Blues” (Edizioni ArteStampa 2017)

http://www.magazzininesistenti.it/rigo-cash-machine-new-model-label-2017-di-capitan-delirio/

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