Antonia Chiara Scardicchio e Andrea Prandin: “Parole Disarmate” (2017) – di Lucia Gargano

Un’esperienza inconsueta, così potrei definire la lettura di questo insolito e variegato libro-taccuino “Parole Disarmate – Ricerche estetiche, didattiche narrative” dalla forma piccola, compatta, ma dal contenuto arioso, ampio che si muove all’interno di una particolare riflessione sulle parole, in qualche modo fragili, ma anche ricchissime di potenzialità; e “zigzagando” tra citazioni filosofiche, scientifiche e poetiche, conduce là dove non avresti mai immaginato di avventurarti: al limite estremo del linguaggio, dove l’espressione diventa creazione, sfiorando anche l’incomprensibile… è la dimensione vertiginosa del poeta che si lancia in funambolici giochi di parole… l’ebbrezza dell’innamorato nella sua danza balbettante e a volte anche silenziosa di parole emozionate… è “un libro innamorato delle parole”, scrive Laura Formenti nel suo rituale di presentazione per propiziarne la buona lettura. Sospeso tra pedagogia, immaginazione, scienza e poesia“Parole Disarmate”  è  un libro destinato a chi “lavora con le parole e con esse si affanna e si affama” e ne sperimenta “il limite estremo  e […] le estreme potenzialità”. In educazione, formazione e cura delle persone, le parole sono estremamente importanti. Il modo in cui raccontiamo noi stessi influenza la nostra vita. Come formule magiche le parole possono offrire possibilità di ri-scrittura, di ri-narrazione, ribaltando la prospettiva dalla quale guardiamo alle cose e al mondo. Lo sanno bene gli autori del libro, Chiara Scardicchio e Andrea Prandin, due “filosofi dell’educazione”, “esperti di parole”, che nel loro lavoro quotidiano con bambini, adolescenti, adulti, famiglie, cercano di prendersi cura degli altri, curando le parole con cui le persone si raccontano e costruiscono i loro mondi. “Evanescenti e potenti, parole come cose ed eventi, parole come vuoti e nullità. Epifanie ed insieme oscurità, sono tutto quello che possiamo. E, contemporaneamente tutto quello che non possiamo”. Arrendersi all’evidenza che a volte le parole non bastano e che non sempre tutto può essere spiegato in modo chiaro, non vuol dire rinunciare ad esprimersi, ma aprirsi a nuove possibilità di espressione.“Accogliere forme analogiche, abduzioni, immagini e ibridazioni, forme poetiche della parola nella comunicazione scientifica ed in quella quotidiana – che così non divaga ma si amplifica -”. Andare oltre sensi unici, trovando le vie d’uscita per avventurarsi in una comunicazione possibile, aperta e creativa. È questo l’andamento della lettura, il flusso tracciato dal desiderio e dalla necessità di disarmare il linguaggio professionale della cura. “Dis-armarlo per ri-amarlo […]” attraverso “un’attività estetica e generativa di manomissione delle parole”, entrando, così, nella dimensione del gioco. Nella seconda parte del libro si mette mano alle parole sia con la pratica dei neologismi sincratici, detti anche “parole-baule”, create dall’unione di altre due parole (un po’ come fa Humpty Dumpty, l’uovo parlante, di Alice, quella delle Meraviglie!); sia con i giochi di parole e capitomboli o parole inscenate, in cui la scrittura si fa teatro con la voce e con il corpo. Giochi in cui le parole non si mettono in mostra, ma si perdono per trovarne altre, nuove e diverse, “Chi gioca con le parole manomesse si mette nella disposizione della ricerca”, recuperando la dimensione “oso” delle parole (esplicito riferimento all’albo illustrato “Oso” di Peter Raynolds). Sorprende il rimando alla letteratura per l’infanzia, in un testo che ambisce anche ad essere accademico. Scrive Chiara Scardicchio: “Ho cercato e trovato forme analogiche della complessità in incredibili non accademici posti. Scienza e pensiero di livello superiore mascherati, per esempio, da letteratura o albi apparentemente solo per l’infanzia” dove le parole sono suoni e disegni dei pensieri. Ecco spiegato il perché delle “opere di una illustratrice per l’infanzia”Monica Zani – tra le pagine del libro, “[…] non sono pausa nella meditazione, ristoro o decorazione, ma parola in altra forma”. Infine, ad impreziosire il libro “alcune storie tascabili di parole volanti”: poesie o frammenti, sparpagliati, di poesia in cui la parola si fa respiro del pensiero… e da qui il volo forse è possibile! Sconfinamenti, rimandi e legami con linguaggi “altri” rendono il libro attraente e sempre in bilico tra ricerche ed esperienze estetiche. Un libro che si assume il peso e anche la gioia, di aprire una nuova ed altrettanto insolita collana editoriale delle Edizioni del Rosone dal nome SQUI-LIBRI: piccola collana di estetica pedagogica che nasce dal “desiderio di portare sulla scena della scienza la logica della bellezza e dell’infraordinario”, “per comporre scientifico ed estetico in  pedagogia”. Un libro da leggere e rileggere per farlo proprio. “un libro che suona come libero […] un libero da fare, da praticare” per godere dell’influenza benefica e magica delle parole, scoprire un modo nuovo e creativo di procedere nella vita, maneggiando con cura le definizioni  e “[…] sopra ogni cosa ridere” di “quello che non si sa;” e “quello che non si riesce a dire”. Forse, chissà, almeno si spera e così funambolando si va…

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