Anniversario tragico – di Ginevra Ianni

24 agosto 2016, alle 3,36 (ora di macabre memorie per gli aquilani) un terremoto di magnitudo 6.2 (qualcuno dice che si tennero i dati ufficiali sotto il 6 per non impattare con una legge del governo Monti che stabiliva che oltre quella soglia il danno l’avrebbe dovuto pagare lo stato per intero) sconquassa tutto il centro Italia. E’ una catastrofe che si abbatte su una miriade di piccoli centri urbani, quelli che non salgono mai agli onori delle cronache ma costituiscono il reale tessuto della nazione. Amatrice, Accumoli, Norcia, Arquata, Pescara del Tronto ed un’altra sfilza di nomi e luoghi semisconosciuti ai più, cadono giù come birilli, sfarinati dalle scosse. I dati sono sconfortanti: 299 morti, danni incalcolabili al territorio. Più veloce degli stessi soccorsi la macchina mediatica si mette subito in movimento e fornisce in diretta tutti i dati della tragedia: paesi interi rasi al suolo, sfollati, morti e feriti. Le telecamere rimandano impietose lo sgomento dei superstiti dai cui occhi  traspare la paura di ciò che è stato e l’incertezza per il domani, almeno per chi è sopravvissuto ed un domani ancora ce l’ha. L’Italia guarda attonita e rivive un incubo di distruzione e morte che si sperava non si ripetesse più. Chi ci è già passato prima guarda e piange due volte: perché sa cosa stanno passando i sopravvissuti e perché sa già cosa li aspetta. 27 agosto 2016, si celebrano i funerali delle vittime alla presenza dello Stato. Il premier Renzi annuncia: “non vi lasceremo soli”. Per fortuna. Adesso c’è davvero bisogno delle Istituzioni. I luoghi coinvolti non hanno grandi dimensioni ma sono molti e antichi. Settembre, ottobrenovembre. Per il giorno dei morti il Presidente della Repubblica visita i terremotati e anch’egli ripete: “non vi lasceremo soli”. Speriamo, l’inverno è alle porte e, puntualmente, infatti arriva. Chi vive in Appennino lo sa che quando giungono neve e freddo non si fermano solo per un giorno o una settimana ma, nascosti in angoli bui di gelo e ombra di giornate sempre più brevi, stazionano lì per mesi interi. E’ sempre più difficile restare in un rifugio provvisorio come una tenda ma si aspetta fiduciosi. Qualcuno non può aspettare e per scaldarsi e sopravvivere si costruisce alla meno peggio una casina di legno ma puntuale arriva la denuncia per abusivismo edilizio: fermi tutti, qui non si tocca niente, neanche le macerie che da agosto sono sempre lì, immobili sotto la neve. Dicembre, arrivano le prime casette di legno: a Norcia non bastano per tutti, si va a sorteggio in attesa che dopo ben quattro mesi ne arrivino delle altre. Gennaio 2017, ad Amatrice con il nuovo anno arrivano anche qui, dopo cinque mesi, 25 casette per 31 famiglie e anche qui deciderà la sorte. In attesa di tempi migliori. I mesi continuano a snocciolarsi come grani di un rosario di passione per i terremotati e arriva primavera e poi di nuovo l’estate, torrida con temperature altissime. E’sempre più difficile restare a vivere in tenda. Sui cumuli di macerie intatte l’erba spuntata a primavera si è seccata al solleone. La terra continua il suo giro intorno al sole e siamo quasi ad un anno. Più o meno. Perché prima che il periodo si compia ad Ischia la terra trema ancora e per una scossa di magnitudo 4.0 si sfarinano case, si evacua un ospedale, 2 morti, 42 feriti e 2600 sfollati. Che accadrà? Nessuno può dirlo… ma intanto il tempo continua a scorrere: 24 agosto 2016 – 24 agosto 2017. L’anno solare ha compiuto il suo corso ma la ricostruzione ancora latita, dispersa nei meandri di una burocrazia tentacolare ed infinita. Tuttavia per far si che qualcosa ancora si muova, per ricordare ai terremotati che lo Stato non li ha lasciati soli arriva l’esercito e comincia a rimuovere le macerie. Dopo un anno. Dopo un inverno nevoso e freddissimo sotto le tende o ricoveri di fortuna. Dopo un’estate torrida e secca senza l’ombra di un muro nuovo sotto cui trovare riparo. Dopo aver seppellito 299 morti innocenti (più i due recenti). Dopo le reiterate assicurazioni che lo Stato c’è. Lo Stato c’è. Per fortuna. Certe volte sarebbe meglio esser lasciati soli (che in cattiva compagnia). 

Nota bene: la ricostruzione post sisma è un meccanismo poderoso e complesso in cui interagiscono molteplici forze politiche, amministrativeeconomiche, volontarie e finanziarie. Non è facile far dialogare istituzioni che per loro natura sono state concepite in perfetta autonomia senza interferire l’una con l’altra: regioni, comuni, province (cancellate a parole) e governo centrale fanno confluire tutte le loro risorse in un unico sforzo comune di ricostruire un territorio ferito. Nessuno lo contesta e nessuno recrimina ma se questo atto corale, univoco, si disperde in milioni di rivoli burocratici e paradossi insolubili ove ogni organismo finisce per fare da doppione o da contenitore ermetico… tutta questa fatica è destinata a fallire miseramente. Forse qualcuno penserà che questo è qualunquismo… certo ma la gente che ha perso tutto ha il sacrosanto diritto di non percepire la ricostruzione come una inutile farsa. Infierire sugli ultimi non vale.

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