Annie Lennox: “Why” (1992) – di Cinzia Pagliara

“How many times do I have to try to tell you that I’m sorry for the things I’ve done…” Le sembrava di essersi scusata sempre, senza mai capire perché dovesse farlo. In qualche modo era chiaro che fosse giusto così. Poi aveva cominciato a sognare di dire no o, semplicemente, non dire nulla. Sapeva tanto di libertà quel no silenzioso e nascosto ma presente ormai nella sua testa. Era iniziato un percorso immginario di fuga. Chissà, forse era iniziato quel giorno che si era nascosta dietro un divano nella ridicola speranza di non essere trovata; ma non era una bambina, aveva trent’anni e come scusa del suo patetico tentativo di fuga inventò la ricerca del gancetto dell’orecchino. Nessuno si accorse che i suoi orecchini erano senza ganci, nessuno si accorgeva mai di lei. Non in particolare. Lei c’era come dato di fatto. Così era riemersa da dietro il divano, senza gancetto, ovviamente, ma nel frattempo la questione era già stata dimenticata. Quel gesto assurdo era già normale, anzi: non era già più. 
“Tell me why…tell me why…”
Forse era implicito in tutti: quei quadrifogli disegnati negli angoli delle pagine di quaderni e agende, quadrifogli costruiti componendo cuori o in tutte le parole sottolineate nei romanzi letti con avidità o nei silenzi che le dilaniavano il cervello e nella fame bulimica di parole. “Tell me why…” Non lo sapeva, no, quando era iniziato, ma quella sera le era sembrato semplicemente abbastanza ed era uscita senza far rumore, senza lasciare un biglietto, senza portar via niente, perché non serve niente, quando è semplicemente abbastanza. Serve andare. La spiaggia era deserta: ottobre è un buon mese se si cerca la solitudine. La sabbia era già fredda, il sole pronto al tramonto, di quella bellezza che i poeti amano e che gli innamorati usano, per dimenticarla il giorno dopo. Era un cielo perfetto. Per cosa? Si chiedeva come in una seduta di psicoterapia… per andar via. Per andare. “This is the book I never read.. Si tolse i jeans scoloriti, these are the words I never said… la maglietta bianca dei Pink Floyd, this is the path I’ll never tread…” le scarpe da ginnastica e i calzini con i fiorithese are the dreams I’ll dream instead”.
Che strano, non aveva freddo, era come prima di un abbraccio, quando il cuore batte forte e tutto il resto non si sente: né il vento, né la pioggia. Nemmeno la paura. Il mare le abbracciò le caviglie, poi salì lungo i polpacci e più su fino alle cosce che rabbrividirono, ma lei non smise di camminare. Ora il mare le stringeva la vita, come nelle scene dei baci dei film in bianco e nero ed era sottile la sua vita, così sottile… era una metafora. Le sue vite erano sottili, impercettibili quasi. Fragili che se le stringevi un po’ facevano male. Ma il mare abbracciava stretto, e le toglieva il fiato. Perché è così: manca il fiato negli abbracci. Eppure sono ossigeno. Via, via, bisognava andare via. Se ne sarebbero accorti? Le sembrava, a volte, di essere invisibile… l’avrebbero cercata? Si sarebbero chiesti “perché”?
“And this is how I feel,do you know how I feel?” Le mancava il respiro. Quante volte aveva sentito quel senso di soffocamento in gola salire lento, sicuro, spavaldo. Un’onda le fece perdere l’equilibrio e si girò verso la spiaggia, cambiando orizzonte. Vide il mucchietto dei suoi abiti. Le sue scarpe. La sua borsa piena di tutto. Il mare la spingeva indietro, verso la riva. Verso la notte. Tornò indietro, il fiato non correva più. La paura era andata via, nonostante il buio. Bisognava andar via, ma non era quello il modo. Via. Camminò sulla riva, ballò guardando il cielo… non erano forse già andare via quella sabbia nel buio e quelle impronte libere che inventavano passi? Così seguì quei passi, chissà dove portavano. In fondo bastava soltanto che fosse un altrove rispetto “all’abbastanza”. Sarebbe stata altrove, sarebbe stata altro. Senza doversi più nascondere dietro un divano o dentro un quadrifoglio “…’couse I don’t think you know how I feel,you don’t know what I feel”. Via.

How many times do I have to try to tell you / That I’m sorry for the things I’ve done
But when I start to try to tell you / That’s when you have to tell me
Hey… this kind of trouble’s only just begun / I tell myself too many times
Why don’t you ever learn to keep your big mouth shut / That’s why it hurts so bad to hear the words
That keep on falling from your mouth / Falling from your mouth / Falling from your mouth
Tell me… / Why / Why / I may be mad / I may be blind / I may be viciously unkind
But I can still read what you’re thinking / And I’ve heard is said too many times
That you’d be better off / Besides… / Why can’t you see this boat is sinking
(this boat is sinking this boat is sinking)
Let’s go down to the water’s edge / And we can cast away those doubts
Some things are better left unsaid / But they still turn me inside out
Turning inside out turning inside out / Tell me… / Why / Tell me… / Why

This is the book I never read / These are the words I never said
This is the path I’ll never tread / These are the dreams I’ll dream instead
This is the joy that’s seldom spread / These are the tears…
The tears we shed / This is the fear / This is the dread
These are the contents of my head / And these are the years that we have spent
And this is what they represent / And this is how I feel
Do you know how I feel? / ‘cause i don’t think you know how I feel
I don’t think you know what I feel / I don’t think you know what I feel
You don’t know what I feel.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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