Annavera Viva: “Chimere” (2015) di Gabriele Peritore

Scorrendo le pagine del romanzo “Chimere” di Annavera Viva, per Homo Scrivens, vengono in mente le note di Napule è, il toccante e malinconico brano di Pino Daniele; in particolar modo nel passaggio poetico in cui descrive la sua città: “Napule è na’ carta sporca/ E nisciuno se ne importa/ E ognuno aspetta a’ sciorta Napule è na’ camminata/ NT’ e viche miezo all’ate/ Napule è tutto nu suonno/ E a’ sape tutto o’ munno/ Ma nun sanno a’ verità.” Pochi versi accorati che immergono immediatamente nell’atmosfera fatalista, vulcanica e pigra nello stesso tempo, della città partenopea, in cui regnano sovrane le contraddizioni estreme. Campo di battaglia in cui talvolta si scontrano la politica e la camorra, e molto più frequentemente, invece, s’incontrano, per collusioni e connivenze che portano a loschi affari e ancor più loschi profitti. La fede allegra non aspetta nemmeno la notte per tramutarsi in peccato. Il sole, il mare, con la loro luce, la paura con le sue tenebre. I grandi viali radiosi e i labirintici vicoli brulicanti. Dinamiche che si amplificano a dismisura in un microcosmo come quello del rione La Sanità, dove vivono i due fratelli, Don Raffaele e Don Peppino. Prete il primo e boss della malavita il secondo. Il quartiere popolare sembra non comunicare con il resto della città, come un’isola circondata dal mare. Quello che accade al suo interno vive e si consuma solo in quello spazio limitato. Padre Raffaele dovrebbe indagare la spiritualità delle anime dei fedeli della sua parrocchia, ma il crescente distacco dai valori della Chiesa da parte dei giovani e l’ingombrante presenza del fratello, che gli desta non poche preoccupazioni e logoranti rimorsi di coscienza, lo portano a dedicare il suo tempo ad altre passioni, ad indagare sì, ma a causa di un fatto criminoso avvenuto nei suoi luoghi natii. Grazie al fondamentale contributo della sua fedele perpetua, Assuntina, riesce a venire a conoscenza di alcuni elementi di rilievo riguardo all’omicidio di Brunella, un celebre transessuale, iscritto all’anagrafe sotto il nome di Antonio Capasso. Indizio dopo indizio entra, in punta di piedi, nel mondo della sessualità trasversale, i cui protagonisti vivono da reietti ed emarginati di giorno e da ambite prede durante i rondò notturni, da parte dei cacciatori maschi, segretamente attratti dalla loro doppia natura, maschile e femminile insieme, con una predilezione più spinta per la componente maschile. Con la delicatezza e l’intuito che lo contraddistinguono, Padre Raffaele conosce i particolari intimi della vittima. Analizza le imperscrutabili tracce che la stessa sfortunata Brunella ha lasciato: le frequentazioni con uomini politici di spicco, le amicizie acquisite nel tempo tra le sue consorelle, colleghe leali e a volte rivali, le amicizie d’infanzia, perse e poi ritrovate, gli episodi più formativi della sua adolescenza, l’inseguimento delle chimere, che forse sono sogni, forse sono ossessioni mostruose; Chimere sono loro stesse nel loro mondo, di inquietanti travestimenti, appariscente e duale. All’interno di questa cerchia, dalle relazioni morbose e dai sentimenti estremi, l’arguto prete individuerà il colpevole, consegnandolo alla giustizia terrena, che è tutt’altra cosa rispetto a quella divina.

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