Angelina Yershova: “CosmoTengri” (2019) – di Marco Valerio Sciarra

Eravamo legati alla terra. C’è stato un tempo in cui l’infinita piccolezza dell’essere umano lo costringeva a comportarsi con rispetto nei riguardi della natura. Perché la nostra Grande Madre in armonia con il Cielo, sapeva accoglierci, sapeva nutrirci e sapeva curarci. Custodiva i segreti per il nostro vivere in equilibrio con la natura e, quando questo equilibrio era totale, ti regalava la possibilità di entrare nell’immensità del grande spirito celeste. In Kazakistan, il paese di origine della musicista Angelina Yershova, Tengri è l’Eterno Cielo Blu e “CosmoTengri” è il progetto discografico che intende riportare questa tradizione nel nostro tempo. Angelina Yershova ha una rigida formazione classica ma nonostante le dure esercitazioni sul pianoforte durante il periodo della prima giovinezza, non ha proseguito la strada in questo genere musicale. La svolta per la sua carriera avviene nel momento in cui scopre l’elettronica che, grazie alla sintesi digitale, le permette di tradurre in partitura le sue idee, anche quelle più complesse. Così succede anche in quest’ultimo disco. La sua attenzione per tutti gli aspetti creativi le impone di scrivere la partitura per ogni singolo strumento, da lei stessa creato e diretto. “CosmoTengri” è il suo modo di unire il passato e il presente, partendo dalla cultura del suo Paese legata alla tradizione sciamanica, per attualizzarla e portarla ancora oltre, anche nel futuro. Possiamo definirlo un concept album sulla trasformazione interiore e con uno specifico impegno a salvaguardia della natura, come ci ricorda il video realizzato insieme alla pittrice Saltanat Tashimova. Non ci ricordiamo più della nostra terra, qualsiasi sia la nostra terra, siamo immersi nell’indifferenza, ci stanno rubando la natura senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Serve qualcosa che ci ricordi chi siamo, che ci spinga ad andare contro questo meccanismo devastante. Abbiamo dimenticato le nostre radici, siamo in continuo movimento, ma questa sensazione di non avere confini crea sradicamento e inevitabile crisi. Esiste un rito di guarigione. Quello che permette di trovare il centro, l’equilibrio interiore che fa arrivare alla conoscenza più profonda della verità e aiuta il processo di guarigione. Connette con la natura, connette l’io con il mondo, trasmettendo un senso di pienezza. Come quella che prova un uccello in volo. Libero da ogni cosa, felice di essere in volo e poter sentire la freschezza del vento e la carezza del sole. Consapevole di questa libertà. Anche quando arriva la notte e l’occhio di Tengri ti guarda. Il buio entra nel tuo cuore ma ormai non ti spaventa più. Perché ormai sei in sintonia con le tenebre. Sei il buio, sei la notte, sei le stelle. Quando finalmente ti trovi sulla cima di Khan Tengri, la montagna più alta, ti sembra di essere piccolo, insignificante, sembra che la maestosità della natura ti possa schiacciare con la sua purezza disarmante… ma non è così. Dopo aver conquistato la cima non hai più bisogno di fuggire, puoi affrontare tutte le paure e andare in fondo all’abisso del cielo, laddove ci sono tutte le risposte e, sei completamente incantato dalla bellezza dell’ignoto. Adesso sei in sintonia con la montagna, non hai più domande, non ti serve protezione anzi sei tu a proteggerla. Non esistono limiti, non sono mai esistiti nella dimensione estatica. Dove l’ego non ha più battiti. Si sente soltanto il battito dell’universo e balli sulle onde cosmiche cavalcando la “pulsazione giusta”.

Tracklist: 1. Korgau. 2. Tumbleweed. 3. Kamlanie. 4. Jelsiz Jel.
5. Cosmotengri. 6. Khan Tengri. 7. Ecstatic Dance.

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